Mitologia classica - D

Dafne

Il suo nome significa "alloro". Era la ninfa figlia di un dio fluviale, Ladone (per altri Peneo, fiume della Tessaglia), e di Gea. Ebbe l'onore di essere amata da Apollo, anche se Dafne non era affatto contenta della sua situazione tanto che - per sfuggire all'inseguimento del dio, supplicò il padre di trasformarla, diventando così un albero di alloro. Da quel momento, si diceva, l'alloro divenne pianta sacra per il dio.
C'era un'altra versione laconica per cui Dafne era figlia di Amicla, ed era una giovane selvaggia, amante della caccia, che passava la vita tra le montagne ed era la favorita di Artemide. Leucippo, il figlio del re di Elide, se ne innamorò, e per avvicinarla senza farla insospettire si travestì da femmina. Dafne, non immaginandosi l'inganno, finì per affezionarsi a Leucippo, credendolo però una donna, tanto da non lasciarlo più. Il che suscitò la gelosia di Apollo, che ispirò in Dafne e nelle sue compagne la voglia di bagnarsi in una sorgente. Leucippo, a quel punto, non potè nascondere ulteriormente l'inganno, e venne aggredito dalle ragazze. Gli dei intervennero, rendendolo invisibile. Approfittando della confusione, allora, Apollo tentò di afferrare Dafne, ma questa riuscì a sfuggirgli e pregò Zeus di tramutarla in alloro.

Dafni

Dafni era un semidio siciliano, figlio di Hermes e di una ninfa. Il suo nome deriva dal fatto che sarebbe nato in un bosco di alloro sacro alle ninfe, da cui venne allevato, mentre Pan si impegnò a insegnargli la musica.
Dafni era molto bello, ed era amato sia dalle ninfe che dalle mortali. Si legò alla ninfa Nomia ("pastora"), ma non mantenne la promessa di fedeltà che le aveva fatto: ubriacato ad arte dalla figlia di un re di Sicilia, si unì a lei. Per punizione, Nomia lo rese cieco (secondo altre versioni, l'avrebbe addirittura ucciso). Per consolazione, quindi, si mise a suonare e a comporre versi, guadagnandosi la nomea di inventore della poesia pastorale.
Ma il dolore era molto grande, e quindi un giorno Dafni si uccise precipitando da una rupe. Hermes intervenne portandolo in cielo e fu venerato dai pastori (altri sostengono che lo trasformò in pietra).
Secondo un'altra versione, Dafni amava una ninfa di nome Pimplea (o Talia), che venne rapita dai pirati. Per ritrovarla e liberarla, finì in Frigia, dove era tenuta prigioniera dal re Litierse. Quest'ultimo tentò di ucciderlo, ma Eracle intervenne in tempo per salvarlo: uccise Litierse e consegnò il regno a Dafni e Pimplea.

Danae

Era la figlia di Acrisio, re di Argo, e di Euridice. Suo padre l'aveva rinchiusa in una torre di bronzo, perchè gli era stato predetto che un figlio di Danae lo avrebbe ucciso. Ma per Zeus, che si era invaghito di lei, una torre non era certo un ostacolo insormontabile, e riuscì a raggiungerla sotto forma di una pioggia d'oro. Dalla loro unione nacque Perseo, che Acrisio chiuse in un'arca assieme alla madre, abbandonandoli in mare.
I due approdarono miracolosamente nell'isola di Serifo. Qui li raccolse Ditti, che li consegnò al re Polidette. Quest'ultimo li accolse generosamente, rifiutandosi di restituirli ad Acrisio, che nel frattempo aveva scoperto dove erano finiti.
Altre versioni affidano a Polidette un ruolo meno benevolo: per alcuni, innamoratosi di Danae, avrebbe cercato di eliminare Perseo; per altre, tentò di violentare la donna approfittando dell'assenza del figlioletto. Quindi, di ritorno, Perseo pietrificò Polidette con la testa della Medusa.

Danaidi

Erano le cinquanta figlie di Danao, destinate a sposare i cinquanta figli di Egitto, fratello del padre. Questi matrimoni avrebbero dovuto porre termine a una contesa tra i due. Ma Danao sapeva che un genero lo avrebbe ucciso, e quindi ordinò alle figlie di uccidere i propri sposi. Tutte obbedirono tranne una, la maggiore, Ipermestra, che risparmiò lo sposo Linceo. Quest'ultimo uccise le altre Danaidi che, nell'Ade, furono condannate a riempire eternamente una botte senza fondo.
Altre versioni raccontano che Ipermestra venne incarcerata dal padre per la sua disobbedienza, mentre le altre sorelle decapitarono i loro mariti, seppellendone la testa a Lerna e i corpi ad Argo. Per ordine di Zeus, Hermes e Atena purificarono le ragazze dal loro delitto. Danao avrebbe, infine, acconsentito al matrimonio tra Linceo e Ipermestra, ma provvide anche a sposare le altre figlie. Solo che pochi pretendenti si presentavano. Quindi Danao decise di dare le sue figlie come premio di alcuni giochi. Le nuove unioni diedero origine alla stirpe dei Dana, che andò a sostituire quella dei Pelasgi. Ma anche in questa versione le Danaidi vennero uccise da Linceo, per vendicare i propri fratelli.<7p>

Dardano

Dardano, figlio di Zeus e della oceanina Elettra, era il mitico fondatore di Troia. Secondo alcuni era originario di Samotracia, da cui però si spostò in seguito alla morte del fratello Iasone, colpito da un fulmine di Zeus. Sposò Battea, figlia del re Teucro, che gli portò in dote metà del regno paterno. Qui Dardano fondòla città di Dardania, che poi - dal nome del nipote, Troo - prenderà il nome di Troia.

Dedalo

Il suo nome deriva dal verbo daidàllo, "lavoro con arte". Era un ateniese, figlio di Eupalamo o di Palemone, o di Metione (comunque discendente della famiglia reale di Cecrope) e venne istruito da Hermes nell'arte dell'architettura. Fu grande artista e grande costruttore, il simbolo dell'artista universale. I suoi guai cominciarono quando venne condannato a morte per aver ucciso il nipote e allievo Talo (o Acale). Dedalo riuscì a fuggire da Atene, rifugiandosi alla corte di Minosse, a Creta. Per lui costruì la vacca in legno destinata a Pasifae e il labirinto di Cnosso in cui rinchiudere il Minotauro. Ma, come punizione per aver favorito gli amori di Pasifae con il toro (o per aver dato ad Arianna il filo che permise a Teseo di fuggire), venne rinchiuso nello stesso labirinto assieme al figlio Icaro.
Dedalo riuscì, col suo ingegno, a trovare il modo di scappare, costruendosi delle ali con le quali volare via. Sarebbe poi giunto in Sicilia, e qui ospitato da re Cocalo. Per una versione, Cocalo lo avrebbe poi ucciso, soffocandolo in una stufa per compiacere Minosse. Per un'altra, invece, Dedalo fu salvato dalle figlie di Cocalo, che gli consentirono anche di tornare ad Atene.

Deianira

Deianira era la figlia di Eneo, re di Calidone, (per altri di Dioniso) e Altea, ed era sorella di Meleagro e Gorga. Quando Eracle si recò negli Inferi a cercare Cerbero, incontrò l'ombra di Meleagro, che gli chiese di sposare la sorella, rimasta sola senza il suo appoggio. Quindi, quando - tornato sulla terra - si accorse che il dio fluviale Acheloo la voleva per sè, Eracle non perse tempo e sconfisse il rivale.
Durante un viaggio, i due avrebbero dovuto attraversare il turbinoso fiume Eveno: Eracle, allora, affidò la moglie al centauro Nesso, che finì per innamorarsene. Così il centauro cercò di fuggire assieme alla ragazza, ma Eracle lo fermò colpendolo con una freccia avvelenata. Nesso, prima di morire, riuscì a vendicarsi: consegnò infatti a Deianira la sua veste insanguinata, dicendole che il suo sangue era un potente filtro d'amore, e consigliandole di usarlo qualora Eracle si fosse dimostrato attratto da un'altra donna.
Così, quando l'eroe si invaghì di Iole, Deianira gli fece indossare quella veste, che cominciò a bruciare il corpo di Eracle, costringendolo a mettere fine alle sue sofferenze gettandosi nel fuoco. Deianira, per il dolore, si uccise.

Demetra

Figlia di Crono e di Rea, era la dea connessa alla maternità e alla fertilità della terra. Tuttavia, la sua personalità è molto diversa da quella di Gea o Gaia, la terra concepita in senso cosmogonico.Demetra è essenzialmente la dea della terra coltivata, e dei prodotti di questa (grano, cereali).
Il suo culto era diffuso soprattutto ad Eleusi e in Sicilia, ma anche a Creta, in Tracia e nel Peloponneso.
La sua figura è strettamente legata a quella della figlia Persefone, tanto che le due vengono spesso definite in modo generale "le Dee". Dalla base delle avventure delle due divinità si è poi sviluppata la leggenda centrale legata ai Misteri Eleusini.
Tutto cominciò quando Demetra si unì al fratello Zeus. Quando Ade, innamoratosi della nipote, rapì Persefone nella pianura d'Enna (nell'Inno a Demetra si parla della pianura di Misa) per portarla negli Inferi, Demetra si mise a cercarla per tutta la terra, disperata, non curandosi più dei raccolti e lasciando isterilire la vegetazione.
Helios, impietosito, le svelò dove fosse stata portata Persefone (per altri sarebbero stati gli abitanti di Ermione, nell'Argolide), e quindi Demetra, offesa e irritata, si rifiutò di salire nuovamente in cielo, e di restare sulla terra fino a che sua figlia non le fosse stata restituita. Sotto le spoglie di una vecchia, si recò ad Eleusi, dove il re Celeo e la regina Metanira la accolsero benevolmente. Per ringraziamento, la dea cercò di rendere immortale il loro figlio Demofoonte. La cosa non riuscì per l'intromissione di Metanira. Demofoonte, comunque, venne incaricato da Demetra di diffondere nel mondo la coltivazione del grano.
Ma lo "sciopero" della dea stava rendendo sterile tutta la terra,e la situazione si faceva grave. Zeus sapeva che solo la restituzione di Persefone sarebbe riuscita a placarla, quindi ordinò ad Ade di renderla a sua madre. Ma le cose non erano così facili, perchè Persefone aveva mangiato un chicco di melograno nel suo soggiorno negli Inferi, e ciò la legava definitivamente a quel mondo. Quindi Zeus propose un compromesso: stabilì che la ragazza dovesse passare metà dell'anno con lo sposo e metà dell'anno con la madre. Questo spiegava il ciclo delle stagioni: nei mesi in cui Persefone era nell'Ade (autunno e inverno) la vegetazione moriva, mentre, quando tornava in superficie (primavera ed estate), tornava a rinascere.
Demetra si unì anche ad altri, oltre che a Zeus: da Iasone ebbe Pluto, dio della ricchezza, e da Poseidone ebbe Arione.
Demetra contese a Efesto il possesso della Sicilia, e a Dioniso quello sulla Campania. I suoi attributi erano la spiga, il narciso e il papavero, mentre la gru era il suo uccello. La sua vittima prediletta era la scrofa. Spesso la si rappresenta seduta, con fiaccole o con un serpente.
A lei si attribuivano varie invenzioni, come il mulino, la coltivazione dei legumi e di frutti come il fico.

Deucalione

Figlio di Prometeo e Climene e sposo di Pirra, il suo mito è legato a quello di un diluvio universale. Solo lui e Pirra, infatti, sarebbero sopravvissuti ad un diluvio di nove giorni con cui Zeus volle punire gli uomini dell'età del bronzo. I due si salvarono, parimenti a Noè, a bordo di un'arca.
Alla fine della tempesta, la loro barca approdò sul Parnaso. Qui i due pregarono nel tempio di Temi che la razza umana potesse rinascere. La dea, allora, ordinò loro di gettare dietro di loro le "ossa della terra". Deucalione e Pirra interpretarono correttamente l'oracolo, e iniziarono a gettarsi alle spalle le pietre che trovavano a terra. Ogni pietra lanciata da Deucalione diede origine ad un uomo, mentre ogni pietra lanciata da Pirra originò una donna.

Diana

Dea italica e romana identificata con Artemide (vedi).

Didone

Figlia di Muttone, re di Tiro, si era sposata con Sicheo. Ma il fratello Pigmalione le uccise il marito, per impossessarsi delle sue ricchezze. Didone (chiamata anche Elissa) riuscì a mettersi in salvo con alcuni fedeli, e approdò a Cipro e poi nell'Africa settentrionale. Questi territori erano sotto il controllo del re Iarba, che decise di concederle tanta terra quanta fosse riuscita a coprirne con una pelle di bue.
Didone, allora, tagliò la pelle in strisce sottilissime, unendole poi in un'unica grande corda, con la quale cinse una vasta estensione di terreno, su cui costruì la città di Cartagine.
Iarba, a quel punto, le chiese di sposarlo, ma Didone restò fedele alla memoria del suo primo marito, e rifiutò, uccidendosi.
Virgilio modifica un po' il mito, inserendovi la figura di Enea e l'amore sfortunato che nasce tra i due. Quando Enea abbandonò la donna, che l'aveva accolto nella città, Didone si uccise, maledicendo l'eroe e la sua stirpe, e causando così l'inizio dell'atavico odio che avrebbe, in futuro, opposto la città di Roma a quella di Cartagine.

Dike

Figlia di Zeus e di Temi, era una delle Ore (vedi). Era la divinità della giustizia e proteggeva le leggi e i tribunali. Era scesa sulla terra nell'Età dell'Oro col nome di Astrea, ma nell'Età del Ferro tornò tra gli dei. Zeus la mutò nella costellazione della Vergine.

Diomede

Esistono, nel mito, due personaggi di nome Diomede. Il primo è l'eroe etolo figlio di Tideo e di Deipile, che partecipò alla guerra di Troia e, prima ancora, alla guerra degli Epigoni contro Tebe, insieme al nonno materno Adrasto.
Diomede si distinse per valore nella guerra di Troia, combattendo contro Enea, uccidendo Pandaro e ferendo addirittura le divinità Ares e Afrodite, scese in campo per proteggere i loro diletti. Ma assieme ad Ulisse formava un duo terribile: quei due furono autori di una serie d'imprese di notevole rilevanza. Smascherarono insieme Achille a Sciro, mentre l'eroe - per evitare la partenza - si era travestito da donna, costingono Agamennone ad accettare il sacrificio di Ifigenia, riuscirono a entrare di nascosto nel campo troiano, uccidendo Dolone e Reso, a cui poi rapirono i cavalli. Inoltre, partirono per Lemno, alla ricerca di Filottete, e riuscirono a trafugare dalla rocca il Palladio, condannando così la città di Troia alla caduta (giacchè, si diceva, finchè il Palladio fosse rimasto nella rocca, Ilio avrebbe resistito).
Diomede è descritto come forte, abile e bravo nel parlare e nel persuadere, ma non è un tipo molto tranquillo: si racconta che, quando Achille uccise Tersite per il suo sarcasmo a proposito della questione di Pentesilea, Diomede si infuriò con il semidio, perchè Tersite era suo parente, e pretende che il corpo dell'amazzone fosse buttato nello Scamandro.
Dopo l'avventura troiana, Diomede tornò ad Argo, ma la moglie Egialea lo aveva nel frattempo tradito, e aveva progettato per lui un ritorno simile a quello di Agamennone. Per sua fortuna, però, Diomede riuscì ad evitare le sue trappole, e fuggì, raggiungendo quindi l'Apulia, dove si sposò con la figlia del re Dauno, Enippe. In Italia, si dice che Diomede fondò numerose città, tra cui Brindisi, Canosa, Arpino e Benevento.
Altre versioni raccontano che Dauno avrebbe negato a Diomede le ricompense per i servigi che gli aveva reso combattendo per lui, e quindi l'eroe maledì il terreno del regno dell'altro, muovendosi poi per impossessarsene. Dauno sarebbe riuscito comunque a prevalere sull'eroe, mentre i compagni di Diomede furono trasformati in uccelli. Questi uccelli, si diceva, fossero mansueti verso i Greci, mentre feroci con qualsiasi altro essere umano.
Il secondo Diomede era legato al ciclo di Eracle, ed era il figlio di Ares e di Pirene, ed era diventato re dei Bistoni, popolazione della Tracia. Questo Diomede era padrone di quattro cavalle mostruose, Podarco, Lampone, Xanto e Deino. Queste giumente vomitavano fuoco e si nutrivano di carne umana, che Diomede prontamente procurava loro sacrificando gli stranieri che passavano per il suo regno. Eracle, in una delle sue fatiche, vinse Diomede e lo diede in pasto alle sue cavalle.

Dioniso

Dioniso (chiamato anche Bacco) è l'unico tra gli dei ad essere figlio di Zeus e di una mortale, Semele, figlia di Cadmo e Armonia.
La sua leggenda è tra le più complicate, perchè mescola insieme elementi non solo greci, ma anche appartenenti alle culture limitrofe (soprattutto dell'Asia Minore).
Semele chiese a Zeus di mostrarlesi in tutta la sua potenza. Il dio, per compiacerla, la esaudì, ma lo spettacolo che le apparve sotto gli occhi era insopportabile per un essere umano, e la donna cadde fulminata. Zeus, allora, le portò via dal grembo il feto di Dioniso, cucendoselo sulla coscia e permettendogli così di formarsi completamente. Così nacque Dioniso, il cui nome significa "nato due volte". Una volta nato, lo affidò ad Hermes che, a sua volta, lo affidò alle cure di Ino, sorella di Semele. Hermes ebbe cura di istruire Ino a vestire il piccolo Dioniso con abiti femminili, in modo da evitargli la gelosia di Era. Ma la regina degli dei non si fece ingannare, e fece diventare pazza la nutrice di Dioniso. Allora Zeus trasportò Dioniso lontano dalla Grecia, nel paese di Nisa (per alcuni in Asia, per altri in Africa), affidandolo alle cure delle ninfe di quel paese.
E per essere completamente sicuro che, stavolta, Era non lo trovasse, lo tramutò in un capretto. Divenuto grande, Dioniso scoprì la vite e il suo uso. Ma Era lo trovò di nuovo, e lo fece impazzire. In preda alla follia, Dioniso attraversò l'Egitto e la Siria, risalendo l'Asia, fino a che giunse in Frigia. Qui la dea Cibele lo accolse e lo purificò, e lo iniziò ai riti del suo culto.
Rinsavito, Dioniso raggiunse la Tracia, ma il re del luogo, Licurgo, non lo ricevette benevolmente. Cercò di imprigionarlo, ma quello riuscì a salvarsi rifugiandosi presso Teti. Non essendo riuscito a mettere le mani sul dio, Licurgo si accontentò di prendersela con il suo seguito, composto da satiri e donne invasate, dette Menadi (o Baccanti), che lo scortavano per foreste e monti.
Dioniso intervenne liberando i suoi fedeli e facendo impazzire Licurgo, auto-mutilandosi e uccidendo il figlio con un'accetta credendo di stare abbattendo una vite.
Ma, come se ciò non fosse sufficiente, Dioniso colpì il suo regno con una siccità fortissima. Gli abitanti, consultato un oracolo, vennero informati che la causa di quella siccità era stata il comportamento di Licurgo, e quindi l'unico modo per farla cessare sarebbe stato uccidere il re. Licurgo, così, venne legato a quattro cavalli e squartato.
Dioniso proseguì il suo viaggio, giungendo in India e sottomettendo il paese con la forza delle armi (aveva con sè un suo esercito); compiuta anche questa impresa, tornò in Grecia, tornando in Beozia, dove sua madre era nata. Introdusse a Tebe i Baccanali, le feste durante le quali il popolo (soprattutto le donne) era invasato da un delirio mistico, e percorreva la campagna lanciando grida rituali. Chi si opponeva a questa pratica (il re di Tebe, Cadmo, sua madre Agave e le altre sorelle di Semele, e ad Argo le figlie del re Preto) venne punito severamente dal dio dispensatore di follia.
Dioniso ebbe delle disavventure anche coi pirati: il dio voleva raggiungere l'isola di Nasso, e per questo pagò alcuni pirati tirreni per trasportarlo là. Ma i pirati avevano accettato pensando di ingannarlo, e invece di dirigersi verso Nasso, si mossero verso l'Asia Minore, con l'intento di venderlo come schiavo. Dioniso, allora, trasformò i loro remi in serpenti, fece crescere edera dappertutto, fece risuonare musica di flauti inesistenti e bloccò la nave con ghirlande di vite. I pirati, impazziti di paura, si gettarono in mare e furono trasformati in delfini.
Alla luce di questi prodigi, gli dei olimpici lo riconobbero come loro compagno, e gli fu consentito salire in Cielo. Ma prima Dioniso volle scendere negli Inferi a cercare l'ombra della madre Semele, per renderle la vita. Giunto davanti ad Ade, Dioniso gli chiese di restituire alla madre la vita. Ade acconsentì solo in cambio di qualcosa a cui Dioniso tenesse molto, e quest'ultimo allora gli cedette una delle sue piante più amate, il mirto.
Come dio, dopo la sua ascesa al cielo, Dioniso rapì Arianna a Nasso, ne fece la sua sposa ed ebbe molti figli da lei.
Dioniso è una figura che compare anche nella lotta tra gli dei e i Giganti, uccidendo Eurito con un colpo di tirso (un lungo bastone ornato di edera). Dioniso era un dio della natura selvaggia, della vite, del vino, dell'ebbrezza, del delirio mistico e del teatro. E' senz'altro una delle divinità più complesse di tutti i panthea greci: le sue origini orientali, i numerosi legami con culti misterici ed iniziatici, il significato di tutti i suoi oggetti simbolici lo rendono uno degli dei più affascinanti da indagare. Non bisogna cadere nell'errore di considerarlo blandamente il dio del vino, nè tantomeno seguire alla lettera l'opposizione dionisiaco - apollineo, per cui Dioniso sarebbe un dio "notturno" e simbolo del caos laddove Apollo sarebbe un dio "solare" e rappresentante dell'ordine. Ricordiamoci che, nel tempio di Apollo a Delfi, un frontone è dedicato al Dioniso. Questo perchè Dioniso non era il dio del caos, quanto della follia utilizzata in modo positivo, permettendo di sperimentare ciò che è "altro" e quindi ampliando le proprie conoscenze attraverso un modo più oscuro del consueto.
A Roma viene inizialmente identificato con il vecchio dio italico Liber Pater, poi i suoi riti misterici presero piede almeno fino al 186 a.C., quando il Senato cominciò a perseguitare le sette mistiche che si rifacevano a Dioniso, in quanto erano diventate pericolosi gruppi organizzati che avrebbero potuto, un domani, avere un potere troppo grande per essere domato..

Dioscuri

Il nome con cui sono famosi i due gemelli Castore e Polluce significa "figli di Zeus" (Dios kuroi). Erano in effetti i figli di Zeus e Leda, ma non erano entrambi immortali. Solo Polluce (come la sorella Elena) lo era, mentre Castore (come la sorella Clitemnestra) sarebbe nato piuttosto da Tindaro, re di Lacedemone.
Il loro luogo di nascita si diceva fosse il monte Taigeto, vicino a Sparta. I Dioscuri, quindi, sono eroi dorici, anzi, gli eroi dorici per eccellenza. Questo spiega come mai ci siano alcuni tratti della loro leggenda che li impegnano contro eroi ateniesi come Teseo.
Castore era famoso per essere un forte guerriero e un domatore di cavalli, mentre Polluce era un celebre pugile. Parteciparono alle imprese degli Argonauti, tra le tante, distinguendosi contro il re dei Bebrici, Amico.
Non parteciparono alla spedizione contro Troia perchè erano stati divinizzati in precedenza, in seguito a queste vicende: Ida, il loro cugino, uccise Castore che aveva rapito la sua promessa sposa.
Polluce, allora, ottenne dal padre di non venire separato per sempre dal fratello, anche a costo di sacrificare parte della sua immortalità. Per questo motivo i due fratelli trascorrevano un giorno sulla terra e un giorno negli Inferi.

Dirce

Era la moglie del re di Tebe, Lico. Aveva tenuto a lungo la nipote del marito, Antiope, nella condizione di schiava. I figli di Antiope, Anfione e Zeto, allora, la liberarono. Per vendicarsi, uccisero Lico e legarono Dirce alle corna di un toro inuriato.
Visto che Dirce era sempre stata molto fedele a Dioniso, il dio la tramutò in fonte.




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Bibliografia

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P. GRIMAL, Enciclopedia della Mitologia, Milano 2004.
K. KERÉNYI, Religione Antica, Milano 2001.
J. SCHEID, La religione a Roma, Roma-Bari 1983.
M. VEGETTI (a cura di), L'esperienza religiosa antica, in Introduzione alle culture antiche, III, Torino 1992.



Opere consigliate

Le edizioni di riferimento sono, ovviamente, puramente indicative.
(PS.) APOLLODORO, La biblioteca, Milano 1995.
APOLLONIO RODIO, Argonautiche, Milano 2007.
ARISTOFANE, Le Rane, Milano 1998.
ESCHILO, Tutte le tragedie, Roma 1991.
ESIODO, Le opere e i giorni, Milano 2006.
ESIODO, Teogonia, Milano 1984.
EURIPIDE, Tutte le tragedie, vol. I e II, Roma 1997, 1991.
NONNO DI PANOPOLI, Le Dionisiache, vol. 1-3, Milano 2003.
OMERO, Iliade, Torino 1950 e 1990.
(PS.) OMERO, Inni omerici, Milano 1996.
OMERO, Odissea, Milano 1991.
OVIDIO, Le Eroidi, Milano 2006.
OVIDIO, Le metamorfosi, Milano 2007.
SOFOCLE, Tutte le tragedie, Roma 1971, 1991.
VIRGILIO, Eneide, Milano 2007.




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