Mitologia classica - S

Sabazio

Figlio di Cibele e sposo di Bendis - divinità lunare - o di Cotitto, dea dell'impudicizia.
Era un dio frigio del Sole, ed era adorato anche in Tracia come dio silvestre. Venne introdotto in Grecia nel V secolo a.C. e poi nella Roma imperiale.
Venne assimilato a Dioniso, del quale imitava la feste notturne sfrenate e orgiastiche.

Salio

Compagno di Enea, eponimo del collegio dei ventiquattro sacerdoti Salii, cioè quelli addetti al culto di Marte e di Quirino.
A Salio venne attribuito la danza guerriera, con balzi e salti, che veniva rappresentata ogni anno nell'Urbe durante la festa delle due divinità.
I Salii, che avevano il compito di custodire i dodici sacri scudi (ancili) tra i quali uno, secondo la tradizione, era sceso dal cielo, quando danzavano pronunciavano dei carmi, detti axamenta le cui parole erano così arcane e antiche che gli stessi Romani non le conoscevano più.

Salmace

Ninfa della Caria, viveva nella fonte che portava il suo nome ed era l'unica Naiade a non amare la caccia. Si innamorò perdutamente di Ermafrodito, figlio di Afrodite ed Hermes, ma il giovane la rifiutò. Credendo di essere rimasto solo, si immerse nelle acque della fonte, e venne raggiunto dalla ninfa che, stringendosi a lui, pregò gli dei di lasciarla per sempre unita a lui. La sua preghiera venne ascoltata e si generò così l'essere ermafrodito, ossia dotato di attributi sessuali sia maschili che femminili.
Ermafrodito ottenne dagli dei che chiunque si fosse bagnato in quella stessa fonte avrebbe subito la stessa metamorfosi.

Salus

Divinità romana, probabilmente di origine sabina, personificava la salute e la prosperità dello Stato. Insieme a Strenua, Febris e Carna tutelava anche la salute umana.

Sarpedonte

Figlio di Zeus e di Laodamia, era re della Licia e fu alleato dei Troiani. Venne ucciso da Patroclo. Glauco difese il suo corpo nell'acceso combatimento che scoppiò per il bottino delle sue armi, fino a che Apollo rapì la sua salma e Hypnos e Thanatos lo riportarono in Licia.
Un Sarpedonte meno famoso era un brigante figlio di Poseidone, e venne ucciso da Eralce.

Satiri

Divinità minori, figli - secondo la tradizione - di Sileno, simboleggiavano i vari aspetti della natura e del mondo non civilizzato.
La loro rappresentazione era leggermente grottesca: sguardo camuso, capigliatura e barba folta, tratti ferini (i loro attributi animali dipendevano dalla zona della Grecia: in Attica, ad esempio, si attribuiva loro una corporalità per metà equina. Nel Peloponneso, invece, caprina. Alla fine, in età ellenistica, prevalse quella caprina, forse per analogia a Pan), fallo eretto.
Erano dispettosi e impudenti, vigliacchi e fanfaroni, pigri e sempre pronti a gozzovigliare. Facevano parte del tiaso dionisiaco, ossia del seguito del dio, assieme alle Menadi. I loro attributi erano il tirso, il flauto e gli otri di vino.

Saturno

Vedi Crono.

Scamandro

Scamandro era un dio fluviale, figlio di Zeus e Doride e padre di Teucro, il capostipite della dinastia troiana.
Il suo nome significava "scavamento di uomo". Il fiume nasceva dal monte Ida e scorreva nella pianura di Troia, e si diceva che fosse nato per volere di Zeus, per abbeverare Eracle (colui che lo avrebbe scavato).
Ostacolò a più riprese gli Achei durante la guerra: assieme al fiume Simoenta, cercò di impedire lo sbarco dei Greci straripando. Più tardi straripò nuovamente, minacciando di annegare lo scatenato Achille, che stava facendo strage di Troiani, e rientrò nel suo letto solo in seguito ad un intervento di Efesto.
Era detto anche Xanto, ossia "biondo", perché si diceva che era in grado di rendere biondo chiunque vi si bagnasse. Secondo altre versioni, Xanto era il suo nome originario. Venne cambiato in Scamandro quando vi annegò l'omonimo figlio di Coribo.

Scilla

Figlia di Niso, il sovrano di Megara, si innamorò di Minosse, che aveva mosso guerra contro la sua terra. Per amore, Scilla tradì la patria e causò la morte del padre. Minosse, però, la cacciò dalla città. Scilla, disperata si uccise (per altri, fu Minosse ad ucciderla, facendola annegare dopo averla legata per i piedi alla poppa di una nave). Si dice che gli dei, impietositi, la tramutarono in allodola.
Ma sicuramente la Scilla più famosa fu la figlia di Forco e Crateis (o di Ecate) o ancora, di Tifone ed Echidna. Trattavasi di una ninfa di bellezza straordinaria, che però rifiutò l'amore del dio marino Glauco. Questo si rivolse alla maga Circe, chiedendole un filtro d'amore. Ma la stessa Circe era innamorata di Glauco, e quindi eliminò la rivale in amore un con veleno che gettò nella fonte in cui Scilla era solita bagnarsi. Appena entrò a contatto con l'acqua, la ninfa si tramutò in un mostro orribile, con busto di donna, sei teste di cane e dodici campe che le sbucavano dai fianchi. Terrorizzata dal suo nuovo aspetto, la ninfa si nascose nella cavità di uno scoglio presso alle grotte di Cariddi, fra Reggio Calabria e Messina.
Una variante del mito vuole che Scilla fu amata da Poseidone, e fu Anfirite a renderla un mostro con testa e petto di donna e corpo di lupo e pesce.

Scirone

Figlio di Poseidone o di Eaco, si era appostato presso una via che collegava Trezene ad Atene e costringeva chi passava di là a lavargli i piedi o allacciargli i calzari. Appena il malcapitato si chinava, con un calcio li buttava in mare o li dava in pasto alle sue tartarughe.
Venne sconfitto da Teseo, che lo uccise allo stesso modo. Le sue ossa divennero le Rocce Scironie, presso cui i marinai levavano preghiere perché le loro imbarcazioni non venissero spinte contro di esse dal vento Scironio.

Selene

Dea lunare figlia dei Titani Iperione e Tea,sorella del dio solare Helios. Nei tempi più antichi si credeva che il suo carro fosse trainato da buoi; in seguito divenne una biga d'argento tirata da due cavalli bianchi.
Era rappresentata come una fanciulla dalla pelle candida.
Secondo un mito sposò Zeus e generò Pandia, "la splendente", forse la luce del plenilunio. Fu amata anche da Pan, e dal suo amore con Endimione nacquero cinquanta figlie.
Presso i Romani divenne Luna, e venne poi identificata con Diana o con Ecate. A Roma godette di un culto molto più diffuso che non in Grecia.

Semele

Figlia di Cadmo e di Armonia, venne amata da Zeus da cui concepì Dioniso.
Mentre era ancora incinta, subì la vendetta di Era: la dea, assunte le sembianze della vecchia nutrice Beroe, consigliò a Semele di chiedere al dio di mostrarsi in tutto il suo splendore, come faceva quando si incontrava con Era. Semele cadde nella trappola, e fece quella proposta a Zeus. Il dio la accontentòà, ma un corpo umano non poteva reggere una tale visione, e Semele morì.
Zeus riuscì ad estrarle dall'utero il feto di Dioniso, e se lo cucì sulla coscia, da cui poi lo partorì.
Dal padre, Dioniso ottenne di trarre la madre dall'Ade e di porla tra gli immortali, dove assunse il nome di Tione.

Serapide

Divinità nata dalla mistione di dei egizi e greci, era un dio dell'Oltretomba, identificato con Osiride e Api. Fu introdotto in Egitto da Tolomeo I Soter.

Sfinge

Figlia di Tifone (o di Orto) e di Echidna, era sorella della Chimera e delle Arpie, ed era un mostro alato dal corpo di leone, e la testa e il busto di donna. Era la inviò sul Citerone, in Beozia, per punire l'amore di Laio verso Crisippo.
La Sfinge era appostata ad un valico e poneva a tutti i transitanti un indovinello. Chi non lo avesse risolto, sarebbe stato da lei massacrato. Si trattava di un enigma che aveva appreso dalle Muse e che diceva: "Chi è l'essere che al mattino cammina con quattro piedi, a mezzogiorno con due e la sera con tre?".
I Tebani erano così disperati che decisero di proclamare loro re chiunque fosse riuscito a risolvere l'indovinello, perché questo sarebbe bastato, secondo un oracolo, a sconfiggere il mostro.
La soluzione venne trovata a Edipo: l'essere misterioso è l'uomo, che da bambino cammina gattoni a quattro zampe, in età adulta si regge su due e, durante la vecchiaia, si aiuta col bastone.

Sibilla

Le Sibille, sacerdotesse indovine ispirate dal dio Apollo, erano dieci. La prima fu Libissa, figlia di Zeus e Lamia, e profetizzava a Delfi. Sempre a Delfi operò Artenia (o Dafne), figlia di Tiresia. Altre sibille furono la Persica, l'Eritrea (che predisse la durata e l'esito della guerra di Troia), la Cimmeria dell'Eolide (detta anche Amaltea), Etofile (o Demofile), la Samia, la Tiburtina (o Albunea), che era venerata come una dea, l'Ellespontica, la Frigia e la Libica.
Ma la più famosa fu senz'altro la Sibilla Cumana, il cui nome era Deifobe ed era figlia di Glauco. Apollo si innamorò di lei e le promise di realizzare ogni suo desiderio in cambio di una notte assieme a lui. La fanciulla, allora, gli chiese di poter vivere tanti anni quanti erano i granelli di sabbia che sarebbe riuscita a tenere in mano, ma si dimenticò di aggiungere il dettaglio di poter rimanere per sempre giovane.
Quando Enea si recò a consultarla, aveva già settecento anni, ed era destinata a sopravvivere per altri trecento. Poi il suo corpo si sarebbe dissolto, e solo la sua voce sarebbe rimasta.
La Sibilla Cumana viveva in un antro dotato di cento porte, all'interno del tempio di Apollo. Quando accadeva qualche sciagura o quando si doveva decidere su una guerra, ci si recava a consultarla.
La Sibilla scriveva i suoi vaticini sulle foglie.
Un altro mito legato alla Sibilla è quello relativo ai libri che avrebbe cercato di vendere al re Tarquinio il Superbo: in quei nove libri, diceva, era scritto tutto il futuro. Tarquinio, trattando sul prezzo, si vide bruciare davanti agli occhi sei dei nove libri. I tre rimati vennero acquistati e custoditi nel Campidoglio (erano i cosiddetti libri sibillini).

Sicheo

Marito di Didone, venne ucciso dal cognato Pigmalione, attirato dalla prospettiva di impossessarsi delle sue ricchezze. Sicheo apparve in sogno alla moglie, suggerendole la fuga.

Sileno

Figlio di Pan (o di Hermes) e di una ninfa, era il mitico progenitore dei Satiri (vedi). In questa veste era anche chiamato Papposileno.
Fu educatore e poi compagno di Dioniso in tutte le sue avventure. Si diceva che cavalcasse un asino e che fosse sempre ubriaco, ma presso gli Orfici era rappresentato come un vecchio molto saggio e solitario.

Silvano

Divinità romana silvestre, non ebbe mai un culto ufficiale, ma venne adorato dai contadini. In seguito venne assimilato a Fauno o a Pan.
Al suo culto erano escluse le donne.
Lo si rappresentava o sotto forma di erma, oppure come un vecchio con la corona di pino in testa e un ramo dello stesso albero in mano. Al suo fianco stava un cane. Si credeva che, con le sue urla, Silvano tenesse lontano i lupi dalle greggi.

Sinone

Guerriero acheo figlio di Sisifo e nipote del celebre ladro Autolico. Ebbe una parte importante nell'inganno del cavallo ai danni dei Troiani: si lasciò infatti catturare e mentì relativamente alla partenza dei Greci e alla vera natura del cavallo ligneo che avevano lasciato.
Convinse i Troiani a far entrare nella città il cavallo e, di notte, fu lui ad aprire il portello e a far uscire i compagni, nonché a dare il segnale alle navi achee che si erano nascoste in attesa della notte.

Sirene

Figlie di Acheloo e di Calliope, secondo altre versioni ebbero origine dal sangue di Acheloo ferito da Eracle. Per altri ancora erano fanciulle del corteo di Persefone che Demetra tramutò in uccelli perché non avevano impedito il rapimento della figlia.
Nella leggenda più antica erano messaggere di Persefone, e dovevano rendere lieve l'entrata delle anime nell'Ade grazie al loro canto.
Si diceva che vivessero sulla costa occidentale dell'Italia meridionale, ed erano raffigurate come uccelli con grandi artigli e testa e busto di donna. Fu solo nel Medioevo che assunsero il più famoso aspetto di donne con la metà inferiore del corpo a forma di pesce.
Omero racconta di loro che, con il loro canto, esercitavano una specie di malia sugli uomini che passavano presso di loro. Ulisse, avvisato da Circe, riuscì ad escogitare uno stratagemma per salvarsi. Un altro che riuscì a vanificare il loro incantesimo fu Orfeo, durante la missione degli Argonauti, cantando in modo ancora più splendido di loro e incantandole a sua volta. Sconfitte, le Sirene si gettarono in mare e qui divennero scogli.
Omero parla di due sirene, ma in seguito divennero più numerose: si conoscevano Partenope, la più famosa, Leucosia, Aglaofeme, Ligea, Molpe, Imeropa e Pasinoe.

Siringa

Ninfa desiderata da Pan, per sfuggirgli chiese agli dei di diventare un ciuffo di canne palustri. Il dio da essa ricavò uno strumento musicale, il cosiddetto flauto di Pan.

Sisifo

Figlio di Eolo e di Enarete, fondò la città di Efira e ne divenne re. Si sposò con una delle Pleiadi, Merope, ed ebbe come figlio Glauco, il padre di Bellerofonte, Orinzio e Sinone.
Per alcune tradizioni, fu lui, e non Laerte, il padre di Ulisse, accomunando due personaggi del mito dal diabolico ingegno.
Autolico, un famoso ladro di bestiame, rubava sistematicamente le bestie sia a Sisifo che agli altri vicini. Sisifo, allora, marcò gli zoccoli dei suoi armenti e riuscì a inchiodare con delle prove Autolico, e - per vendicarsi fino in fondo - sedusse la figlia di questo, Anticlea, che era già stata promessa a Laerte. Questo dice la tradizione che vuole imparentare i due eroi.
Sisifo er effettivamente molto scaltro: si vendicò di Salmoneo che gli aveva sottratto il legittimo regno di Tessaglia, seguendo quello che aveva detto un oracolo e sposandosi con Tiro, da cui avrebbero dovuto nascere due figli che lo avrebbero vendicato. Ma quando Tiro scoprì le reali ragioni del matrimonio, uccise per vendetta i propri figli. Allora Sisifo prese i due cadaveri e accusò Salmoneo di incesto e di infanticidio, riuscendo a farlo cacciare dal popolo infuriato.
Un giorno vide Zeus rapire Egina, figlia di Asopo, e si recò da lui per rivelargli dove fosse la figlia a patto che facesse scaturire una fonte nell'arida città, e così Asopo creò la fonte Peirene.
Zeus, per vendetta, gli scagliò contro nientemeno che Thanatos, ma Sisifo riuscì a incatenarlo, creando la controindicazione che, però, in quel modo nessuno moriva più. Fu per opera di Ares che Thanatos venne liberato e che Sisifo venne spedito nell'Ade. Prima di morire, però, questo pregò la moglie di non celebrargli il funerale e che non lo seppellisse. Giunto nell'Ade, accusò la moglie di non averlo neanche seppellito, e ottenne da Ade il permesso di tornare per tre giorni tra i vivi per punire Merope e seppellire il suo corpo. Sisifo ovviamente non tornò nell'Ade dopo lo scadere del tempo pattuito, e fu necessario un altro furbone come Hermes per farcelo tornare. A causa della sua impertinenza, venne condannato a sospingere eternamente su un pendio un masso che, arrivato in cima, rotolava di nuovo a valle.

Sogni

Figli della Notte e fratelli di Thanatos e Hypnos, avevano grandi ali nere e avevano un palazzo con due porte. Da quella di corno uscivano i sogni veritieri, da quella d'avorio i sogni ingannevoli.
Erano spesso messaggeri degli dei, soprattutto di Zeus e di Hermes, che li usavano per rivelare informazioni agli uomini. Tra loro sono da nominare Morfeo (che portava sogni veritieri), Foberote (che portava sogni spaventosi) e Fantaso, portatore di illusioni.

Soloone

Compagno di Teseo nel viaggio verso il regno delle Amazzoni, si innamorò della loro regina, ma era troppo timido per dichiararsi. Chiese allora al fratello Euneo di parlare per lui alla donna, ma questa restò insensibile, e Soloone si uccise gettandosi in un fiume.

Sonno

Vedi Hypnos.

Sparta

Figlia di Eurota, re della Laconia, si sposò con Lacedemone, figlio di Zeus e Taigete. Diventato re, Lacedemone diede il nome della moglie alla capitale del suo regno.

Stige

Etimologicamente proveniente dal verbo stygéin, odiare, era uno dei fiumi infernali. Per la precisione, era il fiume dell'odio, che girava nove volte intorno all'Ade. Le sue acque avevano magici poteri, e infatti fu in esse che Teti immerse il figlio Achille.
I giuramenti solenni degli dei si pronunciavano davanti ad una coppa piena delle sue acque. Il dio che avesse giurato il falso davanti ad esse sarebbe stato cacciato dall'Olimpo per dieci anni e privato del nettare e dell'ambrosia.

Stinfalidi (uccelli)

Uccelli mostruosi che viveno in Arcadia, nella palude di Stinfalo. Avevano penne, ali, artigli e becco di bronzo, e uccidevano lanciando contro il nemico le loro penne come frecce. Erano anche antropofaghi.
Furono allevati da Ares ed erano numerosissimi. Una delle fatiche di Eracle fu quella di ucciderli. L'eroe ci riuscì in parte, mettendo in fuga gli altri suonando delle nacchere bronzee che gli aveva fornito Atena. I superstiti si rifugiarono vicino alla Colchide, da dove vennero nuovamente cacciati dagli Argonauti.

Strigi (Stringi)

Esseri demoniaci che vivevano negli Inferi e che avevano corpo di donna e artigli e zanne mostruose. Talvolta venivano sulla terra e si cibavano del sangue dei bambini. La dea Carna proteggeva gli infanti da loro.

Succubi

Facevano coppia con gli Incubi. Se prendevano la forma maschile, infatti, erano detti Incubi. Se acquisivano quella femminile, erano chiamati Succubi. Il loro nome deriva dal verbo succuvare, ossia "giacere sotto". Erano i sogni angosciosi che tormentavano gli uomini. Gli Incubi, invece, tormentavano le donne.

Syntrips

Spirito maligno che, durante la notte, si divertiva a rompere vasi e recipienti fabbricati dai vasai durante la giornata.
Costituiva i Mormolucheia assieme ad altri spettri simili a lui.

Sezioni

Fate e Folletti
Fiabe e Favole
Il Filo Rosso
Mitologia Celtica (in costruzione)
Mitologia Orientale (attiva la sezione di Mitologia Giapponese)
Vampiri

Riferimenti

Forum
Per contattarci
La Torre di Vetro - il blog


Link

Encyclopedia Mythica: mithology, folklore and religion
Foundation for Mythological Studies
Greek Mithology Link
Living Myths
Mythimedia - Greek Myth in Today's Culture
Mith Index
Perseus Digital Library
The Endicott Studio - dedicated to myth and its expression through literary, visual & performance arts
Theoi Greek Mithology - Exploring Mythology & the Greek Gods in Classical Literature & Art
Timeless Myths
Women in Greek Mythology


Bibliografia

L. BRUIT-ZAIDMAN, P. SCHMITT PANTEL, La religione greca, Roma-Bari 1992.
W. BURKERT, La religione greca di epoca arcaica e classica, Milano 2002.
A.M. CARASSITI, Dizionario di Mitologia Classica, Roma 1996.
P. GRIMAL, Enciclopedia della Mitologia, Milano 2004.
K. KERÉNYI, Religione Antica, Milano 2001.
J. SCHEID, La religione a Roma, Roma-Bari 1983.
M. VEGETTI (a cura di), L'esperienza religiosa antica, in Introduzione alle culture antiche, III, Torino 1992.



Opere consigliate

Le edizioni di riferimento sono, ovviamente, puramente indicative.
(PS.) APOLLODORO, La biblioteca, Milano 1995.
APOLLONIO RODIO, Argonautiche, Milano 2007.
ARISTOFANE, Le Rane, Milano 1998.
ESCHILO, Tutte le tragedie, Roma 1991.
ESIODO, Le opere e i giorni, Milano 2006.
ESIODO, Teogonia, Milano 1984.
EURIPIDE, Tutte le tragedie, vol. I e II, Roma 1997, 1991.
NONNO DI PANOPOLI, Le Dionisiache, vol. 1-3, Milano 2003.
OMERO, Iliade, Torino 1950 e 1990.
(PS.) OMERO, Inni omerici, Milano 1996.
OMERO, Odissea, Milano 1991.
OVIDIO, Le Eroidi, Milano 2006.
OVIDIO, Le metamorfosi, Milano 2007.
SOFOCLE, Tutte le tragedie, Roma 1971, 1991.
VIRGILIO, Eneide, Milano 2007.




© La Torre di Vetro, 2005-2007.
I contenuti del sito, salvo dove diversamente specificato, appartengono a Cielo Amaranto e Lan Awn Shee.
I pennelli usati per i layout del sito sono stati presi da 77 Words.
L'immagine di questa pagina è © Emerald de Leeuw.