Mitologia classica - O
Oceanine (o Oceanidi)
Le Oceanine erano ninfe ed erano le figlie di Oceano e Teti (vedi). Erano la personificazione delle correnti oceaniche, e si diceva conoscessero tutti i segreti delle acque e dei venti. Erano quindi in grado di predire terremoti, maremoti, piogge e tempeste.
Esiodo ne nomina settantadue, e tutte erano descritte come bellissime. Alcune di esse diventarono famose eroine del mito, ad esempio Europa, Calipso, Meti, Dione, Eurinome. Alcuni nomi associati alle Oceanine sono anche considerati come attributi di Afrodite (Urania) e Ecate (Perside).
Oceano
Oceano è la personificazione dell'acqua che, secondo la visione arcaica, circondava il mondo, e quindi è anche la più antica divinità acquatica. Era considerato il padre di tutti gli dei e il principio di tutte le cose, ed era rappresentato come un fiume che scaturiva da sé in sé, e che scorreva attorno ad un disco piatto (la terra, appunto).
Oltre all'Oceano c'era l'Erebo e le sorgenti dei fiumi infernali.
Questa concezione primitiva subì delle variazioni non appena la conoscenza geografica si fece più precisa, e la sua rappresentazione si antropomorfizzò nell'icona di un vecchio con corna taurine e lunga barba fluente.
Assieme a Teti, Oceano costituì la prima coppia di Titani: loro furono gli unici due che si rifiutarono di lottare contro Zeus nella rivolta.
Oceano e Teti generarono praticamente ogni fiume e sorgente della Terra (si parla di tremila, in totale), oltre che le Oceanine e altri dei fluviali come Acheloo, Nilo, Scamandro, Alfeo, Ladone, Meandro e altri.
Ocipete
Una delle Arpie (vedi).
Ociroe (Ocirroe)
Ci sono più ninfe o divinità con questo nome, di solito legate all'acqua o alle fonti.
Una di queste era la figlia di Chirone (vedi) e della ninfa Cariclo. Avendo bene imparato dal padre, divenne molto abile nelle profezie, e fu anche balia del piccolo Asclepio, quando Apollo lo affidò al centauro. Ociroe volle predire il futuro del bambino e del padre, e profetizzò che Asclepio avrebbe operato benefici agli uomini, sarebbe stato ucciso da Zeus ma alla fine divinizzato. Al padre, invece, predisse la morta a causa del veleno dell'Idra di Lerna.
Ociroe indovinò il futuro, ma gli dei - che non gradivano questa sua capacità di previsione - la punirono trasformandola in cavalla o asina.
Un'altra Ociroe era una delle Oceanine. Si dice che si innamorò di Helios e, dopo essersi unita a lui, gli aveva dato un figlio, di nome Fasi. Il figlio, poi, dopo averla scoperta con un amante, lo aveva ucciso, per poi gettarsi in un fiume per il rimorso, e dando a quel fiume il suo nome.
Un'ultima Ociroe era una ninfa di Samo, di cui Apollo si incapricciò. Approfittando di un suo viaggio a Mileto, il dio la rapì, ma la ninfa chiese aiuto a Pompilo, un marinaio di suo padre, di riportarla a casa. Il tentativo, però, fallì: il dio sorprese i due complici e trasformò la nave di Pompilo in una roccia e il marinaio in un pesce.
Ocno
Ocno era un personaggio simbolico che viveva negli Inferi e che si immaginava intrecciare una corda che, man mano, un'asina divorava. Questa immagine era interpretata con la storia per cui Ocno era un gran lavoratore, ma si era sposato con una donna che aveva le mani bucate. Tuttavia non è molto chiaro il vero senso della leggenda.
Ocno (detto anche Aucno) era anche un eroe etrusco, figlio del dio Tevere (o di Fauno) e dell'indovina Manto, e aiutò Enea contro i Rutuli. Secondo alcuni avrebbe fondato Felsina (l'odierna Bologna).
Ocrisia
Madre di Servio Tullio, era figlia del re di Cornicolo, ed era stata portata a Roma come schiava dopo che i Romani avevano conquistato la sua terra. Era diventata serva nella casa del re, Tarquinio Prisco, e lì aveva generato un figlio, in condizioni non molto chiare.
Secondo la tradizione, la donna avrebbe visto in sogno un fallo nelle ceneri del focolare, mentre portava al Lare l'offerta rituale. Il giorno dopo raccontò la visione alla sua padrona, la regina Tanaquilla, che le consigliò di adornarsi e di chiudersi nella stanza nella quale aveva visto apparire quella manifestazione divina. Di notte un imprecisato amante divino l'avrebbe resa gravida.
Secondo un'altra versione più pragmatica, Ocrisia sarebbe giunta a Roma già incinta, non trattandosi della figlia, ma della moglie del re di Cornicolo.
Radicalmente pragmatica l'ultima versione attestata, quella per cui l'amante di Ocrisia non fu né divino né reale, ma uno dei clienti della casa di Tarquinio Prisco.
Odisseo
Vedi Ulisse.
Ofelte
Figlio di Licurgo, re di Nemea, e di Euridice. Un giorno la sua nutrice, di nome Ipsipile, incontrò un esercito comandato da Adrasto. Questo esercito stava attraversando la foresta di Nemea per arrivare a Tebe, e qui dare inizio ad una guerra. I soldati chiesero alla donna dove fosse una fonte, e lei, appoggiando a terra il bambino, la indicò loro. In quel momento, però, un serpente morse Ofelte, uccidendolo.
Licurgo inseguì furioso la povera nutrice, che venne salvata dai Greci che aveva aiutato. In onore del piccolo ucciso, vennero istituiti i Giochi Nemei.
Ofione
Uno dei Titani primordiali. Si dice che, assieme alla moglie Eurinome, dominò prima che Crono lo scagliasse nel Tartaro.
Nei Misteri Orfici era considerato il Caos, sotto forma di un serpente gigantesco, nemico di Crono che lo doveva combattere.
Ofione era anche il nome di un Gigante che, durante la Gigantomachia, fu schiacciato da Zeus sotto una montagna che prese il suo nome.
Ogigo
Tre personaggi mitici riportano questo nome.
Il primo era il figlio dell'eroe Beoto, che aveva dato il proprio nome alla regione della Beozia. Per altri era figlio di Poseidone e di Alistra. Regnava sugli Ettenieni, che abitarono la terra prima del diluvio di Deucalione. Una delle porte di Tebe portava il suo nome. Pare che proprio sotto il suo regno sia avvenuto il famoso diluvio di cui sopra.
Un secondo Ogigo faceva parte della tradizione eleusina, essendo il padre dell'eroe Eleusi.
Infine, il terzo, era il nome del re dei Titani (secondo qualche tradizione oscura), che fu vinto da Zeus assieme ai suoi sudditi.
Ogigia
Isola dove Omero colloca la residenza della ninfa Calipso (vedi). Viene identificata con l'isola di Gozo, presso Malta, o con Nufen, lungo la costa dell'Illiria. Il suo nome significa "terra sommersa".
Oileo
Re della Locride, ha fatto parte della spedizione degli Argonauti (vedi) e di altre imprese importanti (fu al seguito di Meleagro e di Eracle, finendo tra l'altro ferita durante la caccia agli uccelli Stinfalidi).
Olimpici (déi)
Erano i dodici déi maggiori: Zeus (Giove), Era (Giunone), Ares (Marte), Apollo, Artemide (Diana), Atena (Minerva), Afrodite (Venere), Hermes (Mercurio), Poseidone (Nettuno), Efesto (Vulcano), Estia (Vesta) e Demetra (Cerere).
Olimpo
Monte considerato nell'antichità la sede degli dei Olimpici. Il suo nome significa "totalmente splendido".
Il monte Olimpo si trova al confine tra Macedonia e Tessaglia, e con i suoi 2985 m è la vetta più alta della Grecia.
Secondo la leggenda, sulla sua cima c'era una città splendida con palazzi d'oro (costruiti da Efesto), dominata dalla dimora di Zeus, dove le divinità si riunivano durante i consigli. Questa città meravigliosa, però, era coperta agli occhi dei mortali dalle nubi.
Olo
Gigante mitico di cui non si sa altro che il nome. Durante alcuni lavori sulla cima del Campidoglio, gli operai antichi rinvennero un cranio enorme. Un indovino, interrogato a proposito, rispose che apparteneva ad un gigante di nome Olo, appunto. Alla base di questo ci sarebbe, appunto, la denominazione del colle: caput Oli e in seguito, per corruzione, Capitolium.
Onfale
Regina della Lidia, figlia di Iardano e moglie di Tmolo. I due non avevano avuto figli e quindi, alla morte del regale sposo, Onfale aveva ereditato la sua corona. Eracle ne fu schiavo per tre anni, per espiare l'uccisione di Ifito, e purgò con umiliazioni non da poco il delitto: Onfale, infatti, lo costrinse a filare lana tra donne, mentre la regina lo scimmiottava indossando la sua pelle di leone e brandendo la sua clava. I due, comunque, non disdegnarono di diventare amanti, e dalla loro unione nacquero Agelao, Lamo e Laomedonte.
Opi (Ops)
Dea romana dell'abbondanza, era legata a Saturno e per questo venne spessa confusa con Rea. Viene contata tra le divinità sabine introdotte a Roma da Tito Tazio.
Ora
Dea romana della giovinezza, venne identificata con Ersilia, la moglie di Romolo, che fu divinizzata dopo la sua morte.
Un'altra Ora era una ninfa per metà donna e per metà serpente, che venne amata da Zeus sotto forma di cigno e che fu madre di Calasce.
Orazio
I Romani conoscevano tre Orazi mitici, di cui due erano considerati "storici".
Uno di essi è protagonista di un episodio avvenuto durante la guerra tra Romani e Etruschi. Entrambi gli eserciti avevano perso molti uomini, ed era difficile capire chi fosse in vantaggio. Gli eserciti si accamparono presso la foresta di Arsia, e dagli alberi giunse una voce che diceva "Gli Etruschi hanno perduto un uomo in più, i Romani sono i vincitori". Presi dal panico, gli Etruschi scapparono. In realtà, la voce che aveva parlato non era quella di qualche divinità, ma quella dell'eroe Orazio che, dopo quel fatto, venne onorato.
Più famosi di questo Orazio sono i tre campioni di Roma che si scontrarono contro i Curiazi, campioni di Alba, per risolvere i conflitti tra le due città. Benché venissero considerati personalità storiche, però, si crede che questo aneddoto sia la trasposizione storica di un antichissimo mito di iniziazione, che ha equivalente anche in alcune leggende celtiche, come annota Dumezil.
Il terzo e ultimo Orazio è Orazio Coclite (detto anche il Guercio) che, da solo, difese un ponte che collegava Roma alla riva destra del Tevere, contro gli attacchi etruschi. Venne profondamente onorato con una statua al Vulcanale, ai piedi del Campidoglio. Perché il Vulcanale? Orazio rimase zoppo in seguito ad una ferita riportata in battaglia: guercio e zoppo. Due caratteristiche che legano fortemente l'eroe allo stesso dio Vulcano.
Orco
Nella tradizione romana, Orco era un demone della morte. Appariva nelle pittura funebri delle tombe etrusche, ed era rappresentato come un gigante irsuto e barbuto. Avvicinandosi agli dei ellenizzati, venne poi identificato con Plutone o con Dis Pater, di cui divenne soprannome. Tuttavia l'Orco è rimasta una figura viva nella lingua e nella cultura familiare.
Ore
Le Ore erano le dee delle stagioni, inizialmente, e divennero in un secondo tempo le divinità delle ore del giorno. Erano figlie di Zeus e Temi, sorelle delle Moire (vedi) ed erano tre: Eunomia, Diche e Irene (Disciplina, Giustizia e Pace). Gli Ateniesi, invece, le chiamavano Tallo, Auxo e Carpo, nomi che evocavano l'idea dello spuntare, del crescere e del fruttificare.
Avevano doppio aspetto: essendo divinità della Natura, presiedevano al ciclo della vegetazione, ma avendo anche una dimensione legata all'ordine, assicuravano anche il mantenimento della società.
La loro funzione nell'Olimpo erano diverse: vegliavano sulle porte della dimora divina, erano ancelle di Era, curavano i cavalli del carro del Sole. Le si nomina anche al seguito di Afrodite, come le Cariti, nel corteo di Dioniso e tra le compagne di gioco di Persefone. Anche Pan, dio dei boschi, amava la loro compagnia.
La loro iconografia le vedeva giovani ragazze eleganti, con in mano un fiore o una pianta.
La tradizione per cui una delle Ore divenne sposa di Zefiro (il vento primaverile dell'ovest) e madre di Carpo (il Frutto) è tardiva.
Oreste
Figlio di Agamennone (vedi) e Clitemnestra (vedi), e fratello di Elettra. Quando la madre e il suo amante Egidio uccisero Agamennone, Oreste - ancora bambino - fu salvato dalla sorella maggiore e dalla nutrice. Venne mandato dallo zio Strofio, re della Focide, e qui allevato assieme al figlio del re, Pilade, che divenne suo grande amico.
Dopo otto anni, fingendo di essere messaggero di Strofio, Oreste tornò a Micene e annunciò la propria morte. Egidio lo accolse come ospite, ma venne da lui ucciso. Con l'aiuto della sorella, si vendicò in seguito anche della madre, ma le Erinni lo perseguitarono per questo. Secondo la tragedia di Eschilo, solo in seguito alla purificazione da parte dell'Areopago di Atene Oreste riuscì a liberarsi dai loro tormenti.
Come ulteriore purificazione, Apollo gli consigliò di recarsi in Tauride per riportare ad Atene una statua di Artemide, ma quando, assieme al fidato Pilade, giunse in quel luogo, venne catturato con l'intento di essere sacrificato. Ifigenia, sua sorella, che era sacerdotessa della dea presso quelle genti, promise a uno dei due la vita salva se le avesse portato ad Argo delle lettere. Dopo un lungo dibattito, si decise che a partire avrebbe dovuto essere Pilade, confidando che Apollo avrebbe protetto Oreste. Ifigenia, però, non sapeva che il prigioniero era proprio suo fratello, e quindi consegnò a Pilade delle lettere indirizzate proprio a lui. Svelando la propria identità alla ragazza, i fratelli si rincontrarono finalmente e, insieme, riuscirono a fuggire.
Tornato in patria, Oreste si sposò con Ermione, figlia di Elena e Menelao, e divenne re di Micene. Sua sorella Elettra divenne sposa di Pilade.
Si racconta che morì in Arcadia, molto vecchio, forse in seguito al morso di un serpente.
Orfeo
Innanzitutto, un piccolo discorso sull'etimologia del nome dell'eroe. Non è molto chiara la sua etimologia: secondo alcuni il nome è da ricollegarsi al termine orphanòs, ossia "solitario". Per altri è da collegare a èrebos, in virtù di una comune radice orph che significava "tenebre", parimenti alla ninfa infernale Orphne o a uno dei cavalli di Ade, Orphaios. Altri ancora, pensando ai pesci del santuario di Apollo in Licia, chiamati orphoì, il suo nome significherebbe "il pescatore".
Orfeo era figlio del re di Tracia Eagro (per altri, di Apollo) e della musa Calliope, ed era un famosissimo cantore e musico. Le Muse stesse lo avevano educato ad usare la lira, ed era diventato così esperto dello strumento che, quando la suonava, la Natura ne rimaneva incantata: le belve si chetavano, le piante si muovevano, i fiumi fermavano il loro scorrere.
Orfeo prese parte alla spedizione degli Argonauti e riuscì a salvare gli eroi dal canto delle Sirene superandole in abilità.
A lui fu promessa Euridice, figlia di Nereo e di Doride, ma quella morì il giorno stesso delle nozze per il morso di un serpente (per alcuni, durante un gioco, per altri perché inseguita dal pastore Aristeo). Orfeo era così disperato che decise di scendere negli Inferi per riportarla in vita. Riuscì ad ammansire Cerbero e Caronte, e incantò tutta l'Ade, tanto che le Danaidi smisero di raccogliere l'acqua, Tantalo di soffrire fame e sete, Issione di girare la ruota, Sisifo di trascinare il masso. Perfino Ade e Persefone si commossero,e gli concessero di riportare l'anima di Euridice nel mondo dei vivi, ma ad una condizione: durante il tragitto verso il mondo supero, Orfeo non avrebbe mai dovuto voltarsi. Condizione che il cantore non riuscì a rispettare, perdendo per sempre e definitivamente la sua amata.
Abbandonata ogni speranza, Orfeo si ritirò per tre anni sul monte Rodope, dove venne ucciso e dilaniato dalle Menadi tracie, di cui rifiutava l'amore. Si racconta che la sua testa, gettava nell'Ebro, continuò a cantare, commuovendo piante e animali. Gli déi, irritati per la sua morte, colpirono la Tracia con una pestilenza, che sarebbe cessata solo quando la testa di Orfeo fosse stata ritrovata. Un pescatore la trovò presso la foce del fiume Melete. In quel luogo venne eretto un santuario in onore dell'eroe.
Orione
Ci sono due personaggi con questo nome.
Uno era figlio di Zeus, Poseidone ed Hermes. Questi tre dei si erano travestiti da mendicanti e avevano cominciato a girare per la Beozia, per testare l'ospitalità dei suoi abitanti. Un contadino di nome Irieo li trattò così bene, nonostante la povertà, che le divinità decisero di premiarlo esaudendogli un desiderio. Visto che Irieo era vedovo ma fedele al ricordo della moglie, non aveva potuto avere figli. Per questo chiese agli dei di dargliene uno. Questi si fecero portare la pelle del bue che avevano mangiato a pranzo, e ci urinarono sopra. Poi dissero al contadino di seppellirla e di ritirarla fuori dopo nove mesi. Irieo obbedì, e si trovò tra le braccia un bambino gigantesco, a cui diede quel nome.
Un altro Orione era figlio di Poseidone e di Euriale, figlia di Minosse (per altri, figlio della Terra). Era un cacciatore gigantesco e bellissimo. In prime nozze si era sposato con Side, ma dopo la morte di questa si incapricciò di Merope, figlia di Enopione, re di Chio e figlio di Dioniso. In cambio della mano della ragazza, Enopione chiese al cacciatore di liberare il regno dalle belve feroci, cosa che riuscì a fare. Tuttavia, Enopione si rifiutò di rispettare il patto, quindi Orione rapì la ragazza. Per vendetta il re di Chio lo invitò ad un banchetto e, con la complicità del padre Dioniso, lo accecò.
L'unico modo che aveva per recuperare la vista sarebbe stato volgere al dio Sole le orbite vuote, questo gli disse un oracolo. Orione, allora, si recò alle officine di Efesto e chiese al nano Cedalio di salirgli sulle spalle e di guidarlo verso oriente. I suoi occhi guarirono, e Orione si preparò alla vendetta.
Furioso, si mise a cercare Enopione, ma - durante la ricerca - non disdegnava di sterminare tutti gli animali che incontrava. Così Artemide gli mandò contro uno scorpione che lo punse e lo uccise. Lo scorpione e Orione divennero costellazioni, e il cane di Orione, Sirio, divenne una stella.
Secondo un'altra versione, la dea Artemide uccise Orione perché gelosa della sua relazione con Eos.
Oromedonte
Uno dei Giganti che si ribellarono a Zeus.
Ortro
Cane mostruoso, figlio di Tifone ed Echidna, aveva due teste e custodiva le mandrie di Gerione. Eracle lo uccise per compiere una delle sue fatiche.
Ossa
Divinità allegorica che i Romani identificarono con la Fama. Aveva funzioni simili ad Iride, ed era particolarmente adorata ad Atene.
Ossilo
Eroe eponimo dell'Etolia, il suo mito è legato agli Eraclidi. Questi, seguendo un oracolo, dovevano aspettare una guida con tre occhi per giungere nel Peloponneso e conquistarlo. Fu così che incontrarono Ossilo, che tornava in Etolia su un cavallo con un occhio solo. Ossilo accettò di fargli da guida nel Peloponneso, chiedendo in cambio il regno d'Elide, che un tempo apparteneva ai suoi antenati.
Ozionia
Una delle figlie di Eretteo (vedi).