Mitologia classica - N
Naiadi
Il loro nome significava Coloro che nuotano, ed erano ninfe delle acque dolci, figlie di Zeus (per altri, Nereo) e di Dori.
Le Naiadi venivano divise in tre gruppi: le Potameidi (ninfe dei fiumi), le Creniadi (ninfe delle sorgenti) e le Limnadi (ninfe delle paludi e dei laghi).
Si diceva che le Naiadi avessero il dono della profezia, e che fossero molto esperte nella musica e nella poesia. Erano inoltre venerate come nutrici di vegetali, animali e uomini.
Erano Ninfe allegre e spensierate, e spesso venivano rappresentate in compagnia di Satiri e Sileni, con cui solevano danzare.
Narciso
Narciso era figlio del dio fluviale Cefiso e della ninfa Liriope. La madre aveva interrogato l'indovino Tiresia alla nascita del figlio, e lui rispose che il piccolo sarebbe vissuto a lungo se non avesse mai guardato se stesso.
Narciso crebbe come un giovane di incredibile bellezza, ma rifiutò l'amore di tutte le ninfe che si innamorarono di lui, compresa Eco. Per questo, si dice, venne punito da Nemesi (vedi), che gli ispirò un folle amore per la sua stessa immagine, riflessa nella fonte Ramnusia.
Consumato dall'amore per se stesso, e non riuscendo a toccare l'immagine di sé che tanto amava, si lasciò morire sulla riva della fonte (secondo altre versioni, vi cadde dentro e annegò). Venne poi trasformato nel fiore che porta il suo nome.
Nausicaa
Principessa dei Feaci, figlia di Alcinoo e della regina Arete. Atena si servì di lei per salvare Ulisse, apparendole in sogno e convincendola a recarsi a lavare le vesti al fiume. Così condusse letteralmente la fanciulla al luogo dove l'eroe era riuscito ad arrivare dopo l'ennesimo naufragio.
Fu Nausicaa, quindi, a salvare letteralmente Ulisse, ordinando che venisse curato, lavato e rifocillato.
La ragazza si innamorò dell'eroe, ma questo suo tenero amore non venne corrisposto da lui, e quindi lo lasciò andare. Omero ricorda il suo commovente saluto con queste parole:
"Ti saluto, straniero, perché possa ricordarti di me
anche in patria: poiché devi a me per prima la vita."
Secondo una leggenda posteriore ad Omero, Nausicaa avrebbe poi sposato il figlio di Ulisse, Telemaco.
Naute
Indovino troiano e sacerdote di Atena, riuscì a salvare il Palladio dall'incendio di Troia, portandolo con sè al seguito di Enea.
Secondo un'altra versione, Diomede, spaventato dalle possibile conseguenze del suo furto, gielo riconsegnò dopo averlo rubato assieme ad Ulisse.
Neanto
Figlio di Pittaco, era re di Lesbo. Corruppe con del denaro i sacerdoti del tempio di Apollo a Lesbo, dove era conservata la lira di Orfeo, per potersene impadronire. Convinto che il possesso dello strumento potesse anche concedergli il potere che era stato del mitico cantore, si recò nel bosco per incantare piante, animali e sassi. Ma nelle sue mani, la lira di Orfeo non compì il miracolo, e Neanto finì sbranato da un branco di cani inferociti.
Nebride
Era la pelle di cerbiatto indossata da Dioniso e dai suoi seguaci (satiri, sileni e menadi). Il cervo era inviso ai membri del tiaso dionisiaco perché mangiava le gemme delle viti, piante sacre al dio.
Necessità (Ananke)
Era figlia della Fortuna, ed era una divinità allegorica, che impersonificava la forza del Destino, unica forza a cui chiunque, perfino Zeus, era sottomesso.
Necessità aveva un tempio a lei dedicato a Corinto, e solo la sua sacerdotessa poteva entrarci.
Veniva rappresentata con un fuso tra le ginocchia che attraversava i poli del mondo. Attorno a lei stavano altre divinità legate al destino, come le Moire e le Sirene, che cantavano le sorti della vita dell'uomo.
Nefele
Una Nefele del mito era una nuvola a forma di donna, creata da Zeus per ingannare Issione. Dall'unione dei due nacquero i Centauri, che Nefele aiutò durante la lotta contro Eracle, rendendo impraticabile il terreno su cui combattevano.
Un'altra Nefele fu moglie di Atamante. Era dea delle nuvole e madre di Frisso ed Elle. Salvrò i propri figli, sottraendoli alle angherie di Ino (sua sorella) con una nube dorata che sollevò i due giovani e li portò in salvo.
Neleo
Figlio della ninfa Tiro e del dio Poseidone. Poseidone aveva preso la ninfa con l'inganno, assumendo l'aspetto di Enipeo, un dio fluviale che a sua volta amava la ninfa.
Tiro rimase incinta di due gemelli, Neleo e Pelia, che espose. Il primo prese questo nome perché venne ritrovato mentre succhiava il latte di una cagna, il secondo perché aveva un livido - pelios - sul viso, procuratogli da un calcio di cavallo.
I due bambini furono trovati da un guardiano di cavalli, che li prese con sé e li allevò come suoi figli.
Tiro, dal canto suo, sposò Creteo, che poi adottò i due figli della moglie, ma quando Creteo morì, Pelio volle regnare sul regno di Iolco senza il fratello. Neleo, quindi, venne esiliato, e si recò in Messenia presso suo zio Afareo. Qui fondò la città di Pilo.
Sposò Clori, una delle figlie di Niobe e unica sopravvissuta all'eccidio compiuto da Apollo e Artemide. Da lei ebbe numerosi figli, se ne contano una dozzina.
Dopo l'uccisione di Ifito, Eracle si recò da Neleo per purificarsi, ma Neleo rifiutò di farlo entrare nella sua reggia. Allora l'eroe, appoggiato da Atena, lo attaccò e lo uccise assieme a quasi tutti i suoi figli, e questo nonostante Neleo avesse dalla sua parte numerose divinità, tra cui Poseidone, Ares ed Era. L'unico figlio a salvarsi fu Nestore, che in quel frangente non era in casa.
Secondo un'altra versione, Neleo riuscì a fuggire e riportò poi Pilo allo splendore di un tempo; secondo altri, morì a Corinto di morte naturale dopo aver istituito i giochi.
Nemesi
Il significato del nome è "Distribuzione, Indignazione". Nemesi era una dea primordiale, figlia di Zeus e della Necessità, o di Oceano e Notte. Originariamente era la dea che distribuiva equamente felicità e dolore, e che si irritava quando un uomo era troppo felice o troppo triste.
In seguito divenne la dea della vendetta, colei che perseguitava il malvagio e che puniva l'eccessiva superbia e l'eccessiva arroganza.
Nei miti si racconta di lei che cercò di sfuggire al desiderio amoroso di Zeus, senza però riuscirci. Inizialmente la madre Notte riuscì a nasconderla, ma Zeus se ne accorse e minacciò la dea di rinchiuderla nel Tartaro. La Notte, quindi, fu costretta a consegnare la figlia al dio. Nemesi cercò di sfuggirgli trasformandosi in numerosi animali, e scappando fino ai limiti del mondo, dove assunse la forma di un'oca selvaggia.
Zeus la raggiunse comunque, e si unì a lei in forma di cigno. Alcune versioni dicono che da questa unione sia nata Elena, colei che avrebbe portato mali agli uomini vendicando su di loro la violenza subita da Nemesi.
Era rappresentata come una giovane donna dall'aspetto austero e severo. Era dotata di ali, di freno, di una sfera e di una spada. Non la si venerava solo in Grecia, ma anche in Siria, a Babilonia e a Rome, dove le fu consacrato un tempio sul Campidoglio.
Nenia
Divinità minore romana che era posta a protezione dei moribondi e che simboleggiava il lamento funebre. La si invocava solo nel momento dell'agonia, e aveva un tempio sul Viminale.
Il canto in onore del defunto che veniva intonato dalle prefiche durante il funerale prese il nome da lei: si trattava di una cantilena monotona in lode dello scomparso.
Neottolemo
Era il figlio di Achille, avuto da Deidamia. Il suo vero nome era Pirro, dal momento che aveva i capelli biondi (pyrros significava proprio "biondo").
Venne allevato dal nonno materno Licomede e partì per Troia dopo la morte del padre, ancora giovinetto, perché una predizione di Calcante sosteneva che Troia sarebbe caduta solo col suo intervento.
Fu spietato e crudele in battaglia, e fu il primo ad entrare nel Cavallo. Fu lui ad uccidere Priamo e a scagliare dalle porte Scee il figlio di Ettore e Andromaca, Astianatte. Fu sempre lui a sacrificare Polissena sul sepolcro di Achille.
Come bottino di guerra, ottenne Andromaca, la vedova di Ettore. Da lei ebbe tre figli, Molosso, Pergamo e Anfialo, ma poi la ripudiò, cedendola ad Eleno. Tornò poi a Ftia, in Tessaglia, per prendersi l'eredità paterna.
Secondo un'altra versione, si stabilì in Epiro e si risposò con Ermione, figlia di Menelao, che però era stata promessa ad Oreste.
Abbiamo versioni diverse anche riguardo alla sua morte: per alcuni sarebbe stato ucciso proprio da Oreste, per istigazione di Ermione. Per altri ad ucciderlo sarebbero stati gli abitanti di Delfi, per il suo comportamento empio nei confronti di Apollo. Per altri ancora, ad ucciderlo sarebbe stato Macareo, sacerdote di Apollo.
Nepente
Era una pianta magica egiziana che era in grado di lenire qualsiasi dolore a chi l'avesse bevuta sciolta nel vino. Si racconta che Elena la usò per lenire il dolore dei commensali straziati dal racconto di Menelao circa le disavventure di Ulisse.
Nereidi
Figlie di Nereo e dell'oceanina Doride, erano le ninfe del Mare e proteggevano i naviganti. Vivevano coi genitori negli abissi del mar Egeo in una grotta tutta d'oro.
A volte, quando il mare era calmo, emergevano e giocavano coi Tritoni.
Si dicevano fossero una cinquantina o un centinaio, e i loro nomi erano tutti collegati ad aspetti del mare. C'erano, ad esempio, Anfitoe (Colei che corre intorno), Ferusa (Colei che trasporta), Spio (La Grotta), Cimotoe (l'Onda Rapita), ma le più famose tra loro sono Glauce (l'Azzurra), Anfitrite, Teti e Galatea.
Erano raffigurate come bellissime fanciulle dai capelli d'oro, spesso cavalcanti animali fantastici o delfini, oppure trainate da carri guidati da Tritoni. I Romani le rappresentavano anche con la metà inferiore del corpo a coda di pesce.
Alle Nereidi erano sacri gli alcioni, ed erano offerti loro latte, miele, dolci e frutta, che venivano lasciati in grotte vicino al mare.
Nereo
Figlio di Gea (la Terra) e di Ponto (il Mare) e a sua volta dio del mare profondo. Simboleggiava la natura benefica e l'aspetto piacevole del mare. Dalle nozze con Doride ebbe le Nereidi.
Come molte divinità marine, era profeta e poteva assumere forme diverse, soprattutto quelle di serpente, acqua e fuoco.
Predisse a Paride i mali che avrebbe causato e spiegò ad Eracle come fare per raggiungere il giardino delle Esperidi e rubarvi le mele d'oro.
Lo si rappresentava come un vecchio saggio, buono e pio, allegro e circondato dalle bellissime figlie nella loro grotta aurea.
Nerito
Figlio di Nereo, fu amato da Afrodite nel periodo in cui la dea visse in mare. Al momento della partenzza per salire sull'Olimpo, la dea volle portarlo con sé, ma lui rifiutò, non volendo abbandonare il padre e le sorelle. Allora Afrodite lo trasformò in una conchiglia.
Nesso
Centauro, figlio di Issione e Nefele, traghettò Eracle e sua moglie Deianira sul fiume Eveno. Cercò di usare violenza sulla donna, ma Eracle intervenne e lo uccise con una freccia avvelenata. Prima di morire, Nesso convinse Deianira a raccogliere il suo sangue (o la sua tunica insanguinata) per usarlo, in caso di necessità, come filtro d'amore. In realtà il sangue di Nesso si rivelò un potentissimo veleno, e fu proprio questo a causare la morte dell'eroe.
Nestore
Figlio di Neleo e di Cloride e re di Pilo, scampò alla vendetta di Eracle (vedi Neleo), e assunse quindi il ruolo di sovrano. Visse molto a lungo.
Partecipò alla lotta contro i Centauri, alla spedizione degli Argonauti, alla caccia del Cinghiale Calidonio e perfino alla guerra di Troia, anche se da vecchio.
Omero lo descrive come saggio e prudente, come consigliere amato e rispettato, in grado di moderare gli animi e riportare la concordia. Si dice che visse per trecento anni.
Nettuno
Vedi Poseidone.
Nicea
Era la figlia di Sangario, un dio fluviale, e di Cibele, ed era molto bella, ma anche superba e sdegnosa.
Uccise il pastore Imno, che era innamorato di lei, e respinse l'amore di Dioniso, che riuscì comunque a possederla facendola ubriacare. Una volta resasi conto dell'accaduto, Nicea si uccise per il disonore.
Secondo un'altra versione, fu la madre dei Satiri.
Nicomaco
Famoso medico, venerato come un dio in alcune zone della Grecia.
Nike
Figlia del titano Pallante e dell'oceanina Stige, personificava la vittoria. Aveva come fratelli Cratos (la forza), Bia (la violenza) e Zelos (la gelosia).
Originariamente era solo un attributo di Atena, ma poi acquisì la dignità di divinità a sé stante. Fu la prima a rispondere all'appello di Zeus nella lotta contro i Titani, e da allora Zeus la volle sempre a suo fianco sull'Olimpo.
Aveva un tempio per sé, sull'Acropoli di Atene, dove era rappresentata senza le ali (Nike Apteros) come augurio che non abbandonasse mai gli Ateniesi.
Fu identificata con la dea Vittoria dai Romani.
La si raffigurava come una giovane, bella, vestita con un abito fluttuante, grandi ali, una corona d'ulivo e una palma in mano.
Ninfe
Erano divinità minori che personificavano diverse forme della natura. Erano figlie di Zeus o di Oceano e Teti, o ancora di Nereo e Doride.
Venivano immaginatte come bellissime fanciulle, dotate di eterna giovinezza, ma non di vita eterna (anche se vivevano molto a lungo). Vivevano nei boschi, nei fiumi, nei mari ecc., e spesso costituivano il corteggio di altre divinità maggiori come Dioniso o Artemide.
A volte sfuggivano all'amore degli uomini, a volte si univano a loro. Proteggevano spesso uomini, piante e animali, e sedevano nel consiglio degli dei. Gradivano inoltre offerte di latte, idromele, olio, miele.
A Roma si costruivano in loro onore dei tempietti vicino alle sorgenti, o delle fontane. Famoso fu il Septizonium costruito da Settimio Severo.
Niobe
Figlia di Tantalo e di Taigete, sorella di Pelope. Sposò Anfione, re di Tebe, e da lui ebbe ben quattordici figli, sette maschi e sette femmine (così dice Apollodoro; Omero sostiene che i figli fossero dodici, Saffo diciotto, Esiodo venti e Erodoto solo quattro).
Era così soddisfatta della sua prole che se ne vantò davanti a Leto, madre di "appena" due divinità. Apollo e Artemide, quindi, vendicarono l'onore della madre e punirono l'hybris di Niobe uccidendo tutti i suoi figli (Apollo colpì gli uomini, Artemide le donne).
I cadaveri non furono sepolti per nove giorni, perché Zeus aveva trasformato in pietra tutti gli abitanti della città, ma poi furono gli stessi dei a dar loro sepoltura. Solo una figlia di Niobe si salvò, Clori ("la pallida"), che si era già sposata con Neleo e viveva a Pilo.
Secondo alcune versioni, si salvarono anche Amicle e Melibea (ma per alcuni quest'ultimo sarebbe stato il nome di Clori, prima di impallidire per l'orrore). Sarebbero quindi rimasti vivi solo due figli. Due, come i figli divini di Latona.
Quanto a Niobe, per alcuni fu mutata in pietra e poi trasportata da un turbine sul monte Sipilo, presso Magnesia, in Asia Minore. Da qui sgorgò una fonte perenne che, secondo la leggenda, sarebbe stata il suo pianto.
Niso
Compagno di Enea e figlio di Irtaco. E' celebre il suo episodio legato all'amicizia con Eurialo.
Niso era anche il nome di un re di Megara. Aveva un capello d'oro dal quale dipendevano la sua vita e la sorte della città. Durante la guerra di Minosse contro Atene, Minosse assediò la città di Megara. La figlia di Niso, Scilla, si innamorò di Minosse e - mentre il padre dormiva - gli strappò il capello d'oro.
Niso morì e Megara cadde nelle mani di Minosse. Scilla venne punita dagli dei che la trasformarono in allodola, e Niso divenne un'aquila marina.
Notte
Divinità primordiale che, secondo la tradizione orfica, nacque dal Caos in forma di uccello nero, insieme ad Erebo. Fecondata dal vento, depose un uovo d'argento, e da esso nacque Eros o Protogono, "Primogenito". Da Erebo, secondo Esiodo, la Notte ebbe Etere (la luce del cielo) ed Emera (il giorno).
Anche se le versioni del mito sono molte, la Notte è sempre considerata divinità primigenia, come Gea e Teti, ed era temuta perfino da Zeus.
La sua prole conta le Erinni, avute da Acheronte, il Destino, avuto dal Caos, le Moire, Thanatos (la Morte) e Hypnos (il Sonno), i Sogni, le Esperidi e Nemesi, la Discordia, il Dolore e molti altri, tutti nati da lei sola.
Si diceva che vivesse nell'estremo occidente, da dove sorgeva al tramonto del Sole.
Le erano sacri tutti gli animali notturni. Era raffigurata velata e seduta su un carro d'ebano trainato da cavalli neri, con uno scettro in mano. Spesso teneva anche in braccio due bambini: uno bianco, simbolo del sonno, e uno nero, simbolo della morte.
Numa Pompilio
Secondo re di Roma. Era di origine sabina, era molto religioso e gli si attribuisce come moglie e consigliera la ninfa Egeria. Introdusse molti culti, tra cui quello di Vesta, Giano, Terminus. Riformò il calendario stabilento i giorni festivi, i giorni fasti e quelli nefasti. Si diceva possedesse anche poteri magici.
Numeria
Dea dell'aritmetica, veniva invocata dalle donne incinte per calcolare il giorno del parto.
Numicio
Divinità fluviale romana, sposò Anna, sorella di Didone, e nel suo fiume si dice sarebbe scomparso Enea.
Numitore
Erede al trono di Alba, fu spodestato dal fratello minore Amulio e poi riportato sul trono dai nipoti Romolo e Remo, decisi a vendicare la madre, Rea Silvia, che lui aveva costretto a diventare sacerdotessa di Vesta.
Nundina
Divinità minore romana, era invocata il giorno in cui si purificavano i figli (nove giorni dopo la nascita i bambini; otto le bambine).