Mitologia classica - F

Fantaso

Figlio del Sonno e della Notte, era fratello di Morfeo (vedi) e Icelo (vedi), e apportava i sogni ai principi e ai grandi guerrieri. Viveva in Oriente, in un palazzo con due porte: una era d'avorio e l'altra di corno.
Dalla porta di corno uscivano i sogni chiari e trasparenti; dalla porta di avorio, invece, uscivano quelli oscuri e ambigui.
In particolare, Fantaso usciva da quella di corno, suo fratello Icelo da quella di avorio.
Secondo altri, invece, Fantaso sarebbe il Sogno meno veritiero.

Faone

Vecchio pescatore di Mitilene, ed eroe dell'isola di Lesbo, un giorno portò sulla sua barca Afrodite per farle attraversare il mare e non le chiese nulla in cambio. La dea, allora, gli donò bellezza e giovinezza.
Si racconta che Saffo si sia innamorata di lui, ma - respinta - si uccise gettandosi dalla rupe di Leucade.

Fato

Era il dio del destino. La parola si ricollega alla radice del verbo "parlare" (fari), e quindi originariamente consisteva nella "parola di un dio". In seguito, a causa dell'influenza greca, cominciò a designare le divinità del Destino, come le Moire (vedi) o le Sibille.
A Roma, presso i Rostri (lungo la Curia), c'erano tre statue che erano chiamate "i Tre Fata", e rappresentavano tre Sibille.
Proprio dal neutro plurale latino fata, preso per un femminile singolare, si pensa abbia avuto origine la parola "fata".
Il popolino immaginò anche un dio Fato, figlio della Notte, una specie di demone personale, che rappresentava il destino individuale, ed era analogo al genius. Il destino femminile fu impersonificato da una Fata, femminile, equivalente tardivo della Giunone primitiva.

Fauno

Figlio di Pico Marzio e nipote di Saturno, il suo nome deriva dal latino faveo, "propiziare". Originariamente era una divinità pastorale italica, che venne poi identificata con il greco Pan (vedi).
Parimenti al padre, anche Fauno aveva il dono della profezia: esisteva un suo oracolo presso Tivoli, anche se il dio raramente rendeva gli oracoli. In veste di dio oracolare, comunque, era detto Fatuo o Fatuelus.
Si unì a Fauna (sua moglie o sorella) e generò i Fauni (esseri di natura doppia, come i Satiri, demoni campestri e forestieri, metà uomini e metà capre), mentre con la ninfa Marica ebbe Latino.
Il suo culto era localizzato sul Palatino, e gli erano dedicate le feste dei Lupercalia (dal momento che proteggeva le greggi dai lupi), che avevano luogo in febbraio e che avevano carattere espiatorio e propiziatorio.
Si diceva che Fauno potesse anche spaventare gli uomini nei sogni. In questa veste era detto Incubus ("che giace sopra").

Faustolo

Faustolo era il nome del pastore che, sulle rive del Tevere, trovò i due gemelli Romolo e Remo, e che li affidò alla moglie Acca Larenzia (vedi). Secondo un'altra versione, Faustolo trovò i bambini mentre una lupa li stava allattando.
Si dice che Faustolo abbia cercato di fare da paciere tra i due, nel momento in cui Romolo e Remo si scontrarono, ma venne ucciso e sepolto nel Foro. Più tardi sulla sua tomba si eresse la statua di un leone.

Febo

Febo ("Il Brillante") era un epiteto di Apollo. I latini usavano spesso chiamarlo così, omettendo il nome proprio del dio.

Fedra

Fedra era figlia di Minosse e Pasifae, e sorella di Arianna. Il fratello Deucalione la diede in sposa a Teseo, re di Atene, nonostante quest'ultimo fosse innamorato dell'amazzone Ippolita (o Antiope o Melanippa).
Fedra ebbe da Teseo due figli, Acamante e Demofonte, ma è famosa per essersi innamorata del suo figliastro, Ippolito, che Teseo aveva avuto dall'amazzone che amava. Ippolito, però, detestava le donne,e quindi rifiutò la donna. Fedra, temendo che Ippolito raccontasse le proposte che gli aveva fatto a Teseo, raccontò al marito che il figliastro aveva cercato di violentarla.
Teseo, infuriato, pregò Poseidone di ucciderlo, e così avvenne (vedi Ippolito).
Ma, per il rimorso, Fedra si impiccò.
Solitamente la scena della tragedia è Trezene.

Fenice

Questo nome fu portato da alcuni eroi. Fenice era, ad esempio, il re dei Dolopi, figlio di Amintore. Costui sedusse l'amante del padre per vendicare la madre tradita. Amintore, allora, lo maledisse e lo cacciò. Fenice si rifugiò a Ftia, presso Peleo, e divenne amico e maestro di Achille.
Con lui partecipò alla guerra di Troia, come esperto diplomatico.
Anche il figlio di Agenore e Argiope aveva nome Fenice. Partì con i fratelli alla ricerca della sorella Europa, rapita da Zeus, e finì per stabilirsi nella regione che si chiamerà Fenicia dal suo nome. Si racconta che fu l'inventore dell'alfabeto e della porpora.
Ma probabilmente l'essere mitico che subito si associa al nome "fenice" è l'uccello originario dell'Arabia, che ogni cinquecento anni moriva bruciato dal sole nel suo nido di mirra, e che rinasceva dalle sue ceneri.
Erodoto ce ne parla per primo, ma le testimonianze successive riguardo a questo uccello sono molto numerose.Gli Egizi lo legavano al culto solare: si diceva che, appena rinata, vi giungesse accompagnata da uno stormo d'altra uccelli, e che si librasse sopra l'altare del Sole, in attesa del sacerdote.
Si diceva che si nutrisse di perle di incenso e che, secondo gli astrologi antichi, una fase della sua vita corrispondeva alla rivoluzione siderale.
I Greci lo rappresentavano con il corpo di un aquila molto grande, con penne rosse blu chiaro bianche e dorate. Lo si riteneva un uccello perfino più bello del pavone più splendido.
Pare che, sotto il regno di Claudio, sia stata catturata una "fenice" in Egitto, e che l'uccello sia stato portato a Roma. Tuttavia nemmeno al tempo qualcuno prese quell'uccello sul serio.

Fetonte

Figlio di Helios e dell'oceanina Climene. Ottenne dal padre il permesso di guidare il carro del Sole nel cielo, per dimostrare ad Epafo di essere davvero suo figlio.
Ma lo guidò sconsideratamente, non riuscendo a tenere a bada i cavalli, e si avvicinò troppo alla Terra, rischiando di incendiarla. Allora Zeus intervenne fulminandolo, e Fetonte precipitò nel fiume Eridano. La madre e le sorelle, le Eliadi, piansero così tanto che gli dei le trasformarono in pioppi.
Si raccontava che le popolazioni dell'Etiopia avessero la pelle scura proprio perchè bruciate dal gesto sconsiderato di Fetonte, che aveva avvicinato troppo il Sole.

Filottete

Figlio di Peante e Demonassa, era un famoso arciere, e possedeva armi di tutto rispetto (l'arco e le frecce di Eracle, che gli aveva ceduto in cambio dell'accensione della sua pira).
Partecipò alla spedizione contro Troia, ma venne morso da un serpente sull'isola di Lemno, e la ferita che riportò si infettò, mandando un odore insopportabile (per altre versioni, erano i suoi lamenti ad essere insopportabili). Siccome non guariva, Ulisse consigliò di lasciarlo sull'isola.
Tuttavia, in seguito, una predizione svelò che la sua presenza sarebbe stata fondamentale per la conclusione vittoriosa della guerra da parte degli Achei, e quindi venne recuperato dallo stesso Ulisse e da Neottolemo, anche se non cedette facilmente. Macaone lo guarì dalla ferita e, sceso finalmente in guerra, uccise Paride.
Alla fine tornò in patria. Secondo altri, si recò in Cabiria e vi fondò Petilia. Morì combattendo in aiuto dei Rodi, attaccati da indigeni barbari.

Flegetonte

Uno dei fiumi infernali. Si unì al Cocito per formare l'Acheronte.
Si raccontava che alla confluenza dei due fiumi ci fosse una grande cascata.
Dal significato del nome (il termine pare vada messo in rapporto al verbo "bruciare"), probabilmente dobbiamo immaginarlo come un fiume di fuoco. Infatti a volte era chiamato anche Piriflegetonte ("il Flegetonte di Fuoco").

Flegias

Figlio di Ares e di Crise, e re della Tessaglia. I suoi figli erano Issione e Coronide (vedi), la madre di Asclepiio.
Secondo alcune fonti, per vendicare la seduzione e l'uccisione della figlia da parte di Apollo, Flegias tentò di dar fuoco al tempio del dio a Delfi. Per questo Apollo lo uccise.
Negli Inferi fu condannato a stare sotto una roccia enorme che minacciava continuamente di cadergli addosso.

Flora

Antica divinità italica, di origine sabina, fu introdotta a Roma da Tito Tazio ed era la personificazione della primavera, dei fiori e della giovinezza.
Le erano dedicate le feste dei Floralia, tra aprile e maggio. I partecipanti si ornavano di fiori e le donne vestivano abiti variopinti.

Fobos

Figlio di Ares e Afrodite, accompagnava il padre sui campi di battaglia.

Frisso

Fratello di Elle, erano figli di Atamante, re di Orcomeno, e di Nefele ("nuvola"). Quando Atamante sposò Ino, Nefele si vendicò mandando una forte siccità. Ino, allora, persuase Atamante a sacrificare i figliastri, per cui i due fuggirono, con l'aiuto della madre, su un ariete dal vello d'oro. Nel tragitto, però, Elle cadde in mare, e da lei prese il nome quel tratto chiamato Ellesponto.
Frisso giunse salvo nella Colchide, e qui sacrificò l'ariete che l'aveva salvato, che divenne una costellazione. Il suo manto, il famoso Vello d'Oro, venne inchiodato da Eete, re di Colchide, ad una quercia sacra nel bosco di Ares, e Frisso sposò una delle sue figlie, Calciope. Ma fu proprio Eete, poi, ad uccidere Frisso.

Furie

Vedi Erinni.




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Timeless Myths
Women in Greek Mythology


Bibliografia

L. BRUIT-ZAIDMAN, P. SCHMITT PANTEL, La religione greca, Roma-Bari 1992.
W. BURKERT, La religione greca di epoca arcaica e classica, Milano 2002.
A.M. CARASSITI, Dizionario di Mitologia Classica, Roma 1996.
P. GRIMAL, Enciclopedia della Mitologia, Milano 2004.
K. KERÉNYI, Religione Antica, Milano 2001.
J. SCHEID, La religione a Roma, Roma-Bari 1983.
M. VEGETTI (a cura di), L'esperienza religiosa antica, in Introduzione alle culture antiche, III, Torino 1992.



Opere consigliate

Le edizioni di riferimento sono, ovviamente, puramente indicative.
(PS.) APOLLODORO, La biblioteca, Milano 1995.
APOLLONIO RODIO, Argonautiche, Milano 2007.
ARISTOFANE, Le Rane, Milano 1998.
ESCHILO, Tutte le tragedie, Roma 1991.
ESIODO, Le opere e i giorni, Milano 2006.
ESIODO, Teogonia, Milano 1984.
EURIPIDE, Tutte le tragedie, vol. I e II, Roma 1997, 1991.
NONNO DI PANOPOLI, Le Dionisiache, vol. 1-3, Milano 2003.
OMERO, Iliade, Torino 1950 e 1990.
(PS.) OMERO, Inni omerici, Milano 1996.
OMERO, Odissea, Milano 1991.
OVIDIO, Le Eroidi, Milano 2006.
OVIDIO, Le metamorfosi, Milano 2007.
SOFOCLE, Tutte le tragedie, Roma 1971, 1991.
VIRGILIO, Eneide, Milano 2007.




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