Mitologia classica - U

Ufente

Principe italico alleato di Turno e avversario di Enea.
Trovò la morte in battaglia, mentre quattro dei suoi figli, presi prigionieri dall'eroe troiano, furono sacrificati all'anima di Pallante.

Ulisse

Figlio di Laerte e di Anticlea (per altri, di Sisifo che violentò la donna prima delle nozze), e re di Itaca. Interessante analizzare il significato del suo nome.
Precisiamo subito che il nome Ulisse non è che il risultato di una cattiva pronuncia del nome originale dell'eroe, ossia Odysseys, Odisseo. Partendo da questo, possiamo ottenere due possibili etimologie che lo rendono un "nome parlante": la prima si ricollega al verbo odyresthai, ossia "lamentarsi". La seconda al verbo odyssomai, che significa "essere odiato". Quale che sia l'interpretazione etimologica esatta, entrambi i significati calzerebbero a pennello per questo eroe che ha molto sofferto e che è stato molto odiato.
Anche il nome latino Ulisse, del resto, parla: significa "lo zoppo", facendo riferimento alla ferita alla gamba che si era procurato contro un cinghiale e grazie alla quale la vecchia Euriclea lo riconosce.
Tra tutti gli eroi greci, Ulisse era per antonomasia il più astuto, il più scaltro e il più eloquente. Non gli mancava certo il coraggio, ma senz'altro le caratteristiche che lo differenziavano rispetto ai vari Achille, Eracle e Giasone sono proprio quelle.
La sua epopea è stata sublimamente narrata da Omero nell'Odissea, ma questa tratta del ritorno a casa di Ulisse, e non di ciò che precedeva questo viaggio. Ecco, quindi, in breve ciò che successe prima.
Anche Ulisse era tra i pretendenti di Elena. Visto il gran numero di principi che ambivano alla sua mano, e rendendosi conto che le possibilità di spuntarla erano minime, suggerì a Tindaro di estrarre a sorte lo sposo per la figlia, e in cambio di questo suggerimento ottenne la mano di un'altra principessa, Penelope.
Ma come tutti gli altri dovette promettere di difendere i due sposi, chiunque fosse il marito prescelto. E questa promessa fu la causa di tutti i suoi guai.
Ulisse aveva sposato Penelope e da lei aveva appena avuto il suo primo figlio, Telemaco, quando Menelao cominciò a radunare i principi che si erano impegnati nel giuramento, per preparare la spedizione contro Troia.
Ulisse, non avendo la minima voglia di impegnarsi nell'impresa, tentò di sottrarvisi fingendosi pazzo, ma venne smascherato da Palamede. Mentre fingeva di arare la sabbia, l'altro poggiò sulla sua strada il figlioletto Telemaco. Se Ulisse fosse stato davvero pazzo, l'avrebbe travolto col suo aratro. Ovviamente l'eroe dovette fermarsi, e il suo inganno fallì.
Venne a questo punto inviato a convocare Achille, la cui presenza era indispensabile per vincere la guerra. Stavolta fu Ulisse a smascherare la trama dell'altro eroe, che si era travestito da donna per nascondersi.
Giunse a Troia con dodici navi, e nella guerra si distinse per numerose imprese, spesso a fianco del compagno Diomede. Assieme a lui, ad esempio, rubò il Palladio e uccise Reso, impadronendosi dei suoi cavalli, mentre con Neottolemo convinse Filottete - che lui stesso aveva abbandonato a Lemno - a tornare a combattere per loro, visto che un oracolo aveva predetto che senza di lui non avrebbero potuto vincere. Ma soprattutto fu lui, aiutato dalla dea Atena, a concepire l'idea che mise fine al conflitto, ossia quella del cavallo di legno.
Dopo la morte di Achille ottenne le armi dell'eroe, provocando la rabbia e la pazzia di Aiace, che poi si diede la morte. Infine riuscì a vendicarsi di Palamede, che l'aveva costretto a partire per la guerra, accusandolo di tradimento e facendolo condannare a morte.
Arriviamo quindi alla narrazione del suo ritorno a casa. La sua prima avventura avvenne in Tracia, ad Ismaro, dove il dio Poseidone lo fece giungere in seguito ad una tempesta per vendicare la morte di Palamede, che era suo nipote. I rapporti tra Ulisse e il dio, dunque, si fanno tesi sin dall'inizio.
I greci saccheggiarono la città e risparmiarono solo Marone, sacerdote di Apollo, ma vennero poi costretti alla fuga dopo l'arrivo dei Ciconi, gli abitanti della regione alleati dei Troiani.
Sempre a causa di tempeste, Ulisse e le sue navi finirono prima presso i Lotofagi, uomini che si cibavano dei fiori di loto, che erano in grado di cancellare la volontà e la memoria, poi presso l'isola dei Ciclopi. Qui Ulisse e alcuni dei suoi uomini rimasero prigionieri di Polifemo, figlio di Poseidone, che aveva l'intenzione di cibarsi di loro. Grazie alla sua astuzia, però, l'eroe riuscì a trovare l'unico modo per salvare la sua vita e quella dei compagni: accecò prima il ciclope e poi, nascondendosi sotto alle pecore che costui pasceva, riuscì ad uscire dalla caverna dove erano prigionieri.
Ma questo ulteriore sgarbo verso il dio dei mari lo irritò ulteriormente e, accogliendo la richiesta del disperato figlio cieco, Poseidone si impegnò a ostacolare in tutti i modi il rientro ad Itaca dell'eroe.
La tappa successiva di Ulisse fu l'isola dove viveva Eolo assieme ai suoi figli. Il dio dei venti lo accolse con benevolenza, e gli fece dono dell'otre dei venti: esso teneva prigionieri tutti i venti che avrebbero deviato la nave di Ulisse dalla rotta verso casa.
Ulisse proibì ai suoi uomini di aprire l'otre, e guidò lui stesso la nave fino a che Itaca non si cominciò a vedere all'orizzonte. Ma, approfittando di un colpo di sonno dell'eroe, i marinai aprirono l'otre scatenando una tempesta che riportò le navi da dove erano partite, e cioè all'isola di Eolo.
Il dio si rifiutò di aiutarlo di nuovo, e così Ulisse riprese il mare e si ritrovò a fronteggiare l'ennesimo pericolo rappresentato dai Lestrigoni, giganti antropofagi che riuscirono ad abbattere tutte le navi greche tranne quella su cui stava Ulisse. Scampati a questa minaccia, i marinai achei giunsero sull'isola di Eeta, abitata dalla maga Circe.
Diversamente dai suoi compagni, Ulisse riuscì a vanificare le magie della donna, che tramutava gli uomini in animali, e questo grazie all'intervento divino di Hermes. Ulisse rimase presso la maga per un anno, lasciandola incinta di un suo figlio, Telegono. Quando Ulisse manifestò il desiderio di ripartire, Circe lo aiutò a scendere negli Inferi per mettersi in contatto con Tiresia, il famoso indovino. Costui gli rivelò dell'odio che Poseidone nutriva per lui e gli predisse il ritorno in patria, ma a costo delle vite dei suoi uomini.
Oltre a Tiresia, Ulisse incontrò anche altre ombre da lui conosciute, tra cui quella di Achille, di Agamennone e di sua madre, morta nel frattempo.
Ripreso il mare, Ulisse e compagni superarono indenni l'ostacolo delle Sirene e poi, giunti all'altezza dello Stretto di Messina, scelsero di affrontare il pericolo di Scilla, mostro dalle nove teste, evitando quello di Cariddi, un vortice che risucchiava tutto.
Approdarono poi sull'isola delle Vacche del Sole, a causa di una bonaccia che non permetteva di riprendere il mare. Il tempo non cambiava e le scorte di cibo cominciarono a scarseggiare, tanto che i marinai cominciarono ad adocchiare le pasciute vacche sacre che pascolavano vicino a loro. Ulisse li mise in guardia, vietando loro di cibarsi di quelle carni, perchè si sarebbero attirati addosso l'ira del dio Helios. Ma, approfittando della sua assenza, gli altri non lo ascoltarono.
Alcuni vennero immediatamente fulminati da Zeus, altri persero la vita durante una tempesta, in seguito alla quale solo Ulisse sopravvisse, naufragando sull'isola di Ogigia, sede della ninfa Calipso. Costei, innamoratasi di Ulisse, lo curò e lo trattenne presso di sè per sette anni. Nonostante la bellezza della sua salvatrice e le sue promesse di vita eterna e eterna giovinezza, però, Ulisse non pensava che a tornare a casa. Atena, allora, la sua dea protettrice, riuscì a intercedere per lui presso Zeus, che inviò come messaggerò Hermes ad obbligare Calipso di lasciare andare Ulisse.
Ripreso il mare con una zattera, l'eroe fece naufragio di nuovo, finendo stavolta nella terra dei Feaci. Qui, ritrovato dalla giovane principessa Nausicaa, venne accolto alla corte di re Alcinoo, che - dopo essersi fatto raccontare le sue vicende - decise di aiutarlo a tornare a Itaca.
Rimesso piede sulla sua isola, Ulisse venne informato da Atena della situazione: i giovani principi, chiamati Proci, avevano invaso la sua reggia, sperperando per anni le sue ricchezze e costringendo la sua fedele sposa Penelope a scegliere uno di loro come nuovo marito e re.
Trasformato dalla dea in un vecchio mendicante, quindi, Ulisse cominciò a elaborare un piano per riappropriarsi di ciò che era suo e di vendicarsi dei Proci. Grazie all'aiuto del porcaro Eumeo, del mandriano Filezio e del figlio Telemaco riesce a mettere in atto il suo piano, uccidendo tutti i Proci e tutti i servi che lo avevano tradito, facendosi solo alla fine riconoscere anche dalla moglie Penelope.
Con la pace tra Ulisse e i parenti dei Proci uccisi si chiude l'Odissea, ma le gesta dell'eroe non finiscono qui.
Rimaneva da conciliare l'attrito tra lui e Poseidone. Per farlo, Ulisse si recò presso i Tesproti, e qui venen perdonato dal dio.
Riguardo alla morte di Ulisse ci sono versioni diversi. Alcuni sostengono che, in seguito ad un oracolo che gli predisse la morte per mano del figlio, abdicò in favore di Telemaco e si ritirò nei boschi, dove venne ucciso dall'altro suo figlio, Telegono, avuto da Circe, senza essere da lui riconosciuto.
Per altri, Ulisse, giunto tra i Tesproti, si unì alla regina Callidice, ed ebbe da lei Polipete. Ma alla morte del figlio, tornò ad Itaca.
Altri ancora sostengono che si sposò con la figlia di Toante, e che con lei generò Leontofono.
Dante, nell'Inferno, ha dato un'ulteriore versione della morte di Ulisse: dopo aver attraversato le Colonne d'Ercole, la sua nave fu affondata da Dio, incollerito per la sua tracotanza nell'aver superato il limite consentito agli uomini e aver visto la montagna del Purgatorio.

Ultio

Divinità italica della vendetta, figlia dell'Etere e della Terra.

Ultore

Epiteto di Giove e di Marte che significava "Vendicatore".
A Roma esisteva un tempio dedicato a Marte Ultore, nel Foro di Augusto. Venne infatti dedicato dall'imperatore al dio quale vendicatore di Giulio Cesare.

Ultrici

Di significato analogo a Ultore, era epiteto delle Furie.

Umbrone

Sacerdote degli italici Marsi e alleato di Turno, venne ucciso da Enea.

Uni

Antica divinità etrusca che venne identificata con Giunone dai Romani. Anticamente costituiva una triade con Minerva e Tinia.

Unxia

Oltre che ad essere il nome di una divinità minore romana che presiedeva all'uso degli unguenti e dei profumi, era anche un epiteto di Giunone.

Urago

Epiteto di Plutone.

Urania

Vedi Muse.

Urano

Figlio della sola Gea e primo re dell'universo, personificava il cielo che, tramite la pioggia, feconda la terra.
Era il più antico degli dei e, unendosi alla madre, generò i Ciclopi (Arge, Sterope, Bronte), gli Ecatonchiri (Briareo, Gie, Cotto) e i Titani.
Tuttavia, ogni volta che uno dei suoi figli vedeva la luce, Urano lo ricacciava nelle profondità della Terra incatenandolo nel Tartaro, per timore di venire spodestato.
Gea, allora, convise i Titani (ad eccezione di Oceano) guidati da Crono a punire il padre. Con una falce fornitagli dalla madre, Crono evirò Urano e gettò il suo membro in mare.
Dal sangue della ferita ebbero origine i Giganti, le Erinni e le ninfe Meliadi.
I suoi genitali, invece, secondo alcune versioni fecondarono le acque e generarono la dea Afrodite.

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Fiabe e Favole
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Mitologia Orientale (attiva la sezione di Mitologia Giapponese)
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Timeless Myths
Women in Greek Mythology


Bibliografia

L. BRUIT-ZAIDMAN, P. SCHMITT PANTEL, La religione greca, Roma-Bari 1992.
W. BURKERT, La religione greca di epoca arcaica e classica, Milano 2002.
A.M. CARASSITI, Dizionario di Mitologia Classica, Roma 1996.
P. GRIMAL, Enciclopedia della Mitologia, Milano 2004.
K. KERÉNYI, Religione Antica, Milano 2001.
J. SCHEID, La religione a Roma, Roma-Bari 1983.
M. VEGETTI (a cura di), L'esperienza religiosa antica, in Introduzione alle culture antiche, III, Torino 1992.



Opere consigliate

Le edizioni di riferimento sono, ovviamente, puramente indicative.
(PS.) APOLLODORO, La biblioteca, Milano 1995.
APOLLONIO RODIO, Argonautiche, Milano 2007.
ARISTOFANE, Le Rane, Milano 1998.
ESCHILO, Tutte le tragedie, Roma 1991.
ESIODO, Le opere e i giorni, Milano 2006.
ESIODO, Teogonia, Milano 1984.
EURIPIDE, Tutte le tragedie, vol. I e II, Roma 1997, 1991.
NONNO DI PANOPOLI, Le Dionisiache, vol. 1-3, Milano 2003.
OMERO, Iliade, Torino 1950 e 1990.
(PS.) OMERO, Inni omerici, Milano 1996.
OMERO, Odissea, Milano 1991.
OVIDIO, Le Eroidi, Milano 2006.
OVIDIO, Le metamorfosi, Milano 2007.
SOFOCLE, Tutte le tragedie, Roma 1971, 1991.
VIRGILIO, Eneide, Milano 2007.




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