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Mitologia classica - B Baccanti Il nome greco corrisponde al femminile plurale di Bakkos, epiteto del dio Dioniso, e infatti erano chiamate così le prime donne seguaci del dio che lo aiutarono nella conquista dell'India. Bacco Antichissimo epiteto del dio Dioniso, che significa probabilmente "lo schiamazzante". Vedi Dioniso. Batto Questo era il nome di un pastore del Peloponneso, che ebbe una parte nel mito del furto di bestiame di Hermes ai danni di Apollo. Apollo, distratto dal bell'Imeneo, aveva cominciato a trascurare le sue greggi. Hermes, approfittandone, gli aveva portato via alcuni capi di bestiame, trasportandoli fino nel Peloponneso. Qui aveva incontrato Batto, un vecchio pastore che viveva sulle montagne. Temendo che quel testimone inaspettato potesse svelare la sua bravata, cercò di comprare il suo silenzio promettendogli una giovenca. Batto promise di tenere la bocca chiusa, ma il furbo dio decise di metterlo alla prova. Dopo aver ben nascosto gli animali, tornò indietro e - sotto mentite spoglie - interrogò il pastore riguardo alle bestie che erano passate di lì. Batto, davanti alla promessa di ricompense, si fece sciogliere la lingua, infrangendo il giuramento. Il dio, irritato, lo trasformò in una roccia. Bauci Bauci era una donna frigia, sposata ad un poverissimo contadino, Filemone. Un giorno, nel loro villaggio giunsero Zeus ed Hermes, travestiti da mendicanti. Nessuno del villaggio accettò di dare loro ospitalità, solo i due poveri contadini. Per ricompensare la loro generosità e punire l'egoismo degli altri, i due dei portarono i contadini su un monte, mentre sommergevano d'acqua il loro villaggio. Solo la loro vecchia capanna, trasformatasi in un tempio, era rimasta in piedi. Zeus, allora, chiese ai due che cosa desiderassero, e loro risposero che volevano servire come sacerdoti in quel tempio, e morire insieme. Il dio li accontentò: Bauci e Filemone vissero a lungo, morirono vecchissimi, e i loro corpi furono trasformati dagli dei in alberi (un tiglio lei, una quercia lui). Bellerofonte Questo eroe appartiene alla famiglia reale di Corinto, essendo stato riconosciuto come figlio dal re Glauco. In realtà, il suo vero padre era Poseidone, che aveva ingravidato sua madre Eurimede (o Eurinome). Il suo nome originario era Ipponoo, ma decise di cambiarlo come autopunizione dopo aver ucciso per errore il fratello Bellero (su questo le versioni sono spesso discordanti. Per alcune, Bellero non era suo fratello, bensì un tiranno di Corinto. Per altre, l'uomo ucciso da lui si chiamava piuttosto Deliade, o Pirene, o Alcimene. Bellero, comunque, resta la soluzione migliore, perchè spiega l'etimologia del nome dell'eroe: Bellerofonte= "uccisore di Bellero"). Bellona Figlia di Forcide e di Ceto, e sorella o moglie di Marte, questa divinità romana era legata all'ambito guerresco. Era rappresentata con i capelli sciolti e gli occhi furenti, portante in mano una fiaccola o una daga. Si poteva anche trovarla rappresentata alla guida del carro di Marte. Berenice Era la figlia di Magas, re di Cirene. Come pegno per proteggere la vita di suo marito partito per la guerra, Tolomeo III Evergete, Berenice promise alla dea Afrodite la sua bellissima chioma. Ma il giorno dopo i capelli offerti alla dea erano spariti dal tempio. Conone di Samo, un famoso astrologo, riferì di avere visto la sua chioma tra le costellazioni, tra Boote e Leone. Questo è il nome che porta ancora la costellazione della Chioma di Berenice Bia Figlia del gigante Pallante e della ninfa Stige, aveva un nome che significava "violenza", ed era dunque la personificazione di quest'astrazione. Bitone Figlio di Cidippe, sacerdotessa di Era, aveva un fratello gemello, chiamato Cleobi. Per portare la madre al temio di Argo nonostante non si fossero trovati buoi per trainare il carro, si offrirono di trainarlo al loro posto. La madre, allora, pregò la dea di premiare i due figli con quanto di più bello un uomo potesse desiderare, e Era li fece morire improvvisamente e senza dolore nel sonno. Bona Dea Divinità romana legata al culto di Fauno. E' protagonista di una leggenda che spiega molte particolarità cultuali. Borea Era il dio del vento del nord, figlio di Eos (l'Aurora) e Astreo. La sua dimora era in Tracia (o nelle Eolie, dove Eolo, dio dei venti, lo teneva prigioniero), dove viveva assieme ai fratelli Zefiro, Noto (o Austro) ed Euro. Lo si rappresentava come un demone alato, estremamente forte, barbuto e vestito con una corta tunica increspata. A volte lo si dota di una testa con due visi, come Giano. Briseide Briseide era figlia di Brise, sacerdote della città di Lirnesso, che fu saccheggiata da Achille. L'eroe aveva portato via anche lei, ma era stato convinto da Patroclo a sposarla. Infatti Briseide era diventata la favorita di Achille. Briseide ha avuto parte, suo malgrado, nell'incidente diplomatico tra Achille e Agamennone. Il capo dei greci, infatti, pretese di avere la schiava per sè, portandola via ad Achille. Busiride Busiride è nel mito greco un re egiziano. Non v'è traccia di un simile faraone, però, nella lista delle dinastie egizie, ma è probabile che questo nome sia una qualche storpiatura greca di quello del dio Osiride. |
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