Mitologia classica - L

Lachesi

Una delle tre Moire.

Laerte

Re di Itaca, figlio di Acrisio e di Calcomedusa e padre di Ulisse (per altre versioni il padre di Ulisse sarebbe stato Sisifo). Laerte partecipò con Giasone alla spedizione degli Argonauti, e con Meleagro a quella per cacciare il cinghiale calidonio.
Infine abdicò in favore del figlio. Quando Ulisse partì per Troia, Laerte riprese il regno, ma - per l'insolenza dei Proci - dovette ritirarsi in un misero podere. Aiutò il figlio, una volta tornato a casa, ad affrontare i ribelli e, in un secondo tempo, i parenti dei Proci uccisi. Si racconta che fu lui ad uccidere il padre di Antinoo.

Laio

Re di Tebe, figlio di Labdaco e discendente di Cadmo, è famoso per essere stato il padre di Edipo. Rimasto orfano molto presto, fu affidato al reggente Lico, che però approfittò della sua posizione per impadronirsi del regno.
Supportato dai Tebani, Laio riuscì a riprendersi il regno e a sposare Giocasta, da cui ebbe appunto Edipo.
Laio era anche considerato l'iniziatore dell'amore omosessuale: pare che abbia rapito il fanciullo Crisippo, figlio di Pelope e Axioche. Crisippo, per il disonore, si uccise e il fatto suscitò lo sdegno di Era (che inviò a Tebe la Sfinge), oltre che la maledizione che Pelope lanciò su lui e la sua stirpe (vedi episodi di Edipo e di Eteocle e Polinice).

Lamia

II suo nome deriva da laimos, ossia "gola" e quindi, traslato, "voracità". Lamia era figlia di Poseidone ed era regina della Libia.
Fu amata da Zeus, da cui ebbe numerosi figli e un dono speciale, quello di potersi togliere gli occhi e rimetterseli poi quando preferiva.
Era, gelosa come suo solito delle amanti del marito, la fece impazzire, uccidendo tutti i suoi figli tranne Scilla. Lamia allora, per la rabbia e la disperazione, cominciò a mordere e divorare i bambini, fino a che gli dei non la trasformarono in una cagna.
Si unì poi alle Empuse e divenne nell'immaginario collettivo uno degli spauracchi che, assieme ad altri mostri, tenevano buoni i bambini vivaci.

Lamie

Mostri notturni di fattezze femminili, attaccavano i giovani uomini e succhiavano il loro sangue. Si diceva avessero il corpo di un serpente e il volto di una donna.

Laocoonte

Sacerdote troiano di Apollo, fratello di Anchise. L'episodio che lo ha reso famoso è legato al cavallo di Troia: Laocoonte aveva messo in guardia i suoi concittadini dal fare entrare quel dono acheo nella città, ma dal mare era uscito un mostro marino a forma di serpente, inviato da Atena, che l'aveva stritolato.
I Troiani, a quella vista, credettero che il cavallo fosse un dono divino, e quindi lo accettarono.

Questa è la versione più conosciuta, ma ne esiste anche un'altra: Laocoonte, in precedenza, si sarebbe macchiato di sacrilegio unendosi a sua moglie davanti ad una statua consacrata di Apollo. In seguito alla guerra con gli Achei, quando questi ultimi finsero di tornarsene in Grecia, i Troiani chiesero a Laocoonte di offrire un sacrificio a Poseidone per chiedergli di riservare ai nemici un ritorno a casa difficile e pericoloso. Ma due enormi serpenti uscirono dal mare e si scagliarono contro i suoi figli. Laocoonte si precipitò per liberarli, ma finì lui stesso stritolato.

Laodamia

Una Laodamia era la figlia di Bellerofonte e di Achemone. Fu amata da Zeus ed ebbe dal dio un figlio, Sarpedonte, che divenne re di Licia. Ma per la sua superbia venne colpita da Artemide da una freccia.
Un'altra Laodamia era la figlia di Acasto e moglie di Protesilao, il primo guerriero acheo che morì a Troia. Laodamia pianse tanto disperata che commosse gli dei, che fecero ritornare Protesilao dal regno dei morti per tre ore.
Scaduto il tempo, anche Laodamia su uccise.
Secondo un'altra versione, Laodamia si fece costruire una statua con le fattezze del marito, su cui piangeva giorno e notte. I genitori, che non volevano si consumasse a quel modo, gettarono la statua nel fuoco; ma la donna la seguì tra le fiamme e per in questo modo.

Laomedonte

Re di Troia, figlio di Ilo e di Euridice, e padre di Priamo e Esione. Fu lui, una volta succeduto al padre, a costruire le mura della città assieme ad Apollo e Poseidone. Alla fine del lavoro, però, si rifiutò di consegnare agli dei il compenso pattuito (tutti i capi di bestiame che erano nati in quell'anno sulle sue terre); Apollo, allora, si vendicò con una terribile pestilenza, mentre Poseidone inondò la città e mandò a tormentarla un mostro marino.
Per far cessare i flagelli fu necessario sacrificare ogni anno una fanciulla al mostro. Dopo qualche anno toccò ad Esione, figlia proprio di Laomedonte. Eracle, che passava per Troia, promise di salvare la ragazza e di uccidere il mostro in cambio dei cavalli divini di Troo.
Ma nemmeno stavolta Laomedonte fu onesto; Eracle, quindi, organizzò una spedizione contro di lui e lo uccise, assieme a molti dei suoi figli. Si salvarono solo Priamo, che divenne il nuovo re, ed Esione, che fu data in sposa a Telamone.

Lapiti

Popolazione gigantesca della Tessaglia, si diceva fossero i discendenti dei figli di Eolo e Lapita, figlia di Apollo.
Combatterono contro i Centauri durante le nozze di Piritoo, il loro re, ed Ippodamia.
Eracle poi li scacciò dalla Tessaglia.

Lari

Lara era una ninfa del dio fluviale Almone. Rivelò ad Era gli amori di Zeus che, per punizione, le tagliò la lingua e ordinò a Hermes di condurla nell'Ade. Durante il viaggio, però, il dio si innamorò della ninfa e la rese madre dei gemelli Lari.
Originariamente erano divinità tutelari dei campi. Poi divennero divinità legate al focolare domestico. Ogni famiglia aveva il suo Lare, a cui i fanciulli (una volta diventati adulti) consacravano i loro giocattoli.
C'erano poi dei Lari che proteggevano i crocicchi (Lares compitales), i campi (Lares rurales), le strade (Lares viales), la città (Lares praestites), il mare (Lares Permarini) e gli accampamenti (Lares militares). C'erano anche i Lares hostiles, che proteggevano dai nemici.
erano raffigurati come due giovanetti in atto di danzare. Assieme a Vesta, ai Penati e ai Mani (con cui spesso vennero confusi in seuito) facevano parte delle divinità del culto familiare.

Larve

Erano le anime dei defunti malvagi. Si diceva si aggirassero di notte tra i vivi, per spaventarli. Per scacciarli bisognava fare determinati rituali a mezzanotte, come spargere fave nere davanti alla porta per nove volte nella festa a loro dedicata.

Latino

Figlio di Fauno e Marica, ninfa del Laurento, si sposò con Amata ed ebbe Lavinia.
Grazie ad alcuni oracoli che l'avevano avvertito, accolse bene Enea e gli diede in sposa la figlia, nonostante il parere contrario di Amata. Il che scatenò la guerra tra Latini e Troiani.
Scomparve misteriosamente durante la guerra.

Lavinia

Figlia di Latino e Amata, unica erede del regno. Inizialmente era stata promessa a Turno, re dei Rutuli, ma poi si sposò con Enea.
Ebbe da lui Silvio, nato postumo, che regnò sui Latini dopo Ascanio.

Leda

Figlia di Testio e Euritemide, era la moglie di Tindaro, re di Sparta. Zeus, in forma di cigno, si unì a lei mentre si stava facendo il bango nell'Eurota. Leda generò due uova: da uno nacquero Polluce ed Elena (entrambi immortali, in quanto figli di Zeus), e dall'altro Castore e Clitemnestra (mortali, perchè figli di Tindaro).
Secondo un'altra versione, Castore, Polluce ed Elena li ebbe da Zeus, mentre Clitemnestra, Timandra e Filonoe da Tindaro.

Lemuri

Spesso confusi con le Larve (vedi), erano in generale le ombre dei morti presso i Romani. Avevano delle feste a loro dedicate, le Lemurie che si tenevano a maggio, e durante le quali gli spettri venivano scongiurati e invitati ad allontanarsi dai vivi. Nel periodo delle Lemurie non si celebravano matrimoni e i templi rimanevano chiusi.

Lestrigoni

I Lestrigoni erano dei giganti antropofagi che vivevano su un'isola (identificata con la Sicilia, ma probabilmente collocata molto più a settentrione).
Ulisse, respinto da Eolo, giunse nella loro isola e venne da loro attaccato. L'unica nave greca che si salvò fu quella dell'eroe: tutte le altre finirono catturate e i loro marinai divorati.

Lete

Era un fiume che, nei miti orfici, si diceva scorresse negli Inferi presso un cipresso bianco. L'acqua dava ai morti l'oblio della vita terrena appena trascorsa.

Leto

Figlia dei Titani Ceo e Febe, fu amata da Zeus prima di Era. Quando stava per partorire i figli avuti dal re degli dei, Era ordinò alla terra di non concederle asilo. Con le doglie in corso, la povera Leto dovette vagare a lungo, fino ad arrivare a Delo. Qui, sotto un ulivo e una palma, riuscì finalmente a partorire Apollo e Artemide.
Secondo alcuni fu Poseidone a costringere Delo ad ancorarsi sul fondo del mare ed accettare Leto.
Riguardo all'ordine di nascita, le versioni sono discoerdanti: per alcune tradizioni, la prima a nascere fu Artemide, che poi avrebbe aiutato la madre a partorire il fratello.
Altre versioni ancora raccontano che il solo Apollo nacque a Delo, e che la sorella vide la luce a Ortigia, dove Zeus amò non Leto, ma sua sorella Asteria.
Dopo il parto, le tribolazioni di Leto non furono finite: venne minacciata dal serpente Pitone e dal mostruoso Tizio, entrambi uccisi dal figlio Apollo.
Giunta in Licia, punì alcuni contadini che le avevano proibito di bere da un lago e li tramutò in ranocchie.
Venne anche offesa da Niobe e sadicamente vendicata dai suoi figli.

Leucippe

Ci sono più eroine con questo nome, ma la più famosa è la figlia dell'indovino Testore.
Il padre e la sorella Teonea furono rapiti da alcuni pirati. Leucippe, allora, interrogò un oracolo che le rispose di travestirsi da uomo e di andare in Caria. Il re di Caria, Icario, aveva infatti comprato Teonea e Testore, sposando la donna.
Teonea, vedendo Leucippe travestita da uomo, non la riconobbe e si innamorò di lei. L'altra la rifiutò, e per questo Teonea incaricò lo schiavo Testore, irriconoscibile per gli stenti, di ucciderla. Ma proprio prima di colpire, Testore si lamentò pronunciando il nome delle figlie, e permettendo così il riconoscimento.

Leucippo

Figlio di Periere (o Ebalo) e di Gorgofone, figlia di Perseo, fu re di Messenia e partecipò alla caccia al cinghiale calidonio.
Da Filodice ebbe delle figlie, chiamate Leucippidi, che furono promesse a Ida e Linceo, gli Afaretidi, ma che vennero rapite da Castore e Polluce. Questo gesto causò una lotta furiosa tra Afaretidi e Dioscuri.
La terza Leucippide, Arsinoe, fu amata da Apollo.
Leucippo era anche il nome del figlio di Enomao, re dell'Elide. Contese ad Apollo l'amore per Dafne. Visto che sapeva che la ninfa rifiutava qualsiasi compagnia maschile, si travestì da donna per poterle stare vicino. Apollo, geloso, invitò Dafne e le sue compagne ninfe a bagnarsi nel fiume. Costretto a svestirsi, Leucippo fu smascherato e ucciso dalle fanciulle irate.

Leucotoe

Figlia di Orcamo, re di Persia, e di Eurinome, fu amata da Apollo che, una sera, penetrò nella sua stanza con le sembianze di sua madre, per poi svelarsi alla ragazza in tutto il suo splendore.
La sorelladi Leucotoe, Clizia, gelosa della sorella rivelò tutto al padre, che decise di punirla facendola seppellire viva nella sabbia del deserto. Apollo non riuscì a salvarla, ma cosparse la salma di nettare e subito il corpo della donna si sciolse, emanando un profumo divino e facendo spuntare dalla terra la prima piantina di incenso.
Clizia, respinta in continuazione dal dio, cominciò a fissare il sole fino a consumarsi. Apollo, impietositosi, la tramutò in girasole.

Licaone

Crudelissimo re di Arcadia, figlio di Pelasgo e dell'oceanina Melibea. Aveva la cattiva abitudine di uccidere, assieme ai suoi cinquanta figli, tutti quelli che passavano per il suo regno.
Un giorno Zeus si presentò a lui con le sembianze di un mendicante, ma rivelandogli la sua vera identità. Per metterlo alla prova, Licaone gli offrì per pranzo le carni di un bambino. Indignato, il dio trasformò Licaone in un lupo, e uccise tutti i suoi figli. Solo Nittino (per alcune versioni, proprio il bambino che era stato ucciso per il banchetto) tornò in vita grazie all'intervento di Gaia, e regno sull'Arcadia al posto del padre.

Licurgo

Re degli Edoni, in Tracia, offese Dionisio imprigionando Baccanti e Satiri, che facevano parte del corteo del dio, e costringendo lo stesso dio alla fuga.
Per punirlo, Dionisio lo fece impazzire in modo da fargli uccidere il figlio Driante, facendoglielo vedere come un tralcio di vite.
Per espiare questa sua colpa, Licurgo venne legato sul monte Pangeo e lasciato morire di fame dai suoi sudditi. Secondo un'altra versione, fu Licurgo stesso ad uccidersi, tagliandosi da sè le gambe ritenendole anch'esse parti di una vite.
Un altro Licurgo del mito era il figlio di Fere e il fratello di Admeto. Fu lui a istituire i giochi istmici in ricordo del figlio Ofelte, ucciso da un serpente.

Lino

Figlio di Apollo e della musa Tersicore (o Urania), fu un celebre musico, tanto da essere il maestro di Orfeo e di Tamiri. Inventò il ritmo e la melodia, e ricevette da Apollo la lira, che perfezionò. Ma questo causò la gelosia del dio, che lo uccise.
Il suo nome è quello di un canto lamentoso antichissimo, il lino, appunto, che si cantava a fine primavera.
Un altro Lino era figlio di Apollo e di Psamate, figlia del re di Argo.Psamate, temendo l'ira del padre, lo abbandonò su un monte, e venne trovato e allevato da alcuni pastori. Ma ancora bambino venne sbranato da alcuni cani del nonno.
Alla notizia, Psamate non riuscì a mascherare la disperazione, venendo scoperta dal padre, che la punì condannandola a morte.
Apollo, allora, punì il re e la sua città scatenandogli contro Pene, un mostro che divorava i bambini.
Lino era anche il figlio di Ismeno, ucciso dal suo allievo Eracle che gli spaccò in testa una lira perchè l'aveva rimproverato per la sua insensibilità verso la musica.

Lotofagi

Popolo della Lidia. Ulisse giunse presso di loro, spinto nella loro terra dal Vento del Nord. Gli abitanti offrirono a lui e ai suoi marinai il loto, un frutto rosso e carnoso, e quelli che lo mangiarono persero ogni ricordo, e non vollero più tornare a casa. Ulisse dovette trascinarli con la forza sulle navi e riprendere il mare.

Luna

Vedi Selene.

Luperca

Antica divinità italica che proteggeva i pastori e le greggi dai lupi. I Romani la identificarono poi con la moglie di Faustolo o di Fauno.

Lupo Mannaro

Gli abitanti di Parnasso, scampati a un diluvio, si trasferirono in Arcadia, dove continuarono a perpetrare le crudeli usanze del re Licaone.
Ogni anno sacrificavano a Zeus un ragazzo e dalle interiora preparavano una minestra che un pastore doveva poi bere.
Dopo averla bevuta, il pastore iniziava a ululare come un lupo e tra i lupi fuggiva, e viveva tra loro per otto anni. Se in quel periodo non mangiava carne umana, allo scadere degli otto anni poteva tornare tra gli uomini.




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Bibliografia

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W. BURKERT, La religione greca di epoca arcaica e classica, Milano 2002.
A.M. CARASSITI, Dizionario di Mitologia Classica, Roma 1996.
P. GRIMAL, Enciclopedia della Mitologia, Milano 2004.
K. KERÉNYI, Religione Antica, Milano 2001.
J. SCHEID, La religione a Roma, Roma-Bari 1983.
M. VEGETTI (a cura di), L'esperienza religiosa antica, in Introduzione alle culture antiche, III, Torino 1992.



Opere consigliate

Le edizioni di riferimento sono, ovviamente, puramente indicative.
(PS.) APOLLODORO, La biblioteca, Milano 1995.
APOLLONIO RODIO, Argonautiche, Milano 2007.
ARISTOFANE, Le Rane, Milano 1998.
ESCHILO, Tutte le tragedie, Roma 1991.
ESIODO, Le opere e i giorni, Milano 2006.
ESIODO, Teogonia, Milano 1984.
EURIPIDE, Tutte le tragedie, vol. I e II, Roma 1997, 1991.
NONNO DI PANOPOLI, Le Dionisiache, vol. 1-3, Milano 2003.
OMERO, Iliade, Torino 1950 e 1990.
(PS.) OMERO, Inni omerici, Milano 1996.
OMERO, Odissea, Milano 1991.
OVIDIO, Le Eroidi, Milano 2006.
OVIDIO, Le metamorfosi, Milano 2007.
SOFOCLE, Tutte le tragedie, Roma 1971, 1991.
VIRGILIO, Eneide, Milano 2007.




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