Mitologia classica - T
Talia
La "fiorente" era la Musa della commedia e della poesia giocosa.
Talo
Efesto donò a Minosse questo Talo, un gigante di bronzo che era invulnerabile, a parte una vena che lo attraversava e che finiva nel tallone, dove era tappata da un chiodo per fermare l'uscita del sangue.
Il compito di Talo era quella di fare il guardiano di Creta: doveva controllarla girandovi attorno tre volte al giorno, e doveva uccidere qualsiasi straniero in modo orribile: dopo essersi arroventato su un fuoco, provvedeva a stringerlo tra le braccia, stritolandolo e bruciandolo.
Talo è un personaggio che si ritrova nel ciclo degli Argonauti: quando questi cercarono di approdare a Creta, Talo gettò contro di loro delle pietre, ma Medea con la sua magia riuscì a vanificare l'attacco e a ritorcerlo contro lo stesso gigante, riuscendo a colpirlo proprio nella sua vena.
Altre versioni sostengono che, invece, Medea sarebbe riuscita a convincere Talo a togliersi il chiodo che frenava il suo sangue, facendolo morire dissanguato.
Tamiri
Tamiri era un cantore trace, figlio di una ninfa, Argiope, e di un nipote di Apollo, Filammone. Fu allievo di Lino e, assieme ad Orfeo, fu iniziatore della musica e della poesia. Viene considerato da alcuni addirittura il maestro di Omero.
Di lui si racconta che, però, aveva un pessimo carattere: era arrogante e superbo, e per questo si mise in testa di gareggiare con le Muse. Queste accettarono la sfida, ma solo a patto che se avessero vinto lo avrebbero privato di ciò che volevano.
Inutile dire come si concluse la sfida: per la loro vittoria, le Muse pretesero la vista di Tamiri e la sua capacità di cantare.
Altre versioni sostengono che la punizione delle Muse sia giunta su istigazione di Apollo, geloso dell'amore che Tamiri provava per Giacinto.
Ad ogni modo, il mito finisce con Tamiri che, cieco e muto, spezza la sua lira e la getta nel fiume Balira.
Tantalo
Figlio di Zeus e della pleiade Taigete, Tantalo era il re della Lidia (per altri, della Frigia). Fu marito di Dione, e fu padre di moltissimi figli, tra i quali sono da citare Pelope, Brotea e Niobe.
Tantalo fu un personaggio che si macchiò di numerose colpe: rapì Ganimede, rubò l'ambrosia e il nettare dall'Olimpo per distribuirlo ai suoi sudditi, e soprattutto l'uccisione del figlio Pelope, servito poi come cibo agli dei per mettere alla prova la loro onniscienza. Per questo motivo, quando morì fu condannato ad un supplizio celeberrimo: immerso nell'acqua e con rami carichi di frutti che pendevano sul suo capo, era condannato a non poter né bere né mangiare. Infatti, se provava ad allungare la mano verso la frutta, i rami si ritiravano fuori dalla sua portata, e se provava a chinarsi e a bere, l'acqua calava di livello fino a lasciarlo a bocca asciutta.
Tarpeia
Si trattava di una giovane patrizia romana che si era innamorata del re dei Sabini Tazio. In nome di questo amore, Tarpeia (o Tarpea) rivelò al nemico un sentiero per arrivare al Campidoglio. Sperava che, grazie a questo, Tazio la avrebbe sposata, ma il re la sfruttò senza mantenere la sua parola, e anzi la uccise gettandola da una rupe.
Quella rupe, che poi venne denominata proprio Tarpeia, è tutt'oggi sita sul Campidoglio e da essa, un tempo, venivano gettati i traditori della patria.
Tartaro
Esiodo parla di Tartaro come di uno degli elementi primordiali dell'universo, che si staccò autonomamente dal caos e che andò a formare la regione più profonda dell'Ade, dove finivano le anime dei malvagi.
E' proprio nel Tartaro che, nel mito, le divinità rinchiusero i loro peggiori nemici: Zeus vi confinò i Titani e coloro che si erano macchiati di atroci delitti (Ciclopi, Danaidi, Issione, Sisifo, Tantalo).
Solo in un secondo tempo il termine venne utilizzato come sinonimo generico per "inferi".
Lo si immaginava come circondato da tre gironi di mura e da un fiume, il Flegetonte. Si diceva inoltre che fosse custodito dagli Ecatonchiri.
Secondo il mito, Tartaro fu anche padre di alcuni mostri, come Tifone, e dei Giganti primordiali.
Tazio, Tito
Re dei sabini, era originario della città di Curi. Era al potere quando i Romani rapirono le Sabine, e per questo dichiarò loro guerra. Grazie al tradimento di Tarpeia (vedi) riuscì a raggiungere il Campidoglio, ma la guerra si risolse con una conciliazione grazie alla mediazione delle stesse Sabine rapite.
Si decise dunque che Tazio e Romolo avrebbero regnato assieme su Roma per alcuni anni. In seguito Tazio morì, forse ucciso da alcuni Laurentini che volevano vendicare la morte dei loro figli, uccisi dai Sabini. Romolo, allora, lo celebrò con degni funerali e poi regnò su Roma da solo.
Telchini
Si trattava di demoni della zona di Rodi, che si dicevano essere figli del Mare o del Sole. Originariamente erano divinità positive, ma col tempo divennero geni malefici.
Si credeva che avessero fondato a Rodi le città di Kamiro, Ialiso e Lindo, e che poi si fossero spostati a Creta, dove Rea affidò loro Poseidone e li incaricò di educarlo.
Erano considerati i primi lavoratori dei metalli, e i primi a scolpire le statue per gli dei: a loro si attribuiva la costruzione del tridente di Poseidone e della falce di Crono.
Si pensava anche che avessero poteri magici e profetici, e che potessero trasformarsi: le loro forme più comuni erano quelle di uomini con la coda di pesce o con zampe palmate, o come serpenti.
La loro morte era attribuita a Zeus (o ad Apollo) come punizione per aver reso sterile Rodi bagnandola con le acque dello Stige.
Teleboante
Era uno dei cinquanta figli di Licaone, ed era anch'egli arrogante ed empio.
Zeus, un giorno, decise di mettere alla prova lui e i suoi fratelli, e si presentò loro come un poverello, chiedendo ospitalità. Teleboante e gli altri, allora, lo resero partecipe di un banchetto dove venne servita la carne di un bambino, ucciso da loro, mescolata a quella di una vittima sacrificale.
Zeus, disgustato, li punì fulminando Licaone e tutti i suoi figli, tranne Nittimo, il più giovane, che venne salvato da Gea.
Telefo
Figlio di Eracle e di Auge, sacerdotessa di Atena e figlia di Aleo. Per paura del padre, Auge aveva nascosto il bambino nel tempio della dea. Ma di lì a poco la terra si inaridì e diventò sterile, e questo segnale di collera divina spinse Aleo a indagare. Così scoprì il nipote, e lo espose sul monte Partenio.
Il bambino venne nutrito da una cerva (proprio dalla parola cerva, "élaphos", deriva il suo nome) e poi fu trovato da alcuni pastori arcadi.
Telefo, una volta cresciuto, consultò l'oracolo per sapere chi fosse sua madre, e quello gli rispose di recarsi nella Misia. Infatti Auge, che era stata punita dal padre con la schiavitù, nel frattempo era stata riscattata e sposata da Teutrante, re della Misia.
Ricongiuntosi con lei, Telefo venne adottato dal patrigno, che lo nominò anche erede al trono. Si sposò con una delle figlie di Priamo, Astioche.
Durante la guerra di Troia, alcuni Greci finirono per errore in Misia, e Telefo ne uccise molti, ma in questa occasione venne anche ferito da Achille. Ora, l'arma che Achille aveva usato era tale che le ferite che procurava potevano essere guarite solo con la ruggine della stessa arma. Così Telefo si recò al campo greco per farsi curare dallo stesso Achille, che acconsentì perché un oracolo aveva detto che Troia sarebbe caduta solo con l'aiuto di un eraclide.
Ma riguardo a questo punto, le versioni non concordano: per alcuni Telefo riuscì a farsi curare solo dopo aver rapito il piccolo Oreste e ricattando dunque Agamennone. Per altri ancora, Achille pregò Chirone di guarirlo.
Ad ogni modo, in cambio della guarigione Telefo guidò la flotta greca fino a Troia.
Telegono
Figlio nato dall'unione di Ulisse e Circe. Quando fu abbastanza grande, sua madre lo mandò alla ricerca di suo padre. Telegono sbarcò a Itaca, senza sapere dove fosse, e depredò l'isola per sfamare i suoi uomini. Ulisse, assieme a Telemaco, gli si oppose, ma venne ucciso da Telegono, che non lo aveva riconosciuto. Tiresia aveva predetto che Ulisse sarebbe morto a causa del mare, e infatti la sua profezia si compì: a dare la morte all'eroe, infatti, fu l'arma di Telegono, che era stata costruita con l'aculeo di una razza.
Per espiare il parricidio, Atena gli ordinò di portare il corpo del padre da Circe, scortato da Penelope e Telemaco. Poi sposò la vedova di suo padre, e dalle loro nozze nacque Italo, che fondò Preneste e Tuscolo e che diede il suo nome all'Italia.
Telemaco
Figlio di Ulisse e Penelope, non vide il padre per lungo tempo, perché nato proprio a ridosso della guerra di Troia. A quindici anni, stanco della situazione che i proci avevano creato ad Itaca, partì alla ricerca di notizie su suo padre. Si recò a Pilo, da Nestore, e poi a Sparta da Menelao.
Di ritorno a Itaca, fu uno dei primi a cui l'eroe, tornato nel frattempo, decise di rivelarsi. Lo aiutò nello sterminio dei Proci e nella riappropiazione dell'isola.
Si dice che, dopo la morte di Ulisse, sposò Circe e da lei ebbe un figlio, Latino.
Secondo altre versioni, sposò la sorellastra Cassifone, che Ulisse aveva avuto da Circe. Ma, visto che Telemaco aveva ucciso la madre, Cassifone si vendicò uccidendo lui.
Secondo altri ancora, la sposa di Telemaco sarebbe stata Nausicaa o Policaste, da cui ebbe Ptoliporto.
Temeno
Era un eraclide, figlio di Aristomaco e pronipote di Illo, figlio di Eracle e Deianira. Aveva due fratelli, Cresfonte e Aristodemo. Con costoro partì alla conquista del Peloponneso.
La conquista, però, fu lunga e tormentata, perché gli dei ce l'avevano con gli eraclidi per via dell'uccisione del poeta e profeta Carno. Fu solo dopo tre generazioni che Temeno - assieme ai suoi nipoti - riuscì nell'impresa.
Nella spartizione del regno (avvenuta per sorteggio), Temeno ottenne Argo.
Temi
Figlia di Urano e di Gea, era una Titanide. Fu la prima moglie di Zeus, e gli diede le tre Ore, le Moire, le Esperidi e Astrea. Eschilo dice che fu anche madre di Prometeo.
Temi era la personificazione delle leggi eterne e naturali dell'universo. Prima che nascesse Apollo, l'oracolo di Delfi era suo.
Fu lei a suggerire a Deucalione e Pirra come ripopolare la terra dopo il diluvio, e fu sempre lei - tramite Prometeo - a persuadere Zeus a non sposare Teti, convincendolo che il figlio che ne sarebbe nato sarebbe stato superiore al padre.
La si raffigurava con una benda sugli occhi e una spada o una bilancia in mano.
Tersicore
"Colei che gode delle danze" era la Musa della danza e della lirica corale.
Tersite
Tersite è un personaggio del mito che comprende tutta una serie di comportamenti vili e gretti.
Partecipò alla guerra di Troia e dileggiò Agamennone e Achille durante la loro famosa lite. Era così odioso che anche Ulisse perse la testa e lo colpì con uno scettro.
Fu un entusiasta sostenitore dell'idea di togliere l'assedio alla città quando Agamennone, per mettere alla prova il valore dei soldati, la propose. Infine, quando Achille pianse sul bellissimo corpo dell'amazzone Pentesilea, che aveva dovuto uccidere, lo prese in giro. Per tutta risposta, l'eroe lo uccise con un pugno.
Teseo
Figlio di Egeo, re di Atene, e di Etra, figlia di Pitteo che era il re di Trezene. Dopo Eracle fu il più celebre eroe della Grecia, e nel territorio dell'Attica fu perfino ritenuto superiore all'altro.
Non si sapeva bene di chi fosse figlio: sua madre, infatti, era stata sedotta sia da Egeo, al tempo ospite a Trezene, sia da Poseidone. Il dio concesse al re la paternità del bambino, ma chiaramente è facile pensare che la popolazione abbia comunque voluto lasciare un'ombra di dubbio su una sua possibile origine divina.
Egeo, comunque, se ne andò dicendo ad Etra di mandargli il figlio quando fosse stato in grado di sollevare un macigno sotto il quale aveva nascosto una spada e dei sandali.
Che il piccolo fosse già sulla buona strada per diventare un eroe, lo si vede presto. A sette anni incontra Eracle, in visita a Trezene. L'eroe stanco gettò su una sedia la pelle del Leone Nemeo che si portava dietro, causando lo spavento di tutti i bambini tranne che di Teseo, che invece tentò di colpirla.
A sedici anni il ragazzo fu in grado di sollevare il masso di cui parlava Egeo, e si mise dunque in viaggio per Atene. Durante questo viaggio dovette superare una serie di dure prove, come l'uccisione dei briganti Perifete, Sini, Cercione, Scirone e Procuste, uccidendoli con gli stessi mezzi con i quali loro ammazzavano i viandanti ignari.
Uccise anche la feroce scrofa Fea, figlia di Tifone e Echidna, che era diventata una piaga per gli abitanti di Crommione.
Ad Atene, intanto, Egeo aveva sposato Medea, e da lei aveva avuto un figlio, Medo. Quando Teseo si presentò alla reggia, la maga capì subito chi fosse, e capì anche che avrebbe potuto usurpare il trono di suo figlio, per cui convinse il marito (che non l'aveva riconosciuto) a mandarlo contro il Toro di Maratona.
Teseo, però, tornò vincitore anche da quell'impresa. Medea allora tentò di avvelenarlo, ma Egeo riconobbe a quel punto la spada che lui stesso aveva nascosto sotto il masso e, abbracciandolo, gli fece cadere di mano la coppa fatale.
Teseo divenne prima erede al trono e poi signore della città.
Il suo nome è legato in particolar modo al mito del Minotauro: in quegli anni, infatti, gli Ateniesi dovevano pagare un terribile tributo al re Minosse. Sette fanciulli e sette fanciulle dovevano essere sacrificati alla fame immonda del mostro ogni anno.
Per mettere fine a quella pratica crudele, Teseo insistette per partire assieme alle vittime designate. Prima di partire, Egeo gli raccomandò di ricordarsi di issare vele bianche al suo ritorno, se tutto fosse andato bene. Se invece avesse trovato la morte nel Labirinto di Cnosso, allora la nave che avrebbe dovuto tornare ad Atene avrebbe dovuto avere vele nere.
Teseo partì e, grazie al provvidenziale aiuto dell'innamorata Arianna, riuscì a uccidere il mostro e a portare fuori gli Ateniesi dal Labirinto. Poi partì dall'isola di Creta, portando con sé anche Arianna, ma abbandonandola presso l'isola di Nasso.
Nella foga della fuga, però, Teseo si dimenticò della raccomandazione del padre, e giunse ad Atene con le vele nere. Egeo, che scrutava l'orizzonte, vedendole pensò che il figlio fosse morto, e si gettò nel mare che da lui prese quel nome.
Divenuto re, Teseo attuò molte riforme sagge e civili, e fu in generale visto come un personaggio pacificatore e riportatore dell'ordine: lui, ad esempio, interviene per dare degna sepoltura agli argivi caduti a Tebe ai quali i tebani negavano gli onori funebri, lui ospitò l'esiliato Edipo.
Accanto ad Eracle, combatté alcune battaglie molto significative, come quella contro le Amazzoni. Come premio per la vittoria ottenne la loro regina, Ippolita, da cui ebbe un figlio, Ippolito. Dopo la morte della prima moglie, si risposò con Fedra, sorella di Arianna, da cui ebbe Acamante e Demofonte. Secondo alcune versioni, Ippolito venne mandato a Trezene da Pitteo per diventare re di quel regno. Secondo altre, il ragazzo morì a causa dell'amore verso di lui della matrigna Fedra.
Teseo partecipò anche alla spedizione degli Argonauti e alla caccia al Cinghiale Calidonio, nonché alla lotta tra Lapiti e Centauri e al rapimento di Elena bambina.
Assieme all'amico Piritoo scese negli Inferi per liberare Persefone, ma Ade li fermò e li tenne prigionieri su due sedie infernali da cui non erano in grado di alzarsi (le sedie dell'oblio). Solo quattro anni dopo Eracle riuscì a liberarlo.
Tornato in patria, Teseo la trovò occupata da Menesteo, e scoprì che i Dioscuri avevano invaso l'Attica. Non avendo ottenuto l'aiuto dei suoi sudditi, Teseo si ritirò in esilio volontario a Sciro, presso il re Licomede, ma questi lo uccise a tradimento gettandolo da una rupe (per alcuni, perché Teseo aveva tentato di sedurre sua figlia).
In seguito i suoi figli riconquistarono il trono di Atene e dedicarono a lui l'ottavo giorno di ogni mese.
Teti
Titanide, dunque figlia di Urano e Gea, il suo nome significa "la feconda". Si sposò con il fratello Oceanoe fu madre di tutti i fiumi, delle ninfe Oceanine, di Proteo, di Nereo e di Doride. Era la personificazione della madre universale, e la dea delle acque, ed era il simbolo della fecondità.
Un'altra Teti (diversamente dall'altra, però, il suo nome greco era Thetis, non Thetys) era la nereide, figlia di Nereo e Doride e famosissima madre di Achille.
La sua bellezza la rese oggetto di contesa tra ben tre divinità: Zeus, Poseidone e Apollo. Ma per rispetto verso Era che l'aveva allevata, la ninfa si rifiutò di concedersi al padre degli dei.
Igino, invece, dice che fu Zeus a non volerla, perché un oracolo aveva detto che il figlio avuto da lei sarebbe stato superiore perfino a lui. Per questo venne destinata ad un mortale, Peleo, e dalle loro nozze nacque appunto Achille.
Teti fu una madre amorevole e premurosa: rese invulnerabile il figlio immergendolo nello Stige, e tentò di evitargli la partenza per Troia. Quando non fu più in grado di trattenerlo, pregò Efesto di forgiargli un'armatura speciale.
Fu anche una nonna amorevole e premurosa: salvò la vita al nipote Neottolemo consigliandogli di non partire subito per Troia, ma di aspettare alcuni giorni per evitare una tempesta che avrebbe distrutto le navi dei Greci.
Accolse con ospitalità Dioniso quando questo fu costretto a fuggire dalla persecuzione di Licurgo, e fu molto buona anche verso Efesto, quando questi fu cacciato dall'Olimpo da Era.
Teucro
Figlio di Telamone e di Esione, era il fratellastro di Aiace Telamonio. Era un infallibile arciere, tanto che - durante i giochi funebri in onore di Achille - vinse la gara di tiro con l'arco.
Fu tra i guerrieri che si nascosero all'interno del cavallo di Troia, ma il padre non gli riconobbe la gloria dovuta, al ritorno, per non aver saputo proteggere Aiace da se stessp e per non averlo vendicato uccidendo Ulisse.
Si spostò dunque a Cipro e qui fondò una città a cui diede nome Salamina, in ricordo della patria.
Un altro Teucro era il figlio del dio fluviale Scamandro e della ninfa Idea. Nacque a Creta e si spostò fino in Asia Minore, dove portò il culto di Cibele.
Fu il primo re della Troade, e fu padre di Erittonio e di Teucride (o Bateia), e nonno di Troo. A succedergli fu Dardano, marito di sua figlia.
Thanatos
Questo dio era la personificazione della Morte (in greco, appunto, thànatos). Secondo le teogonie più accreditate, era figlio della Notte e fratello gemello di Hypnos, il Sonno.
La sua dimora era negli inferi, lontano dagli dei che non lo gradivano tra di loro. Si diceva che avesse il cuore di ferro e le altre viscere di bronzo, e veniva rappresentato come un bambino alato dotato di una spada al suo fianco, oppure come un ragazzo (sempre con le ali) con una fiaccola rivolta verso il basso.
Non era molto venerato dai Greci, che in generale si limitarono a consacrargli cipressi e galli. L'unica eccezione viene da Sparta: i Lacedemoni infatti gli dedicarono un culto vero e proprio.
Anche il mito lo chiama in causa poco spesso: gli unici racconti dove Thanatos ha un ruolo significativo sono quello per cui Eracle riuscì ad incatenarlo nell'Ade per liberare Alcesti e quello che parla di Sisifo, che fu in grado di tenerlo prigioniero nel suo palazzo.
Tiberino
Figlio di Giano e Camesena, fu re della città di Albalonga. Morì annegato nel fiumi Albula, e per questo quel fiume prese il nome da lui, diventando Tiberis, ossia Tevere.
Per i Romani divenne una benevola e maestosa divinità fluviale. Fu lui a salvare Romolo e Remo quando vennero abbandonati nella cesta, lui apparve ad Enea in sogno per dargli il consiglio di recarsi da Evandro, e da lui discese Bianore, il fondatore e il primo sovrano di Mantova.
Veniva rappresentato come un vecchio maestoso con una lunga e fluente barba verde, e a lui fu dedicato un tempio sull'isola Tiberina ed ebbe anche delle feste in suo onore.
Tiche
Figlia di Oceano e Teti, era una dea del Destino che, in epoca ellenistica, divenne anche protettrice dello stato. I Romani la identificarono con Fortuna.
Era raffigurata con indosso una corona turrita e una cornucopia, oppure col dio Pluto fanciullo in braccio.
Tieste
Tieste fu il terribile figlio di Pelope e Ippodamia, le cui gesta furono rese celebri da molti tragediografi in tutti i tempi.
Tieste aveva un gemello, Atreo. I due fratelli vennero maledetti da Hermes, perché il loro padre aveva ucciso suo figlio Mirtilo. La loro serie di disgrazie cominciò per loro colpa, comunque: uccisero infatti il fratellastro Crisippo, e per questo il padre li esiliò. Si rifugiarono a Micene, presso il re Stenelo, e alla sua morte si contesero il suo regno.
Tra i due la spuntò Atreo. Tieste, allora, per vendicarsi sedusse la moglie del fratello, Aerope, e la donna restò incinta di due gemelli. Quando Atreo lo scoprì, punì la moglie gettandola in mare e cacciò via il fratello, che si portò in esilio con sé Plistene, figlio di Atreo.
Quando il ragazzo divenne adulto, Tieste lo mandò a Micene, ordinandogli di uccidere Atreo (dal momento che Plistene non sapeva di chi fosse figlio). Giunto a Micene, però, Atreo riuscì ad avere la meglio sul suo sicario, uccidendolo - a sua volta senza conoscere l'identità del ragazzo. Una volta riconosciutolo, Atreo decise di vendicarsi in modo feroce.
Invitò a Micene Tieste, sostenendo di volersi riconciliare con lui. Tieste, ben contento di poter mettere fine all'esilio, vi si recò subito e partecipò al banchetto preparato in suo onore. Non sapeva che le carni che erano state servite erano in realtà quelle dei due figli che lui aveva avuto con Aerope, durante il tradimento, che Atreo gli aveva atrocemente fatto servire.
Scoperta la cosa, Tieste fuggì in Epiro, ma i figli del fratello (Agamennone e Menelao) lo raggiunsero e lo catturarono.
L'uomo però aveva altri assi nella manica: aveva avuto un altro figlio (Egisto) dalla propria figlia Pelopea. Il ragazzo era cresciuto alla corte di Atreo, ignaro della propria discendenza. Atreo gli ordinò di uccidere Tieste, ma quello lo riconobbe in tempo e gli rivelò la verità. Egisto allora uccise Atreo e Tieste si impadronì del regno, cacciando Agamennone e Menelao.
I due trovarono ospitalità presso re Tindaro, a Sparta, e lì i due si sposarono con le figlie del sovrano, Elena e Clitemnestra. Grazie all'esercito messo a disposizione dagli spartani, riuscirono a riappropriarsi del loro regno e a cacciare Tieste. Quest'ultimo fuggì nell'isola di Citera, dove morì poco dopo.
Tifone
Detto anche Tifero, era il mostruoso figlio di Gea e Tartaro. Altre versioni lo considerano figlio della sola Era, che lo avrebbe generato senza principio maschile.
Secondo chi lo riteneva figlio della Terra, sarebbe nato dal desiderio di sua madre di detronizzare Zeus, per punirlo di aver imprigionato i Titani. Gea partorì questo gigantesco figlio in Cilicia: si dice che fino alle cosce egli avesse forma umana, seppur di statura pantagruelica, mentre le gambe erano formate da immense spire di vipere che gli si avvolgevano in tutto il corpo. Le sue spalle, inoltre, presentavano cento teste di serpente.
Aveva ali che spuntavano ovunque sul corpo, ed era ricoperto da una barba incolta.
Zeus dovette scontrarsi con lui in una lotta terribile, durante la quale intere montagne vennero distrutte, e gli dei stessi ne furono così terrorizzati che si rifugiarono in Egitto assumendo l'aspetto di animali.
Tifone riuscì a imprigionare Zeus nell'antro di Coricio, in Cilicia, essendo riuscito a tagliargli con una falce d'argento i tendini dei piedi e delle mani. In seguito prese i tendini divini e li chiuse in una pelle d'orso, e vi mise a guardia la dragonessa Delfine.
Il compito di rubare i tendini di Zeus spettò a Hermes e Pan, che poi lo liberarono. Zeus allora inseguì Tifone con un carro alato fino al monte Nisa. Qui le Moire ingannarono il mostro, persuadendolo a mangiare i frutti di stagione per riprendere le forze. Infine Zeus lo sconfisse e lo seppellì scagliandogli addosso l'Etna. Si motivava così l'irruenza di quel vulcano.
Tifone impersonificava il vento del Sud, e fu padre - assieme ad Echidna - di altri mostri orribili come Cerbero, il Leone Nemeo, l'Idra di Lerna, la Sfinge, Orto, Chimera e Ladone.
Tindaro
Figlio di Ebalo e della ninfa Batea (per altri, di Periere e Gorgofone), fu allontanato dalla sua città, Sparta, dal fratello Ippocoonte. Esiliato assieme all'altro fratello, Icario, trovò ospitalità presso il re dell'Etolia, Testio, e sposò la di lui figlia Leda. Fu dunque "padre" dei Dioscuri, di Elena e Clitemnestra (le virgolette sussistono in quanto il mito vuole che Elena e Polluce fossero in realtà figli di Zeus).
Grazie ad Eracle, in seguito, riuscì a recuperare il trono di Sparta, dopo che l'eroe ebbe ucciso Ippocoonte e tutti i suoi figli.
Su consiglio di Ulisse, istituì l'estrazione tra i pretendenti alla mano di Elena, dopo aver fatto giurare a tutti di aiutare il vincitore in caso di pericolo. In cambio Ulisse ottenne la mano di Penelope, che era la figlia di Icario.
Alla sua morte trasmise il regno di Sparta al genero Menelao, dal momento che i Dioscuri erano stati assunti tra le divinità.
Una versione del mito vuole che l'infedeltà delle sue due figlie sia stata la conseguenza di una maledizione di Afrodite, sdegnata per il fatto che Tindaro nn l'avesse onorata a dovere.
Tiresia
Indovino figlio di Everete e della ninfa Cariclo, era discendente di uno degli Sparti, Udeo. Fu senz'altro il più famoso indovino dell'antichità.
Per aver visto nuda Atena mentre si faceva il bagno venne reso cieco, ma - per amicizia verso la madre - la dea concesse all'uomo la possibilità di comprendere il linguaggio degli uccelli e gli donò un bastone di corniolo che gli permetteva di camminare come se ci vedesse.
Altre versioni del mito sostengon che Tiresia fu vittima di una metamorfosi: per aver colpito due serpenti accoppiati venne infatti tramutato in donna. Per sette anni rimase in quella condizione, fino a che non vide gli stessi due serpenti nuovamente accoppiati, li colpì ancora e tornò nel suo corpo maschile.
Dal momento che era stato sia uomo che donna, Zeus ed Era lo scelsero come arbitro per una contesa: la domanda era se durante l'atto sessuale fosse il maschio o la femmina a provare più piacere. Tiresia supportò la tesi di Zeus, per il quale era la donna a godere di più, e quindi Era lo accecò per vendetta; Zeus, per ricompensarlo, gli donò invece la preveggenza e una vita sette volte più lunga di quella degli uomini normali (Tiresia si dice visse dal tempo di Cadmo a quello degli Epigoni).
Le sue comparse nel mito sono frequenti. Celeberrimo è il suo ruolo nella tragedia di Edipo: è lui, infatti, a rivelare il parricidio e l'incesto del re di Tebe. Sempre Tiresia rivela ad Anfitrione l'adulterio di Zeus. Predisse la vittoria di Tebe a patto del sacrificio di Meneceo, figlio di Creonte; Ulisse, nel suo viaggio nell'Ade, chiese a lui di conoscere la propria sorte.
Si dice che sia morto per una indigestione di acqua fredda della fonte Tilfusa.
Tisbe
Giovane babilonese amata da Piramo (vedi).
Tisifone
Una delle Erinni (vedi).
Titani
Figli di Urano e Gea, furono i primi dei comparsi nell'universo. Erano dodici, sei maschi e sei femmine, che si unirono tra loro e che generarono altre divinità.
La lista prevede i seguenti nomi: Oceano, Teti, Giapeto, Mnemosine, Temi, Crono, Rea, Iperione, Tea, Crio, Ceo e Febe.
Da Tea e Iperione nacquero Helios, Semele ed Eos. Da Febe e Ceo nacquero Latona e Asteria. Crono e Rea generarono Zeus, Poseidone, Era, Ade, Demetra, Estia. Oceano e Teti furono genitori delle Oceanine Asia, Stige, Elettra, Anfitrite, Eurinome, Meti e Doride. Crio e Euribia (figlia di Ponto) ebbero Astreo, Pallante e Perse. Giapeto e Asia generarono Atlante, Prometeo, Epimeteo, Menezio. Da Crono e Filira, invece, nacque Chirone.
La loro madre spinse i Titani contro Urano assieme agli altri suo figli, gli Ecatonchiri e i Ciclopi. Solo Oceano si rifiutò. Crono, il più giovane, riuscì a vincere il padre grazie ad una falce adamantina che Gea stessa gli aveva fornito, e lo mutilò.
Ma i Titani si scontrarono anche contro Zeus nella famosa Titanomachia, sempre supportati da Ciclopi ed Ecatonchiri. Stavolta subirono una sconfitta, e per questo Zeus li esiliò nel Tartaro, a parte Mnemosine e Giapeto che si riconciliarono con gli dei olimpici.
Trismegisto
Trismegisto, ossia "tre volte grande" era un epiteto di Hermes. Venne identificato col dio egizio Thot, dio che aveva appunto un triplice potere (in cielo, in terra e nell'Ade).
Tritone
Figlio di Poseidone e Anfitrite, era una divinità marina col corpo per metà umano e per metà di pesce. Possedeva una grande conchiglia a forma di corno (buccina) e quando vi soffiava dentro emetteva suoni che potevano placare o agitare il mare, a seconda di ciò che gli chiedeva suo padre.
Si diceva che vivesse in un palazzo dorato in fondo al mare. Come tutte le divinità marine, inoltre, gli si attribuiva il dono della profezia.
Si raccontava di lui che gradisse la compagnia delle Nereidi, e pare che tra le sue mire ci sia stata anche Ecate.
Nel mito lo ritroviamo ad aiutare gli Argonauti durante il loro viaggio di ritorno, e a fianco di Zeus nella lotta contro i Giganti. Fu lui, inoltre, a richiamare le acque dopo il diluvio, e a placare la tempesta che Era aveva scatenato contro Enea.
Si dice infine che dovette scontrarsi con Eracle nel giardino delle Esperidi, e che fu battuto dall'eroe.
Trittolemo
Figlio di Celeo, re di Eleusi, e di Metanira. Demetra, girovagando alla ricerca di sua figlia, chiese ospitalità alla reggia di Eleusi e fu così riconoscente ai sovrani per il trattamento che insegnò al loro figlio l'arte dell'agricoltura e gli donò un carro trainato da draghi alati.
Con questo carro Trittolemo si spostò di regione in regione per insegnare anche agli altri uomini ciò che aveva appreso da Demetra, anche a costo di combattere contro chi non voleva adottare i suoi insegnamenti.
Sempre la dea lo iniziò ai suoi misteri assieme a Eumolpo e Diocle. Per questo Trittolemo era considerato il fondatore dei Misteri di Eleusi.
Turno
Figlio di Dauno e della ninfa Venilia, era il re dei Rutuli contro cui combatte Enea.
Visse alla corte del re Latino in attesa di sposarne la figlia Lavinia, sostenuto dalla regina Amata. Ma poi Lavinia venne promessa ad Enea, e per questo Turno sollevò i Rutuli e le altre popolazioni locali contro i Troiani giunti nel Lazio.
La guerra tra Rutuli e Troiani si concluse con un suo duello contro Enea. Con la sua morte ebbe fine anche il sanguinoso conflitto.