Mitologia classica - H
Helios
Era il figlio di due Titani, Iperione e Theia, ed era il fratello di Selene (Luna) e di Eos (Aurora). Questa divinità era la personificazione dell'astro solare, ed era raffigurato come un giovane molto bello, dai capelli ovviamente biondi, che guidava un cocchio aureo trainato da quattro cavalli, che emettevano fuoco dalle narici.
Al canto del gallo, Helios saliva sul suo carro e percorreva ogni giorno il cielo da est (dalla Colchide, precisamente) a ovest (al paese delle Esperidi). Ritornava poi al suo palazzo meraviglioso situato ad oriente su un battello d'oro che aveva costruito per lui Efesto.
Si diceva che Helios sapesse e vedesse tutto, per cui era nemico di chiunque agisse nell'ombra, soprattutto ladri e assassini.
Sposò l'oceanina Perseide, e da lui ebbe Eete, padre di Medea, Circe, Perse e - per alcuni - anche Pasifae. Ma Perseide non fu l'unica a cui si unì: da Climene ebbe Fetonte e tre figlie, Faetusa, Lampezia ed Egle (le prime due gli custodivano le sette mandrie di buoi in Sicilia); dalla ninfa Rodi ebbe Elettrione e altri sette maschi.
A Helios erano sacri il gallo e l'aquila.
Venne venerato dai Romani come Sol invictus.
Hermes
Hermes era figlio di Zeus e di una ninfa, Maia, figlia di Atlante e la più giovane tra le Pleiadi. Era un dio con molte funzioni: messaggero degli dei, psicopompo, protettore dei viaggiatori e dei commercianti, dei ladri e dei bari e, più in generale, di chiunque mostrasse di saper usare abilità e astuzia.
Si racconta che nacque in Arcadia, in una grotta sul monte Cilene. Già da lattante mostrò a tutti di che pasta fosse fatto: nonostante fosse un piccoletto, riuscì abilmente a rubare ad Apollo gli animali che stava custodendo per il re Admeto. Apollo, furioso, protestò con Zeus che, fiero del suo giovane figlio, non svelò ad Apollo l'autore del furto, limitandosi ad affiancarlo a lui.
Apollo non ci mise tanto a capire chi fosse stato, in realtà, ma Hermes riuscì ad ammansirlo con un grande regalo: gli donò, infatti, lo strumento musicale che diventerà uno degli attributi principali di Apollo, la lira. Apollo gradì, e ricambiò lasciando ad Hermes le mandrie e donandogli il Caduceo.
Ma Hermes non si limitò a farla grossa con Apollo: rimasero vittime dei suoi furti anche Ares (a cui rubò la spada), Poseidone (privato del tridente) e lo stesso Zeus, a cui prese lo scettro. E tuttavia nessuna divinità se la prese con lui, nemmeno Era, solitamente feroce contro i figli illegittimi di Zeus, che accettò di allattarlo.
Zeus lo fece suo ministro e lo dotò del petaso (berretto alato) e i talari (calzari alati).
Tra gli incarichi che Zeus affidò ad Hermes ci furono quello di aiutare Ade a rapire Persefone, di incatenare Prometeo a una roccia del Caucaso, di liberare Ares che era prigioniero degli Aloidi, di uccidere Argo dai cento occhi, di vendere Eracle ad Onfale, di addormentare i Greci per permettere a Priamo di recarsi da Achille a chiedere il cadavere di Ettore, di accompagnare Era, Afrodite e Atena da Paride per il giudizio della mela d'oro, di dare a Ulisse l'erba magica per resistere alla magia di Circe, di portare il piccolo Dioniso dalle ninfe perchè lo allevassero, di accompagnare Orfeo negli Inferi per riprendere Euridice e di ordinare a Calipso di lasciare andare Ulisse dalla sua isola.
Tra i suoi amori si contano Afrodite, da cui ebbe Ermafrodito, l'amazzone Mirto (da cui generò Mirtilo), Chione (che generò Autolico) ed Erse, che ebbe Cefalo. Secondo alcune versioni, amò anche Penelope prima che si sposasse con Ulisse, generando Pan.
La complessità di Hermes deriva dalla varietà di caratteri e proprietà che gli furono attribuite. Per certi aspetti, era un dio molto vicino agli esseri umani: il fatto che proteggesse i viaggiatori, ad esempio, e i commercianti. Inoltre, per la sua velocità e agilità, era anche dio dei ginnasi e degli atleti.
Era anche dotato di elementi magici, come il mantello che lo rendeva invisibile, e il Caduceo, bastone capace di ddormentare e svegliare gli uomini, oltre che di guarirli (infatti è diventato il simbolo della medicina). Per queste sue qualità venne spesso confuso con il dio egizio Thot, inventore dell'alfabeto, dei pesi e delle misure.
I Romani lo identificarono con Mercurio.
Hypnos
Figlio della Notte e dell'Erebo, e padre dei Sogni, aveva un fratello gemello, Thanatos, la Morte.
Lo si rappresentava spesso alato. Il suo compito era quello di donare agli uomini il sonno e il riposo, facendo loro dimenticare il dolore. Si raccontava vivesse in un meraviglioso palazzo, situato in un luogo misterioso dove non sorgeva mai il Sole e dove Morfeo vegliava affinchè nessuno disturbasse il suo riposo. Per Omero abitava a Lemno, e per i Romani, invece, viveva in una grotta nel paese dei Cimmeri.
Di lui si conosce il mito per cui, innamoratosi di Endimione, gli avrebbe accordato il permesso di dormire ad occhi aperti, in modo da poter continuamente guardare gli occhi dell'amato.
Era si servì di Hypnos per far addormentare Zeus, in modo da poter uccidere Eracle, ma quando il dio lo venne a sapere, scaraventò Hypnos in mare, e solo sua madre Notte lo salvò.
Gli era sacrò il papavero.
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Bibliografia
L. BRUIT-ZAIDMAN, P. SCHMITT PANTEL, La religione greca, Roma-Bari 1992.
W. BURKERT, La religione greca di epoca arcaica e classica, Milano 2002.
A.M. CARASSITI, Dizionario di Mitologia Classica, Roma 1996.
P. GRIMAL, Enciclopedia della Mitologia, Milano 2004.
K. KERÉNYI, Religione Antica, Milano 2001.
J. SCHEID, La religione a Roma, Roma-Bari 1983.
M. VEGETTI (a cura di), L'esperienza religiosa antica, in Introduzione alle culture antiche, III, Torino 1992.
Opere consigliate
Le edizioni di riferimento sono, ovviamente, puramente indicative.
(PS.) APOLLODORO, La biblioteca, Milano 1995.
APOLLONIO RODIO, Argonautiche, Milano 2007.
ARISTOFANE, Le Rane, Milano 1998.
ESCHILO, Tutte le tragedie, Roma 1991.
ESIODO, Le opere e i giorni, Milano 2006.
ESIODO, Teogonia, Milano 1984.
EURIPIDE, Tutte le tragedie, vol. I e II, Roma 1997, 1991.
NONNO DI PANOPOLI, Le Dionisiache, vol. 1-3, Milano 2003.
OMERO, Iliade, Torino 1950 e 1990.
(PS.) OMERO, Inni omerici, Milano 1996.
OMERO, Odissea, Milano 1991.
OVIDIO, Le Eroidi, Milano 2006.
OVIDIO, Le metamorfosi, Milano 2007.
SOFOCLE, Tutte le tragedie, Roma 1971, 1991.
VIRGILIO, Eneide, Milano 2007.
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