Mitologia classica - M
Magna Mater
Nome frigio e libico della dea Rea-Cibele. Il suo culto si diffuse in Grecia fra il VI e il IV secolo a.C.
A Roma entrò nel 205 a.C. da Pessinunte, dal momento che i libri sibillini ne avevano consigliato l'introduzione per vincere, col suo favore, la seconda guerra punica.
Maia
Figlia di Atlante e Pleione, era la più bella delle Pleiadi. Zeus la amò e la rese madre di Hermes. Era la perseguitò, non tanto per la nascita di Hermes, quanto perchè nutrì Arcade, figlio di Callisto.
Zeus la tramutò in stella.
Mani
Erano le anime dei morti che, in vita, erano stati buoni. Il loro culto fu istituito con le leggi delle Dodici Tavole.
Furono identificati coi Lari, ed erano festeggiati durante le Parentalia, a febbraio.
In quei giorni si adornavano di fiori i sepolcri e, presso questi, si banchettava con lenticchie e uova.
Manto
Manto era il nome di due indovine, una greca e una italica.
La prima era la figlia di Tiresia. Dopo che gli Epigoni conquistarono Tebe, fu mandata a Delfi come offerta al dio Apollo, di cui era sacerdotessa.
Fu poi sedotta da Alcmeone, che la rese madre di due figli, Anfiloco e Tisifone.
Venne poi inviata da Apollo in Asia Minore. Qui fondò la città di Claro e sposò il cretese Racio.
Il loro figlio, Mopso, divenne anch'egli indovino, e sconfisse Calcante nella celebre sfida (vedi).
Manto, per il dolore della fine della sua città, Tebe, pianse tanto che divenne una fonte. Chi beveva dalle sue acque diventava profeta.
La seconda Manto era un'indovina italica. Sposò il dio fluviale Tiberino da cui ebbe Ocno, fondatore di Mantova, così chiamata per onorare la madre.
Marpessa (o Marpissa)
Figlia di Eveno, re di Etolia, e di Alcippe.
Il padre non voleva che si sposasse, e quindi sfidava i pretendenti a una gara di cocchi. Eveno riusciva sempre a vincere, e uccideva i perdenti.
Ida sorprese Marpessa nel tempio di Artemidee la rapì su un cocchio con dei cavalli velocissimi, dono di Poseidone.
Eveno cercò di inseguire la figlia, ma non riuscì a raggiungerli, e si gettò in mare.
Tuttavia anche Apollo era innamorato della ragazza, e quindi sbarrò la strada ai due fuggiaschi. Zeus allora intervenne, dando facoltà alla stessa Marpessa di scegliere quale dei due pretendenti amare, ed ella scelse Ida.
Marsia
Sileno di origine frigia, figlio di Olimpo e amato da Cibele. E' famoso per un aneddoto che lo lega ad Apollo.
Atena aveva gettato via un flauto perchè, per suonarlo, doveva gonfiare le gote e ciò riteneva imbruttirla. Marsia raccolse il flauto e divenne così esperto che Cibele se ne innamorò. Ma soprattutto Marsia era così sicuro di sè che osà sfidare Apollo in una gara di musica: il vincitore avrebbe fatto del vinto ciò che voleva.
Come giudici vennero chiamati le Muse e re Mida. Apollo cantò accompagnato dalla lira, Marsia usò il suo flauto.
Il responso non fu unanime: le Muse attribuirono la vittoria ad Apollo, che quindi vinse. Ma Mida votò per Marsia. Il dio, allora, punì Mida facendogli spuntare delle imbarazzanti orecchie d'asino, mentre Marsia fu legato ad un pino e scorticato.
Il suo sangue divenne il fiume Marsia, le cui acque sono le più limpide della Frigia.
Marte
Vedi Ares.
Mater Matuta
Antica dea italica della luce mattutina, compagna di Giano (Pater Matutinus).
Era la protettrice delle partorienti e di goni nascita, e la si festeggiava in giugno, durante le Matralia.
Il suo tempio più famoso ea a Satrico, ma ne aveva anche uno a Roma, costruito da Servio Tullio.
Medea
Figlia di Eeta, re della Colchide, e di Ecate, era una famosa Maga, sorella di Circe. Il suo mito è legato a quello di Giasone.
Dopo la sua fuga da Corinto, si recò a Tebe da Eracle, che guarì dalla follia. Ma i Tebani non gradirono la sua presenza per ciò che aveva fatto al loro re Creonte.
La donna dovette quindi fuggire ad Atene, dove sposò Egeo, da cui ebbe Medo. Quando Teseo tornò nella città, Medea tentò di convincere Egeo ad avvelenarlo, sfruttando il fatto che l'uomo non avesse riconosciuto il figlio. Questo per garantire al figlio Medo l'eredità del regno.
Ma il piano di Medea fallì, e la donna dovette fuggire prima in Italia, dove insegnò ai Marubi l'arte di incantare i serpenti, e poi in Frigia e in Asia.
Tornò infine in patria, dove Perse aveva detronizzato il padre Eeta. Con l'aiuto del figlio Medo uccise Perse e si riconciliò col padre.
Medo
Figlio di Medea e di Egeo. Quando Medea fuggì da Atene, non la seguì, ma in un secondo tempo si mise in viaggio verso la Colchide, in cerca di lei. Sapendo di un oracolo temuta da Perse, che aveva usurpato il trono di Eeta, per cui un discendente di Eeta sarebbe stato causa della sua rovina, non si svelò, presentandosi come fratello di Glauce, la seconda moglie di Giasone.
Medea, che era in Colchide, tentò di uccidere il parente della sua rivale, ma lo riconobbe in tempo. Insieme uccisero Perse e rimisero sul trono Eeta, a cui poi Medo successe al trono.
Secondo un'altra versione, Medo avrebbe seguito la madre bandita da Atene, e sarebbe morto combattendo contro gli Indi.
Medusa
Figlia di Forco e di Ceto, era una delle Gorgoni.
Sull'aspetto di Medusa, l'unica tra le Gorgoni ad essere mortale, ci sono varie versioni. Per alcune era bellissima, tanto che Poseidone se ne innamorò e si trasformò in uccello per rapirla. La sedusse nel tempio di Atena, e Medusa nascose il volto dietro l'egida della dea. Atena, offesa,la punì trasformandola in un mostro con serpi al posto dei capelli, zanne al posto dei denti e tanto orrenda da tramutare in pietra chiunque la guardasse.
Un'altra variante prevede che questo aspetto fosse stato la punizione di Atena perchè Medusa si era vantata di avere dei capelli più belli dei suoi.
Ad uccidere Medusa fu Perseo, che le troncò la testa guardandola attraverso uno specchio.
Megara
Figlia di Creonte, re di Tebe, e prima moglie di Eracle. Fu uccisa assieme ai suoi figli da Eracle, reso pazzo da Era che lo punì per aver ucciso Lico.
Secondo un'altra tradizione, l'eroe non la uccise, ma la cedette al cugino Iolao.
Megera
vedi Erinni
Melampo
Figlio di Amitaone e Dorippe, il suo nome significa "piedi neri". Fu indovino e medico eccezionale. Era in grado di comprendere il linguaggio degli uccelli grazie ad alcuni serpenti che aveva salvato.
Apollo gli concesse di predire il futuro (e fu il primo tra i mortali a poterlo fare) leggendolo nelle viscere degli animali.
Quando il fratello Biante si innamorò di Pero, figlia di Neleo, Melampo tentò di rubare i buoi di re Filaco per pernettere al fratello di chiedere la fanciulla in sposa. Ma venne scoperto e imprigionato per furto.
In prigione i tarli gli predissero che ben presto il palazzo sarebbe crollato. Melampo informò il re che, per ricompensarlo, lo liberò. Filaco gli chiese anche di guarire suo figlio Ificlo dalla sterilità, in cambio dei buoi che aveva cercato di rubare.
Oltre a Ificlo, Melampo guarì anche Ifianassa, Ifinoe e Lisippa, le figlie di Preto, re di Tirinto, impazzite per aver rifiutato i misteri dionisiaci, e in premio ebbe una parte del suo regno.
Sposò Ifianassa e tutti i loro discendenti ebbero il dono della profezia.
Meleagro
Figlio di Oineo, re di Calidone, e di Altea.
Secondo una leggenda, il suo vero padre sarebbe stato Ares, unitosi ad Altea.
Alla sua nascita le Moire profetizzarono che sarebbe vissuto fino a che non si fosse consumato un tizzone che stava ardendo nel focolare. Altea tolse il tizzone dal fuoco e lo conservò gelosamente.
Meleagro divenne un grande eroe: partecipò alla caccia al cinghiale calidonio, ma durante la spedizione scoppiò una guerra tra Calidone e Pleurone, regno degli zii. Durante una battaglia, Meleagro venne ucciso da Apollo.
Secondo un'altra versione, Meleagro uccise gli zii. Altea, venuta a sapere la notizia della loro morte, presa dalla rabbia gettò nel fuoco il tizzone che aveva conservato, e Meleagro morì. Poi, pentitasi del gesto, la stessa Altea si gettò nel fuoco.
Nel regno delle ombre, fu l'unico a non fuggire quando Eracle, ancora vivo, vi penetrò. Parlò con l'eroe e gli raccomandò la sorella Deianira, che poi Eracle effettivamente sposò.
Meliadi
Ninfe dei frassini, figlie di Gea. Nacquero dallegocce del sangue di Urano. Proteggecano i bambini abbandonati sotto gli alberi.
Per altri erano divinità belliche, visto che le lance erano fatte di legno di frassino.
Melibea
Unica dei figli di Niobe a non perire per mano di Artemide. Ma quando le fu data la notizia della morte di tutti i suoi fratelli impallidì tanto per il dolore che fu chiamata Clori, la pallida.
Melissa
Figlia di Melisso, re di Creta. Nutrì Zeus neonato assieme alle sorelle Ida e Adrastea.
Pare che sia stata lei a rivelare agli uomini l'utilità del miele. Secondo alcuni, si trasformò in ape. Secondo altri, era una vecchia di Corinto a cui Demetra insegnò i misteri del suo culto. Alcune donne cercarono di costringerla a rivelare loro quanto la dea le aveva insegnato, ma lei si rifiuto, venendo uccisa da quelle. Dal suo cadavere, Demetra fece uscire uno sciame di api.
Melpomene
Una delle Muse (vedi), era la Musa della tragedia.
Menadi
Vedi Baccanti.
Menelao
Figlio di Atreo, re di Micene, e fratello di Agamennone. Sposò Elena e divenne re di Sparta.
Partì poi per Troia, dopo il rapimento della moglie, assieme al fratello e a tutti coloro che erano stati pretendenti di Elena e che avevano giurato di difendere gli sposi.
Dopo la caduta della città, si riconciliò con la moglie e, dopo otto anni di peregrinazioni, potè tornare in patria grazie ai consigli di proteo.
Alla sua morte, venne assunto nei Campi Elisi come un semidio.
Mercurio
Vedi Hermes.
Metis
Il suo nome significa "Riflessione". Era figlia di Oceano e Teti. Preparò una bevanda speciale che costrinse Crono a vomitare i figli che aveva divorato. Fu la prima moglie di Zeus, ma per via di un oracolo che aveva predetto che un figlio di Metis avrebbe detronizzato Zeus, quando la dea rimase incinta (di Atena), Zeus la ingoiò.
Mida
Re della Frigia, figlio di Gordio e della dea Cibele.
In realtà Gordio era il suo padre adottivo: il vero genitore sembra essere stato un satiro.
Mida aveva un giardino di rose di sessanta petali ciascuna, con un profumo senza uguali. Un giorno Sileno, ubriaco, si smarrì nel suo giardino, e Mida lo aiutò a ritrovare la strada. Per ricompensarlo, Dionisio gli concesse un desiderio: Mida espresse quello di rendere oro tutto ciò che toccava.
Ma quando si accorse che anche il cibo e le bevande diventavano d'oro, e quindi non poteva mangiare nè bere, chiese al dio di liberarlo dal suo desiderio. Dionisio gli consigliò di immergersi nel fiume Pattolo, che da allora divenne pieno di pepite d'oro.
Fu anche arbitro nella contesa tra Apollo e Marsia (vedi). In seguito alla imbarazzante punizione ricevuta dal dio, coprì le orecchie asinine con una mitra, in modo che nessuno potesse vederle. Solo il suo barbiere era a conoscenza del segreto.
Ossessionato dal non poter rivelare a nessuno un segreto tanto grande, il barbiere scavò una buca e vi urlò dentro l'altarino di re Mida. Da quel buco, però, crebbero delle canne che, ondeggiando al vento, sussurrarono a tutti che il re Mida aveva le orecchie d'asino.
Minerva
Vedi Atena.
Minosse
Re di Creta, figlio di Zeus ed Europa. Sposò Pasifae da cui ebbe numerosi figli, tra cui Acacallide, Arianna, Fedra, Androgeo, Glauco e Crateo.
Pare che divenne re spodestando i fratelli Radamanto e Sarpedonte. Come conferma divina della sua sovranità, chiese a Poseidone di far emergere dalle acque un animale, promettendogli di sacrificarglielo.
Il dio gli mandò un bellissimo toro bianco, tanto bello che Minosse decise di tenerlo per sè. Il dio, offeso, ispirò a Pasifae un'insana passione verso il toro. Dedalo la aiutò a soddisfarla costruendo una finta mucca in cui la regina si nascose per unirsi all'animale.
Dall'unione zoofila nacque il Minotauro.
Per vendicare la morte del figlio Androgeo, ucciso dagli Ateniesi, Minosse impose alla città nemica un tributo annuale di sette fanciulli e sette fanciulle da sacrificare al mostro, rinchiuso nel labirinto di Cnosso.
Teseo, con l'aiuto di Arianna, riuscì ad uccidere il mostro e ad uscire dal labirinto.
Inseguendo Dedalo, che era riuscito a fuggire dal labirinto dove l'aveva rinchiuso, Minosse giunse in Sicilia, dove venne ucciso dal re Cocalo e dalle sue figlie.
Nell'Ade divenne giudice supremo dei morti.
Minotauro
Figlio di Pasifae e del toro di Poseidone, era un mostro con la testa di toro e il corpo umano. Minosse fece costruire da Dedalo un labirinto dove rinchiuderlo.
Si nutriva di carne umana, e venne ucciso da Teseo.
Mirmex
Ninfa al seguito di Atena, fu trasformata in formica per essersi vantata di aver inventato l'aratro.
Mirra
Figlia di Cinira, re di Cirpo, e di Cencride. La madre osò affermare che la figlia era più bella di Afrodite, e al dea si vendicò facendola innamorare del padre. Senza farsi riconoscere, si unì a lui nove volte. Quando Cinira se ne accorse, tentò di ucciderla.
Mirra, in preda al rimorso e alla vergogna, fuggì in Arabia, dove pregò gli dei di avere pietà di lei e del figlio che aveva in grembo. Gli dei la trasformarono allora nella piana odorosa a cui dà il nome. Il figlio che partorì da pianta fu Adone.
Moire
Le tre dee del Fato, figlie di Erebo e della Notte. I loro nomi erano Cloto ("la filatrice"), Lachesi ("colei che distribuisce") e Atropo ("l'inflessibile").
Atropo, la più piccola ma anche la maggiore i potente, aveva il compito di tagliare il filo della vita che le sorelle filavano e tessevano. La lunghezza del filo dipendeva solo da loro, e nemmeno Zeus potva interferire.
Presiedevano alla vita dell'uomo dalla nascita alla morte.
Erano rappresentate come tre orribili vecchie che vivevano nell'Ade, vestite sempre di nero e avide di sangue.
In alcuni casi, però, sapevano essere comprensive.
Alle Moire corrispondono le Parche romane.
Momo
Figlio del Sonno e della Notte, fratello della Follia, era il dio dello scherzo e della satira.
Esiste un mito legato a lui. Momo venne inviato da Atena, Poseidone ed Efesto a giudicare le loro invenzioni: la casa, il toro e l'uomo, giudicandole tutte e tre imperfette.
La casa non era trasportabile in caso di necessità. Il toro aveva le corna ai lati esterni della testa, invece che sopra gli occhi, per colpire meglio il bersaglio. L'uomo, infine, non aveva alcuno spiraglio del cuore da cui poterne vedere i sentimenti.
Gli stessi dei, a lungo andare, si stancarono delle sue burle e lo cacciarono dall'Olimpo.
Lo si rappresentava calvo, senza vestiti, con in mano una maschera e un bastone.
Morfeo
Figlio del Sonno e della Notte, e fratello di Fantaso e di Fobetore.
Era il dio dei sogni. Si diceva che si avvicinasse silenzioso a chi dormiva e che portasse sogni in cui comparivano esseri umani di cui imitava perfettamente la forma (il suo nome significa proprio "forma").
Fantaso, invece, inviava sogni di paesaggi, e Fobetori di animali.
Morfeo era raffigurato con grandi ali di farfalla sulle spalle e due alette in testa. Recava con sè una cornucopia da cui ucivano i sogni.
Muse
Figlie di Zeus e Mnemosine, originariamente erano ninfe delle sorgenti, dotate di poteri profetici, e se ne ricordavano solo tre (Melete, Aiodè e Mneme).
Più tardi salirono al numero di nove e si raccontò che furono partorite sul monte Pierio da Mnemosine, dopo essersi unita a Zeus per nove notti.
Apollo le condusse con sè sul monte Elicona e curò la loro educazione.
Si accompagnavano a lui (per questo era detto Musagete) e ad ognuna era attribuito un ramo delle arti o delle scienze.
Calliope, "dalla bella parola", presiedeva alla poesia in genere e, in particolare, all'elegia e all'epica. Il suo oggetto era uno stiletto.
Clio, la "glorificante", era la Musa che presiedeva alla storia e al canto epico. I suoi oggetti erano uno stiletto e un libro.
Tersicore, "che si rallegra della danza", era la Musa a cui era cara la lirica corale. Il suo oggetto era la lira.
Polimnia, "dai molti inni", presiedeva al canto, alla danza e alla musica sacri. Non aveva oggetti particolari, ma indossava una veste aderente.
Melpomene, "la cantante" presiedevaalla tragedia. I suoi oggetti erano una maschera, una spada e una corona di foglie di vite.
Erato, "l'amorosa", presiedeva alla poesia lirica e amorosa. Il suo oggetto era uno strumento musicale a corda.
Euterpe, "la rallegrante", proteggeva i suonatori di flauto e degli strumenti a fiato, e presiedeva il canto lirico.
Talia, "la fiorente", presiedeva alla commedia. I suoi oggetti erano una maschera e una corona d'edera.
E infine, Urania, "la celeste", era la Musa dell'astronomia. I suoi oggetti erano il globo e il campasso.
I Romani le identificarono con le Camene, antiche divinità italiche del canto.