Mitologia classica - I

Iacco

Uno degli altri nomi di Dioniso nei Misteri Eleusini, "lo Schiamazzante".
Questa divinità legata ai Misteri Eleusini era il compagno di Demetra e Persefone, ma non aveva una personalità definita.
Per altre versioni, Iacco è il figlio di Demetra, che accompagnò la madre nel suo peregrinare alla ricerca di Persefone.
Ancora, secondo altre tradizioni sarebbe il figlio di Persefone stessa, e reincarnazione di Zagreo.

Iadi

Il loro nome significa "Le Piovose", ed erano le figlie di Atlante e Etra. Le Iadi erano ninfe dei boschi, delle fonti e delle paludi.
Non si sa dire quante fossero precisamente, ma si sanno i nomi di alcune di loro: Eudora, Coronide, Dionea, Ambrosia, Pedilia, Polisso, Adaste, Altea, Cleia.
Secondo alcuni, furono loro le nutrici di Dioniso sul monte Nisa. Impaurite dalla collera di Era, chiesero aiuto a Zeus che le trasformò così nella costellazione che porta il loro nome.
Secondo altre fonti, morirono per il dolore della morte del fratello Iante, ucciso da un leone. Impietositi, quindi, gli dei li avrebbero rese stelle.
Legato al loro nome era il fatto che, quando la costellazione sorgeva, iniziava la stagione delle pioggie, ossia delle lacrime che le sorelle continuavano a piangere.
I Romani le chiamarono Suculae ("porcellini"), perchè la forma della costellazione ricordava loro dei porcellini in fuga.

Icario

Pastore dell'Attica e padre di Erigone, mentre Dioniso era in viaggio per diffondere il suo culto lo ospitò. In cambio il dio gli donò un'otre piena di vino.
Icario lo offrì ad alcuni pastori, che però scambiarono l'ebbrezza per gli effetti di un avvelenamento, e così uccisero per vendetta Icario.
Alla figlia erigone apparve il suo fantasma che la pregò di trovare il suo corpo e di dargli sepoltura. Grazie al fiuto della fedele cagna Maira, la ragazza trovò il cadavere paterno in un pozzo. Sconvolta per il dolore, si impiccò ad un albero.
Maira rimase accanto al cadavere della padrone fino a morire anch'essa di dolore.
Per punizione, Dioniso mandò contro gli abitanti dell'Attica una terribile pestilenza che fece impazzire tutti. L'unico modo per farla cessare fu l'istituzione dei Giochi Icarii.
Per volere di Zeus, Icario, Erigone e la fedele Maira divennero la stella Arturo, la costellazione della Vergine e quella del Cane.
Icario era anche il nome del padre di Penelope (vedi).

Icaro

Il famoso figlio di Dedalo, sua madre era una delle schiave di Minosse. Fu rinchiuso nel noto labirinto di Cnosso assieme al padre, e fuggì con lui grazie alla costruzione delle ali di cera. Preso dal piacere per il volo, Icaro ignorò il consiglio paterno di non volare troppo vicino al sole. Il calore solare, quindi, sciolse la cera di cui erano fatte le sue ali, e lo fece precipitare in mare.
Il tratto di mare dove si raccontava fosse caduto, presso Samo, prese quindi il nome di Icario.

Icelo

Icelo, "il Somigliante", era figlio del Sonno e fratello di Morfeo e Fobetore. Faceva parte del corteo dei Sogni.

Ida (o Idas)

Era fratello di Afareo, a sua volta figlio di Periere, e di Arene, figlia di Ebalo. Aveva un fratello gemello, Linceo, con cui costituiva il duo degli Afaridi.
Partecipò alla spedizione degli Argonauti e alla caccia del Cinghiale calidonio.
Si innamorò di Marpessa, figlia di Eveno, e così la rapiì, sottraendola al dio Apollo. Il dio, quindi, offeso, si scontrò con lui in un duello, costringendo Zeus a intervenire. Venne chiesto a Marpessa quale tra i due contendenti preferisse, e lei scelse Ida.
dalla loro unione nacque Cleopatra, che sposò poi Meleagro.
Ida e Linceo si scontrarono anche contro i loro cugini, i Dioscuri, per via del rapimento delle Leucippidi, che erano fidanzate con i primi.
Lo scontro si concluse con la morte di Castore e Linceo. Ida riuscì a ferire Polluce, ma venne fulminato da Zeus, che elevò il figlio in cielo.

Idomeneo

Figlio di Deucalione e di una concubina, divenne re di Creta. Con ottanta navi prese parte alla spedizione di Troia, legato dalla promessa fatta in veste di pretendente di Elena.
Si distinse in numerose imprese, difendendo le navi greche dagli attacchi di Deifobo ed Enea, e si intrufolò a Troia all'interno del cavallo.
Durante il viaggio di ritorno fu colto da una tempesta. Per salvarsi, fece un voto a Poseidone, scambiando la sua vita con quella della prima persona che avesse incontrato una volta tornato a casa. Ma il primo che vide giunto a destinazione fu il figlio Merione.
Idomeneo mantenne la promessa, ma gli dei non gradirono quel sacrificio, e punirono Creta inviando una pestilenza. Idomeneo venne quindi cacciato dai suoi sudditi e trovò rifugio in Calabria, dove fondò un nuovo regno.

Idra di Lerna

Mostro figlio di Tifone ed Echidna, era una specie di serpente dotato di nove (o tre) teste che, se tagliate, ricrescevano. Viveva nella palude di Lerna, e seminava ovviamente morte e terrore nel territorio circostante.
Come seconda fatica, Eracle dovette ucciderla, e ci riuscì intingendo le sue frecce nello stesso sangue velenoso dell'essere, tanto velenoso che non esisteva antidoto.

Ifi

Figlia di Teleutesa e di Ligdo. Quest'ultimo era molto povero, così - quando la moglie gli disse di essere incinta - le rispose che se fosse nata una femmina non avrebbe saputo come allevarla.
A Teleutesa, però, nacque proprio una figlia. Quindi, per proteggere la bambina, seguì un consiglio che la dea Iside le aveva dato in sogno, raccontando al marito di aver avuto un maschio.
Ifi crebbe, e cominciarono i problemi quando suo padre la destinò in sposo a Giante. Teleutesa e la ragazza, disperate, corsero al tempio di Iside, chiedendole aiuto. La dea, quindi, le esaudì ancora, trasformando Ifi in un maschio.
Ifi fu anche uno degli Argonauti. Suggerì a Polinice di corrompere la moglie di Anfiarao, Erifile, offrendole la collana di Armonia.
La colpa del padre ricadde sulla figlia Evadne, che la scontò in vece sua: sposata infatti con Capaneo, si gettò sul rogo del marito morto di fronte a Tebe.

Ifianassa

Una delle due (o tre) figlie di Preto, re di Argo. Disprezzavano il culto di Era, e quindi vennero fatte impazzire per punizione. Credendo di essere mucche, presero a correre e a colpire i viandanti, pensando di prenderli a cornate.
Il padre chiese aiuto a Melampo, che le guarì in cambio di un terzo dei beni del re. Preto rifiutò la prima proposta, ma non sapendo come risolvere il problema altrimenti, fu costretto a concedere a Melampo non uno bensì due terzi del suo regno, oltre che la mano della stessa Ifianassa.
Ifianassa è anche un altro nome di Ifigenia (vedi).

Ificle

Figlio di Anfitrione e Alcmena, e fratellastro di Eracle.

Ifigenia

Figlia di Agamennone e di Clitemnestra (per altri di Teseo ed Elena, ma comunque allevata da Clitemnestra). Alla partenza per Troia, Artemide - offesa perchè Agamennone aveva ucciso una delle cerve che le erano sacre - impediva alle navi greche di prendere il mare.
Si chiese aiuto all'indovino Calcante, che rivelò che per placare la dea bisognava sacrificarle la principessa Ifigenia.
Ulisse riuscì a persuadere Agamennone e, assieme a Diomede, andò a prendere la ragazza. Per non far insospettire Clitemnestra, i due le raccontarono che la fanciulla sarebbe andata in sposa ad Achille.
Tuttavia, nel momento del sacrificio, Ifigenia fu sostituita da una cerva e trasportata in Tauride. Qui divenne sacerdotessa di Artemide, e salvò il fratello Oreste e il suo amico Pilade che, per placare le Erinni, volevano rubare il simulacro di Artemide.
Secondo alcune versioni, Ifigenia sposò poi Pilade; secondo altre, avrebbe ricevuto dalla dea Artemide l'immortalità e l'eterna giovinezza.

Igea

Dea della buona salute. I Romani la introdussero fra i loro dei nel II secolo a.C. col nome di Salus.

Ila

Figlio di Tiodamante, re di Tiro, e della ninfa Menodice, era amico di Eracle, e partecipò con lui alla spedizione degli Argonauti. Giunti in Misia, scese dalla nave per fare provvista d'acqua ad una fonte. Le ninfe di questa fonte, però, per la sua bellezza decisero di rapirlo.
Eracle abbandonò quindi la spedizione per cercarlo.

Ilaira

Assieme alla sorella Febe fu rapita dai Dioscuri. Divenne la moglie di Castore.

Ilia

Figlia di Numitore, Ilia è l'altro nome di Rea Silvia (vedi), la madre di Romolo e Remo.

Ilizia

Figlia di Zeus ed Era, era la dea dei parti. Veniva spesso confusa con altre divinità, come la stessa Era, Demetra, Afrodite o Artemide.
Era venerata in particolar modo ad Atene, ma anche a Sparta, Delo ed Argo.
La si raffigurava come una donna velata e tenente in mano una fiaccola.
I Romani la identificarono con Iuno Lucina.

Ilo

Figlio di Troo e Calliroe, e fratello di Ganimede. Fu il quarto re di Troia, e fece costruire la rocca della città, Ilio.
Ilo pregò quindi Zeus di dargli un segno del favore divino per la città, e il dio gli mandò il Palladio, la sacra immagine lignea della dea Atena.
Ilo allora costruì il grande tempio alla dea per proteggere la statua, che salvò personalmente da un incendio.

Imeneo

Figlio di Apollo e di una Musa (o Calliope o Urania), per altri figlio di Dioniso e Afrodite, o di Clio e Pierio.
Era il dio delle nozze, e veniva invocato per augurare nozze felici. Il canto che si usava per accompagnare la sposa dalla casa paterna a quella del futuro sposo prese il suo nome.
Imeneo era anche il nome di un bellissimo giovane di Atene, che salvò alcune ragazze rapite dai pirati durante le feste sacre a Demetra. In premio gli dei gli concessero di sposare la donna che amava, che era di condizione superiore alla sua.
Si racconta che le sue nozze furono talmente felici da venire invocato dai giovani prima delle nozze.

Imeros

Sosia di Eros, personificava il mite desiderio amoroso.

Inaco

Dio fluviale, figlio di Oceano e Teti. Da Melia, anch'essa figlia di Oceano, ebbe Foroneo, che gli Argivi consideravano il primo uomo. Fu anche padre di Io, Egialeo ed Argo.
Inaco fu il primo re della città di Argo. Tra le opere che compì ci sono la deviazione del corso del fiume Anfiloco (poi rinominato Inaco in suo onore), e l'introduzione del culto di Era al posto di quello di Poseidone. Supportò la dea anche in un secondo tempo, quando cioè fu il momento di scegliere a quale divinità affidare l'Argolide.
Si racconta che, durante il diluvio che vide come protagonista Deucalione, avrebbe salvato gli uomini, conducendoli nella piana del suo fiume.

Incubo

Genio notturno che opprimeva i dormienti.

Indigeti Dei

Erano divinità minori romane, eroi che, dopo la morte, venivano divinizzati. Erano Indigeti Dei, ad esempio, Enea, Romolo, Fauno.
Proteggevano i luoghi dove erano stati elevati a divinità, e venivano invocati limitatamente alla funzione cui erano legati.
A fianco di questi eroi divinizzati, gli Indigeti Dei erano anche le divinità latine primitive, contrapposte agli dei Novensili, importati successivamente. Tra di loro si contano Conseuius (dio del concepimento), Nenia (dea del lamento funebre), Cliuicola (dea delle strade in pendenza!) e Cardea (dea dei cardini delle porte).

Inferi (Dei)

Erano chiamate così le divinità sotterranee, come Ade, Averno, Tartaro. Erano contrapposti agli dei celesti (Dei Superi).
Altre divinità infere erano Vediovis, Carna, Larenta, Laverna e Tarpeia. Le ombre dei morti erano invece dette Larvae, Lari, Lemuri, Geni o Mani.

Inferi (Regno degli)

Corrisponde all'Ade, o Tartaro, o Orco. Il re ne era Ade (Plutone). L'ingresso a questo regno era guardato da Cerbero, e all'interno vi scorrevano cinque fiumi: il Cocito, lo Stige, l'Acheronte, il Flegetonte e il Lete.
Caronte traghettava le anime appena arrivate da una all'altra sponda dell'Acheronte e dello Stige.
Secondo la tradizione, l'Inferno era suddiviso in quattro zone:
1. L'Erebo, dove sorgeva il palazzo della Notte, del Sonno e dei Sogni, e che era anche la sede delle (Moire, delle Erinni e di Thanatos (Morte) (vedi).
2. Inferno dei Tristi, dove i malvagi venivano divorati da Eurinome.
3. Il Tartaro, dimora dei Titani e dei Giganti dopo la loro cacciata dall'Olimpo.
4. I Campi Elisi, che invece erano la dimora delle anime elette.
Secondo alcune collocazioni, gli Inferi si sarebbero trovati oltre le colonne d'Ercole, nell'Estremo Occidente.

Ino

Figlia di Cadmo e Armonia e sorella di Semele. Si sposò con Atamante e divenne la sua seconda moglie. Perseguitò i figliastri Frisso ed Elle, tanto da costringerli a scappare, per assicurare ad uno dei suoi figli (Learco e Melicerte) il regno di Orcomeno.
Ma quando Atamante si accorse che la moglie stava per sacrificare Frisso ed Elle (che, infatti, poi fuggirono), uccise Learco e inseguì Ino, che - con in braccio Melicerte - si gettò in mare.
Afrodite intervenne e Poseidone tramutò madre e figlio in divinità marine che proteggevano i naviganti, dai nomi Palemone e Leucotea.
Secondo altri, Atamante uccise il figlio in seguito ad una pazzia voluta da Era, gelosa di Dioniso che era figlio di Semele e che era stato allevato da Ino. Per altri ancora, fu Ino ad impazzire, e lei uccise Learco, per poi gettarsi in mare assieme a Melicerte.

Invidia

Divinità allegorica romana, rappresentata come una orrenda vecchia dai capelli fatti di serpenti e un altro serpente che le rodeva il cuore.

Io

Figlia di Inaco, re di Argo, e di Melia. Era una bellissima sacerdotessa di Era, e fu amata da Zeus. La dea, però, sospettando qualcosa, comparve all'improvviso, e Zeus riuscì appena in tempo a trasformare la donna in una bellissima giovenca bianca. A quel punto, Era pretese per sè la giovenca, affidandola ad un guardiano d'eccezione, Argo Cent'occhi.
Zeus ordinò quindi ad Hermes di liberare Io, e il dio ci riuscì, uccidendo il guardiano, ma Io fu punta da un tafano inviato da Era, e fu costretta a fuggire dalla Grecia in Egitto attraversando mari e monti (il mare Ionio si chiamò così per lei).
La faccenda si concluse con Zeus che chiese scusa a sua moglie, e che ridiede ad Io le sue sembianze umane in tempo per farle partorire il figlio che insieme avevano concepito, Epafo, antenato di Danao.

Iobate o Giobaste

Re di Licia, padre di Antea e di Filonoe. Il genero Preto, marito di Antea, gli mandò Bellerofonte perchè lo uccidesse, ma alla fine si convinse che fosse un prediletto dagli dei e gli diede in sposa l'altra figlia, e lo lasciò erede del suo regno.

Iolao

Figlio di Ificle, fratello di Eracle, e di Automedusa, figlia di Alcatoo, fu l'auriga del carro di Eracle in tutte le imprese dell'eroe. Aiutò lo zio nella lotta contro l'Idra, nella spedizione degli Argonauti e in quella contro il Cinghiale calidonio.
Secondo alcune tradizioni, Eracle gli cedette la prima moglie Megara.
Dopo la morte di Eracle, partecipò con Teseo alla lotta contro Euristeo. Fu poi ringiovanito da Eracle (divinizzato) ed Ebe, partì per la Sardegna con alcuni Eraclidi, e qui morì.

Iole

Figlia di Eurito, re di Ecalia in Tessaglia, fu ambita da Eracle. Il padre, infatti, aveva indetto una gara di tiro con l'arco promettendola al vincitore, e costui era stato Eracle. Ma alla fine Eurito si era rimangiato la parola, e quindi l'eroe rapì la giovane, suscitando la gelosia di Deianira, che ricorse alla veste imbevuta del sangue di Nesso e causando così la morte dell'eroe.
Alla fine Iole sposò Illo, figlio di Eracle.

Ione

Figlio di Creusa, moglie di Xuto, e di Apollo, venne abbandonato dalla madre alla nascita. Apollo lo fece portare da Hermes a Delo, dove divenne ministro del tempio.
Un giorno si presentarono al santuario proprio Creusa e Xuto, per chiedere al dio come mai non riuscissero ad avere figli, e il responso fu che avrebbero dovuto riconoscere come figlio la prima persona che avessero incontrato all'uscita.
E questa persona fu proprio Ione, che Xuto subito riconobbe, credendolo figlio di uno dei suoi amori con qualche menade. Ma Creusa, gelosa, cercò di avvelenarlo, non sapendo che in realtà era suo figlio. Ma Apollo intervenì in tempo, così Creusa e Ione conobbero finalmente la verità.
Ione si sposò con Elice, figlia del re di Egialo, e divenne re di Atene e capostipite della stirpe degli Ioni.

Iperborei

Il loro nome significa "oltre il Vento del Nord", ed erano un mitico popolo dell'Estremo Nord. Erano protetti dal dio Apollo, che andava presso di loro ogni anno (per altri, vi andva ogni diciannove anni per prelevare cento giovani da portare poi a Delfi).
Si diceva che il loro paese avesse un clima mitissimo, prolifico (permetteva due raccolti all'anno) e che i suoi abitanti fossero felici ed eternamente giovani.

Ippodamia

Figlia di enomao, re di Pisa in Elide, e di Sterope (per altri, di Evarete o Euritoe). Non volendo che la figlia di sposasse, visto che un oracolo aveva predetto che avrebbe perduto la vita per mano del genero, sfidava i pretendenti alla corsa delle bighe, specialità in cui era imbattibile.
Ma Ippodamia si innamorò di Pelope, e lo convinse a corrompere l'auriga del padre, Mirtilo, per sabotare il carro di Enomao. Il tranello riuscì, ed Enomao morì travolto dal suo carro durante la corsa.
Mirtilo ebbe come ricompensa la morte per mano di Pelope, ma prima di morire l'auriga maledì l'uomo e i suoi discendenti (Atreo, Tieste, Agamennone ed Egisto) (vedi ognuno).
Ippodamia era anche il nome della figlia di Atrace (o Adrasto), re di Argo, e moglie di Piritoo, re dei Lapiti. Durante le loro nozze i Centauri tentarono di sedurla, facendo nascere una zuffa tra loro e i Lapiti.
Ippodamia era, infine, un altro nome di Briseide.

Ippolita

Regina delle Amazzoni, figlia di Ares e di Otrere, era anche chiamata Antiope (per altri Antiope era sua figlia). Il padre Ares le aveva donato una cintura d'oro, che Admeta, figlia di Euriseto, voleva per sè. Il padre, quindi, incaricò Eracle di impadronirsene come nona fatica.
Ippolita era disposta a cedergli la cintura, ma Era, al solito, si intromise e aizzò le Amazzoni contro l'eroe. Durante la battaglia Eracle uccise Ippolita e diede in sposa a Teseo la figlia Antiope.
Secondo un'altra versione, Ippolita - Antiope fu rapita dallo stesso Teseo. Dalla loro unione nacque Ippolito.
Quando le Amazzoni ripresero le armi per riportare tra loro la propria regina, Ippolita combattè a fianco di Teseo e fu uccisa in battaglia.

Ippolito

Figlio di Teseo e di Ippolita (o Antiope), era devotissimo ad Artemide e per questo viveva in castità rituale. Per punirlo, Afrodite ispirò l'amore verso di lui nella nuova sposa di Teseo, Fedra. Respinta dal giovane, la donna si vendicò accusandolo presso il marito di averla sedotta.
Teseo maledisse il figlio, che venne poi travolto e ucciso dai suoi cavalli, spaventati da un mostro che Poseidone aveva suscitato dal mare.
Secondo un'altra tradizione italica, Diana (ossia Artemide) resuscitò Ippolito grazie ad Asclepio, e lo portò in un bosco sacro presso Aricia.
Qui mutò il suo nome in Virbio e sposò la ninfa Egeria.

Ippomene

Figlio di Megareo e Merope, si innamorò di Atalanta e volle sposarla. La sfidò e, aiutato dalle tre mele d'oro di cui Afrodite l'aveva fornito, riuscì a vincere la gara di corsa e, di conseguenza, la sua mano.
Fu poi trasformato in leone assieme alla moglie per essersi unito a lei in un luogo sacro a Cibele.

Ipsipile

Figlia di Toante, re dell'isola di Lemno, e di Mirina. Le donne di Lemno avevano trascurato il culto di Afrodite e, per punizione, vennero colpite da un odore nauseabondo, che costringeva gli uomini a fuggire. Irate, si vendicarono uccidendoli tutti. Solo Ipsistile risparmiò il padre, facendolo fuggire nell'isola di Chio.
Divenuta regina dell'isola, accolse gli Argonauti e amò Giasone, da cui ebbe Euneo e Toante Minore. Ma quando le donne dell'isola scoprirono che la loro regina aveva risparmiato suo padre, la vendettero come schiava a Licurgo, re della Tessaglia.
Fu nutrice di Ofelte, figlio del re. Un giorno il piccolo venne morso da una vipera, e solo l'intervento di Adrasto, uno dei Sette principi che andavano verso Tebe, la salvò dall'ira di Licurgo.
Fu poi ritrovata e liberata dai figli che aveva avuto da Giasone.

Irene

Una delle Ore, era la personificazione della Pace.

Iride (o Iris)

Figlia di Taumante e dell'oceanina Elettra, era la personificazione dell'arcobaleno e la messaggera degli dei (in età più tarda, solo di Era). Era raffigurata come una fanciulla dalle ali d'oro.

Irieo

Figlio di Poseidone e della Pleiade Alcione, divenne re di Iria. Incaricò gli architetti Agamede e Trofonio di costruire una camera del tesoro, che poi il re protesse con una trappola. E fece bene, perchè i due fratelli cercarono di penetrarvi, ma furono scoperti, e Agamede rimase ucciso. Trofonio invece riuscì a fuggire.
Irieo era anche il nome di un vecchio contadino che, vecchio e vedovo da tempo, accolse nella sua capanna Hermes, Zeus e Poseidone. In cambio della sua ospitalità, gli dei gli concessero il desiderio di avere un figlio, orinando sulla pelle di un bue che l'uomo aveva sacrificato a loro. Da questo gesto nacque Orione.

Iro (o Arneo)

Mendicante di Itaca, era al servizio dei Proci, e aveva l'incarico di portare a Penelope le loro lettere d'amore. Quando Ulisse tornò, lo stuzzicò, e l'eroe lo uccise con un pugno.

Ismene

Una delle figlie di Edipo e Giocasta, sorella di Antigone e di Eteocle e Polinice. Per alcune versioni fu uccisa da Creonte, come la sorella Antigone, per aver seppellito Polinice.
Seconde altre, fu uccisa dal marito Tideo, che la sorprese con l'amante Periclimeno.

Issione

Re dei Lapiti, figlio di Ares (o Flegias) e padre di Piritoo.
Issione è il "Caino" greco, essendo il primo uccisore di un parente. Dioneo gli aveva chiesto ricchi doni di nozze per la figlia Dia, ma quello si rifiutò di concederglieli. Per vendetta, Dione gli rubò i cavalli. Issione allora lo invitò a casa con un pretesto e lo uccise facendolo precipitare in un pozzo di fuoco.
Zeus lo purificò da questa colpa e lo accolse nell'Olimpo, ma qui Issione tentò di sedurre Era. Zeus lo ingannò, mandandogli una nuvola con le sembianze della dea. Unitosi a quella, Issione generò il primo Centauro.
Per punizione, Zeus lo legò a una ruota di fuoco su cui erano legati dei serpenti, destinata a roteare per sempre nell'etere.

Italo

Figlio di Penelope e di Telegono, era l'eroe eponimo dell'Italia meridionale. Fu re giusto e saggio del Bruzio meridionale, che in suo onore prese il nome di Italia.
Questo appellativo, poi, si estese a tutta la parte meridionale della penisola, che un tempo era chiamata Ausonia.

Iti

Figlio di Edona e Politecno (vedi).

Iulo

Vedi Ascanio

Iustitia

Divinità allegorica romana, rappresentata spesso nelle monete come una ragazza con spada e bilancia, o con uno scettro.

Iuventas

Altra divinità allegorica di Roma, fu introdotta nel III secolo a.C. ed era la personificazione della forza giovanile dello stato. Il suo tempio più bello stava sul Campidoglio. Venne identificata con Ebe




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Bibliografia

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M. VEGETTI (a cura di), L'esperienza religiosa antica, in Introduzione alle culture antiche, III, Torino 1992.



Opere consigliate

Le edizioni di riferimento sono, ovviamente, puramente indicative.
(PS.) APOLLODORO, La biblioteca, Milano 1995.
APOLLONIO RODIO, Argonautiche, Milano 2007.
ARISTOFANE, Le Rane, Milano 1998.
ESCHILO, Tutte le tragedie, Roma 1991.
ESIODO, Le opere e i giorni, Milano 2006.
ESIODO, Teogonia, Milano 1984.
EURIPIDE, Tutte le tragedie, vol. I e II, Roma 1997, 1991.
NONNO DI PANOPOLI, Le Dionisiache, vol. 1-3, Milano 2003.
OMERO, Iliade, Torino 1950 e 1990.
(PS.) OMERO, Inni omerici, Milano 1996.
OMERO, Odissea, Milano 1991.
OVIDIO, Le Eroidi, Milano 2006.
OVIDIO, Le metamorfosi, Milano 2007.
SOFOCLE, Tutte le tragedie, Roma 1971, 1991.
VIRGILIO, Eneide, Milano 2007.




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