Mitologia classica - R

Radamante (o Radamanto)

Figlio di Zeus ed Europa, fratello di Minosse, era re di Licia. Durante una lite uccise un fratello e fu costretto ad abbandonare Creta. Si recò dunque in Siria (o nelle Cicladi) e poi in Beozia dove sposò Alcmena, vedova di Anfitrione e madre di Eracle. Si dice che sia stato lui ad insegnare ad Eracle l'arte di tirare con l'arco.
Fu un re saggio e prudente: ogni nove anni si recava ad una grotta sacra a Zeus e riceveva da lui nuove leggi che poi avrebbe insegnato agli uomini. Tra queste, la legge del taglione e quella del giuramento imposto agli accusati in mancanza di testimoni.
Fu così famoso per la sua giustizia che, dopo la sua morte, diventò uno dei tre giudici delle anime negli Inferi. Insieme a lui c'erano suo fratello Minosse ed Eaco. Il compito di Radamante era di giudicare le anime degli uomini dell'Asia e dell'Africa.

Rea

Figlia di Gea e Urano, era sorella degli altri Titani Crono, Oceano, Iperione e Giapeto. Di Crono era anche la sposa.
Secondo una tradizione poco conosciuta, appena nata fu abbandonata sui monti e venne allevata dalle belve feroci.
Generò con Crono i principali dei olimpici: Zeus, Era, Poseidone, Ade, Demetra ed Estia.
Era la personificazione della natura montagnosa, ed era venerata a Creta come "Madre Idea": infatti era sul monte Ida che aveva nascosto Zeus, sottratto alle fauci di Crono.
Il suo culto si diffuse soprattutto in Asia Minore, dove venne poi identificata con Cibele.

Rea Silvia

Rea Silvia era la figlia del re d'Alba Longa, Numitore, ed era discendente di Enea. Lo zio Amulio era stato spodestato dal fratello. Affinché la ragazza non generasse nipoti, Amulio la costrinse a consacrarsi a Vesta, e quindi alla castità. Un giorno, però, venne amata dal dio Marte mentre riposava sulle rive del Tevere, e rimase incita di due gemelli, Romolo e Remo (vedi).
Quando Amulio se ne accorse, la fece imprigionare e, dopo il parto, la seppellì viva e gettò i bambini nel Tevere. Secondo un'altra versione, la stessa Rea Silvia venne gettata nel fiume, dove il dio fluviale la accolse e la fece sua sposa.
Venne vendicata in seguito dai figli.
Era anche chiamata Ilia, visto che alcune versioni sostenevano che fosse figlia di Enea (Ilia significa "donna di Troia").

Remo

Figlio di Rea Silvia (vedi) e del dio Marte, e gemello di Romolo. Una volta vendicatisi di Amulio e deciso di fondare una nuova città, si trovò in attrito col fratello: Remo voleva fondare Roma sul colle Aventino, Romolo sul Palatino. I due decisero, a quel punto, di affidarsi al volere divino scrutando il volo degli uccelli.
Nemmeno questo bastò a scongiurare la lite: Remo fu il primo a scorgere degli uccelli, ma Romolo ne vide di più. Siccome entrambi ritenevano di aver vinto, decisero di fondare entrambi una loro città sui colli prescelti.
In segno di scherno, Remo scavalcò il solco tracciato dal fratello a indicazione le mura della sua città e questo suscitò l'ira di Romolo, che lo uccise, giurando che avrebbe fatto lo stesso a chiunque avesse riprovato ad oltrepassare le mura della sua città.
Secondo un'altra versione, Remo trovò la morte per mano di Celere, amico di Romolo. Secondo altre ancora, Remo non morì, ma fuggì in Gallia e qui fondò Reims.

Reso

Figlio di Eioneo ed Euterpe, era re della Tracia e alleato dei Troiani durante la guerra contro gli Achei. Aveva due cavalli, bianchi come la neve e rapidi come il vento.
Un oracolo aveva predetto che se lui e i suoi cavalli avessero bevuto l'acqua del fiume Scamandro, Troia non sarebbe stata presa. Allora Ulisse e Diomede (avvertiti da Era e Atena, o dal traditore Dolone) lo uccisero prima che riuscisse ad avvicinarsi al fiume, e rubarono i suoi cavalli.

Roio

Figlia di Stafilo e Crisotemi, venne amata dal dio Apollo. Il padre, scopertolo, la gettò in mare chiusa in una cassa. Questa cassa approdò a Delo, e qui la ragazza partorì suo figlio Anio. Roio lo consacrò al dio, e Apollo gli donò la facoltà di profetizzare.

Romolo

Figlio di Rea Silvia (vedi) e del dio Marte, gemello di Remo. Assieme al fratello, venne prima gettato nel fiume Tevere e qui salvati da una lupa alle falde del Palatino, dove la cesta che li conteneva li aveva portati.
Allevati dal pastore Faustolo e dalla moglie Acca Larentia, crebbero forti e divennero guide e capi degli altri pastori. Quelli guidati da Romolo furono chiamati Quintili, quelli guidati da Remo Fabii.
Un giorno Remo attaccò briga con alcuni pastori che lavoravano per Numitore, diventato semplice mandriano dopo essere stato spodestato. Numitore scoprì così di trovarsi davanti i nipoti, e insieme prepararono la vendetta contro Amulio.
Il piano riuscì e Amulio venne ucciso. Numitore tornò sul trono di Alba Longa e regalò ai nipoti le terre su cui erano stati trovati e allevati, cioè quelle lungo il Tevere e con sovrastanti i sette colli.
Qui i due fratelli litigarono e, in seguito alla contesa, Remo finì ucciso. Romolo, per popolare la sua nuova città, proclamò che chiunque - schiavo o libero che fosse - si fosse rifugiato sul Campidoglio sarebbe diventato cittadino della sua nuova città.
Per ovviare alla mancanza di donne, i nuovi Romani prepararono il ratto delle Sabine: durante una grande festa a cui avevano invitato il popolo confinante dei Sabini, i Romani portarono via con loro le giovani in età da marito. Scoppiò quindi una guerra contro i Sabini, guidati dal loro re Tito Tazio, che assediò la città. Tarpeia,figlia di Spurio Tarpeio, uno dei guerrieri di Romolo, tradì Roma e aprì le porte della città ai Sabini. La battaglia sarebbe finita in una strage se le Sabine rapite non fossero intervenute a sedarla. Sabini e Romani finirono per unificarsi sotto i loro due re Romolo e Tito Tazio.
Dopo trentasette anni di regno, Romolo venne portato sull'Olimpo dal padre Marte, avvolto da nubi tempestose, e fu assunto tra gli dei con il nome di Quirino. Secondo una versione meno aulica e più macabra, venne ucciso dai Senatori.

Rutuli

Popolo del Lazio, sono famosi per aver combattuto, guidati dal loro re Turno, contro Enea e gli esuli Troiani. Dopo la sconfitta di Turno, i Rutuli vennero assoggettati e scomparvero.

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Bibliografia

L. BRUIT-ZAIDMAN, P. SCHMITT PANTEL, La religione greca, Roma-Bari 1992.
W. BURKERT, La religione greca di epoca arcaica e classica, Milano 2002.
A.M. CARASSITI, Dizionario di Mitologia Classica, Roma 1996.
P. GRIMAL, Enciclopedia della Mitologia, Milano 2004.
K. KERÉNYI, Religione Antica, Milano 2001.
J. SCHEID, La religione a Roma, Roma-Bari 1983.
M. VEGETTI (a cura di), L'esperienza religiosa antica, in Introduzione alle culture antiche, III, Torino 1992.



Opere consigliate

Le edizioni di riferimento sono, ovviamente, puramente indicative.
(PS.) APOLLODORO, La biblioteca, Milano 1995.
APOLLONIO RODIO, Argonautiche, Milano 2007.
ARISTOFANE, Le Rane, Milano 1998.
ESCHILO, Tutte le tragedie, Roma 1991.
ESIODO, Le opere e i giorni, Milano 2006.
ESIODO, Teogonia, Milano 1984.
EURIPIDE, Tutte le tragedie, vol. I e II, Roma 1997, 1991.
NONNO DI PANOPOLI, Le Dionisiache, vol. 1-3, Milano 2003.
OMERO, Iliade, Torino 1950 e 1990.
(PS.) OMERO, Inni omerici, Milano 1996.
OMERO, Odissea, Milano 1991.
OVIDIO, Le Eroidi, Milano 2006.
OVIDIO, Le metamorfosi, Milano 2007.
SOFOCLE, Tutte le tragedie, Roma 1971, 1991.
VIRGILIO, Eneide, Milano 2007.




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