Mitologia classica - A

Acheloo

Figlio di Oceano e Teti, era la maggiore divinità fluviale greca. Per Omero, era addirittura superiore ad Oceano, ed era in grado di assumere sembianze diverse. Durante una lotta con Ercole, che gli contendeva la promessa sposa Deianira, si trasformò - ad esempio - in serpente e poi in toro. Ma Ercole riuscì non solo a batterlo, ma anche a strappargli uno dei corni che aveva. Acheloo, allora, si gettò nel fiume Toante (oggi Aspropotamo), che prese il suo nome.
Dalle gocce del sangue scaturite dalla ferita per il corno strappato sarebbero nate le Sirene.
La sua iconografia lo prevede come un toro dal volto umano e una folta barba, oppure come un serpente dotato di volto umano e corna.

Achille

Figlio di Peleo, re dei Mirmidoni, e di Teti, ninfa marina, è uno degli eroi più famosi della mitologia greca. Famoso per l'invulnerabilità ottenuta grazie alla madre, che lo immerse ancora bambino nel fiume infernale Stige, e per la sua unica debolezza al tallone (unica parte rimasta fuori dall'acqua), fu educato prima da Fenice e poi dal centauro Chirone.
La sua vita fu breve ma intensa. Del resto, si racconta che fu lui stesso a scegliere questo per sè: pare infatti che il Fato gli offrì la scelta tra una vita breve e gloriosa e una lunga e oscura. E Achille scelse la prima possibilità.
Achille partì assieme agli altri principi achei alla volta di Troia, nonostante la madre Teti - informata dall'indovino Calcante che il figlio non sarebbe tornato - l'avesse tentato di nascondere, vestendolo da donna alla corte di Licomede. Smascherato da Ulisse, deciso a trovarlo visto che un oracolo aveva predetto che senza Achille la guerra non sarebbe mai stata vinta, il destino di Achille si compì.
Omero, nell'Iliade, racconta gli eventi che lo vedono come protagonista nel decimo anno dell'assedio a Troia: offeso dal comportamento di Agamennone, che gli aveva fatto un torto nella spartizione di un bottino, si rifiutò di combattere, mettendo in grandi difficoltà l'esercito acheo. Solo in seguito alla morte dell'amico Patroclo, per vendicarlo, si decise a riprendere in mano le armi, uccidendo Ettore.
A uccidere Achille fu Paride, che riuscì a colpirlo nel suo unico punto vulnerabile, il tallone, con una freccia. Gli achei lo onorarono solennemente, e la madre Teti, assieme alle Nereidi, lo pianse per diciassette giorni.
Un tumullo presso Capo Sigeo si pensava fosse la sua tomba.

Ade

Figlio di Crono e Rea, era il dio degli Inferi. Combattè assieme ai fratelli Zeus e Poseidone contro il padre e i Titani per il potere sull'Olimpo. In seguito alla vittoria, i tre fratelli si spartirono il mondo: a Zeus andò il Cielo, a Poseidone il Mare, e ad Ade gli Inferi, all'interno della Terra.
Regnava sui morti e non permetteva che nessuna anima potesse tornare indietro, tra i viventi.
Innamoratosi di Persefone, figlia di Demetra, con l'aiuto di Zeus la rapì, portandosela nel suo regno oscuro, e facendole mangiare un chicco di melograno per legarla per sempre al suo mondo, perchè ogni cibo o bevanda proveniente dagli Inferi legavano eternamente al regno delle ombre qualunque vivente li assumesse.
Per i Romani, il suo mondo era chiamato Averno, e lo si considerava molto ricco, alludendo alle ricchezze che la Terra contiene. Questo è il motivo per cui i Romani lo chiamarono Plutone, da Pluto, il dio greco della ricchezza.

Admeto

Re tessalo di Fere, partecipò alla spedizione degli Argonauti e alla caccia del Cinghiale Calidonio.
Ebbe un ospite illustre: Apollo, per espiare la colpa di aver sterminato i ciclopi della fucina di Zeus, fu mandato alla sua corte a fare il pastore.
Ma Admeto è particolarmente famoso per sua moglie, la nobile Alcesti. Il padre di Alcesti, Pelia, l'aveva promessa a colui che fosse riuscito a presentarsi su un cocchio trainato da un cinghiale e un leone. Grazie all'aiuto di Apollo, riuscì ad aggiogar le due fiere, e ottenne la mano della ragazza, che si dimostò una moglie fedele e innamorata, tanto da non tirarsi indietro per salvare la vita del marito sacrificando la sua.

Adone

Figlio di Cinira, re di Cipro, e di Mirra. Fu allevato in Arabia dalle Naiadi, e crebbe come un ragazzo tanto bello che perfino Afrodite se ne innamorò.
Ci sono due versioni legate ad Adone: la prima racconta che fu ucciso da un cinghiale durante una battuta di caccia, e che Afrodite riuscì ad ottenere da Zeus di fargli passare solo una parte dell'anno negli Inferi, per poter stare con lui per la restante.
La seconda, invece, vuole che sia Afrodite che Persefone si fossero innamorate di lui: allora Zeus, per risolvere la questione, stabilì che Adone passasse parte dell'anno in superficie, parte dell'anno dell'Oltretomba e che gli restasse una terza parte libera. Libero di scegliere con chi passare quest'ultima fase dell'anno, Adone scelse di rimanere con Afrodite, suscitando così le gelosie di Ares, che si trasformò in cinghiale e lo sbranò.
Entrambe le versioni concordano nell'alternanza tra mondo della superficie e mondo dell'Oltretomba: il mito di Adone, infatti, è legato ai culti della primavera e della rinascita della natura. In età ellenistica e romano il suo culto assunse caratteristiche misteriche ed iniziatiche.

Afrodite

Ci sono varie versioni riguardo all'origine di questa dea. Una prevede che sia nata dalla spuma del mare, fecondata dal seme di Urano. Questo è quello che racconta, ad esempio, Esiodo.
Secondo un'altra versione, sarebbe invece figlia di Zeus e di Dione.
Afrodite era la dea dell'amore e della bellezza, della vita universale e della fecondità, mostrando quindi una certa affinità con la dea orientale Astarte e il suo culto.
Suo marito era Efesto, per volere di Zeus, ma ebbe molti amanti sia mortali che immortali: Ares, ad esempio, da cui ebbe Armonia, Phobos (paura), Deimos (spavento) ed Eros. Da mortali come Anchise ebbe, invece, l'eroe Enea.
Afrodite era una divinità dalla sfera di potenza molto ampia, e lo si vede dal grande numero di epiteti che le erano riferiti: Pandemia ("dell'amore terreno"), Urania ("dell'amore celeste ideale"), Anzeia ("fiorita"), Skotia ("l'oscura"), Persephaessa ("regina degli inferi", per via del collegamento con l'infera Venus Libitina dei Romani), Euploia ("dalla buona navigazione") e Pontia ("marina"), questi ultimi due per via delle sue origini marine.

Agamennone

Re di Argo, figlio di Atreo. Fu lui il capo degli Achei nella spedizione di Troia. Dopo che suo zio Tieste uccise suo padre, Agamennone e suo fratello Menelao si rifugiarono a Sparta, dal re Tindaro, di cui sposarono le figlie (rispettivamente Clitemnestra ed Elena).
Prima di partire per Troia, dovette sacrificare alla dea Artemide la figlia Ifigenia, per convincere la divinità offesa a concedere alla flotta venti favorevoli per il viaggio.
Durante l'assedio, fu responsabile dell'irritazione di Achille, e quindi del suo allontanamento.
Il rientro a casa fu tragico per lui: la moglie Clitemnestra, complice col suo amante Egisto, lo uccise a tradimento. Compito di suo figlio Oreste fu quello di vendicare la morte del padre.

Aiace

Ci sono due personaggi mitici che portano questo nome.
Aiace Oileo (o Aiace il piccolo, per distinguerlo dall'altro) era figlio di Oileo e capo dei Locresi. Era un personaggio molto spregiatore delle cose divine, arrivando a violentare la profetessa Cassandra sull'altare di Atena. La punizione della dea, però, non si fece attendere: Aiace morì annegato in Eubea, nel viaggio che l'avrebbe riportato a casa.
Aiace Telamonio, invece, era figlio di Telamone, re di Salamina. Era di corporatura gigantesca, e per forza e valore era pari ad Achille. Per queste sue doti, fu uno dei maggiori e principali guerrieri achei che parteciparono all'assedio di Troia. Offeso per la spartizione delle armi di Achille, che andarono nelle mani di Ulisse anzichè nelle sue, impazzì di rabbia, uccidendo il bestiame dell'accampamento prendendolo per Ulisse e i giudici. Rendendosi conto dell'accaduto, per la vergogna si tolse la vita.
Sembra che, secondo una leggenda, dopo il naufragio di Ulisse queste armi siano state portate dal mare fino alla tomba di Aiace.
A lui era dedicato un culto ad Atene e a Salamina.

Alcesti

Figlia di Pelia, si sposò con Admeto, diventando simbolo dell'amore coniugale. Admeto, ammalatosi gravemente, ottenne dal dio Apollo la possibilità di salvarsi se, in cambio della sua salvezza, si fosse sacrificato al posto suo qualcuno della sua famiglia. Ma solo Alcesti, sua moglie, si rivelò disposta a sostituire il marito per salvargli la vita.
Quando il marito lo seppe, si addolorò moltissimo, e pianse tanto da impietosire Ercole, che era casualmente passato di lì e che era stato ospitato. Ercole si recò negli Inferi e riportò in vita Alcesti.
Secondo un'altra versione, fu Persefone ad impietosirsi per lei e a concederle il ritorno alla vita.

Alcinoo

Re dei Feaci, era nipote di Poseidone e padre di Nausicaa. Fu un ospite illustre: si prese cura di Ulisse, quando naufragò nella sua isola, e gli offrì una nave per ritornare in patria, e in seguito ospitò anche gli Argonauti, Giasone e Medea, inseguiti dai Colchi.

Alcione

Era figlia di Eolo, re dei Venti. Si sposò con Ceice, figlio di Lucifero, l'astro del mattino. I due, secondo una versione, erano così orgogliosi della loro unione che la paragonarono a quella tra Zeus ed Era. Per punire la loro tracontanza, allora, le due divinità li trasformarono in smergo lui, in alcione lei.
Secondo un'altra versione, Alcione avrebbe ritrovato il cadavere del marito morto in un naufragio, e per la disperazione si gettò in mare. Gli dei, impietositi dal suo dolore, li trasformarono in due alcioni. Questa è la versione riportata da Ovidio nelle Metamorfosi.

Alcitoe o Alcatoe

Figlia di Minia, re di Orcomeno. Le sue vicende sono legate al diffondersi dei riti dionisiaci. Lei e le sue sorelle Leucippe e Arsinoe (le Miniadi) li trovavano empi, e rifiutarono di parteciparvi, rimanendo a casa a tessere. Il dio, allora, per punizione le trasformò in pipistrelli, e le tele che stavano tessendo divennero foglie di edera e di vite, piante sacre a Dioniso.
Un'altra versione della storia racconta che impazzirono e che uccisero il figlio di Leucippe, Ippaso, divorandolo poi. Per questo, durante le feste del dio Dioniso, il sacerdote sembra inseguisse tutte le donne che partecipavano e uccidesse la prima che riusciva a raggiungere.

Alcmena

Figlia di Elettrione, re di Micene, andò in sposa ad Anfitrione.
Zeus, innamoratosi di lei, riuscì ad ingannarla presentandosi a lei sotto le sembianze del marito, partito per la guerra. Dalla loro unione si generò Ercole. Sia lei che suo figlio furono perseugitati da Era.

Aletto

Vedi Erinni.

Amazzoni

Le Amazzoni erano donne guerriere provenienti dalla Cappadocia. La loro comunità era particolare per il loro rifiuto verso i maschi. Solo una volta all'anno le Amazzoni si univano ai Gargareni e generavano figli: le bambine venivano tenute al villaggio, i maschi invece venivano uccisi.
Molti miti raccontano del loro coraggio in combattimento. Dopo la morte di Ettore, ad esempio, combatterono contro gli Achei a fianco dei Troiani, e la loro regina Pentesilea fu uccisa da Achille.
Alle Amazzoni è anche legata una delle fatiche di Ercole, che doveva rubare la cintura alla regina Ippolita, e anche Bellerofonte e Teseo combatterono contro di loro. In particolare Teseo, dopo aver rapito Antiope, sorella di Ippolita, scatenò la guerra tra Amazzoni e Greci (Amazzonomachia), che si concluse con la cattura da parte di Teseo di Ippolita, da cui ebbe un figlio, Ippolito, protagonista di un altro mito.

Anchise

Figlio di Capi e di Temide, fu re di Dardano e fu amato da Afrodite, da cui ebbe Enea. Sembra che, per non aver rispettato un giuramento, fu reso cieco o storpio da Zeus. Virgilio racconta che riuscì a scappare da Troia in fiamme grazie al figlio Enea, e che fu seppellito ad Erice, in Sicilia.

Andromaca

Fu la moglie di Ettore e la madre di Astianatte. Andromaca è una delle eroine tragiche destinate a sopportare un destino continuamente avverso: dopo la morte del marito e la caduta della città, fu costretta ad assistere all'uccisione del figlio, che venne gettato dai Greci giù da una rupe. Divenne poi schiava e moglie di Neottolemo, figlio dell'assassino di suo marito. Poi, dopo la morte di questo (o dopo che questo l'ebbe ripudiata), sposò Eleno, fratello di Ettore.

Andromeda

Figlia di Cefeo, re di Etiopia, e di Cassiopea. Ci sono più versioni del suo mito: la più nota racconta che Cassiopea, vantandosi del fatto che lei e la figlia fossero più belle delle Nereidi, si attirò l'ira di Poseidone, che scatenò contro il loro territorio un mostro marino. L'unico modo per placare questo mostro sarebbe stato il sacrificio della bella Andromeda.
Ma la ragazza venne salvata da Perseo, che giunse sul suo cavallo alato e uccise il mostro, liberandola e facendola sua sposa.

Anfiarao

Anfiarao era re di Argo, figlio di Oicleo e di Ipermestra. Era guerriero e indovino, e grazie a questa sua dote sapeva che sarebbe morto partecipando alla spedizione dei Sette contro Tebe, guidata dal cognato Adrasto. Per evitare questa sorte, cercò di nascondersi, ma venne tradito dalla moglie Arifile, che rivelò a Polinice dove si nascondesse. Così Anfiarao dovette partire, ma prima ordinò al figlio Alcmeone di vendicarlo uccidendo la madre se non fosse tornato. E così fu.

Anfitrione

Figio di Alceo, Anfitrione era re di Tirinto e marito di Alcmena. Suo zio Elettrione, re di Micene, gli promise la figlia in sposa se fosse riuscito a vendicare gli altri suoi figli, uccisi dai Tanfi. Per errore, però, uccise anche Elettrione, e dovette così rifugiarsi con la moglie a Tebe. In un secondo tempo riprese la sua guerra contro i Tafii, compiendo la sua vendetta. Durante la sua assenza, Zeus riuscì ad amare sua moglie, lasciandola incinta di Ercole.

Anfitrite

Figlia di Oceano e Teti, era amata da Poseidone. Per sfuggirgli, tentò di nascondersi nelle profondità del mare (o, per altri, sul monte Atlante), ma venne scoperta da due delfini. I due animali la portarono su una carro a conchiglia al loro signore, che la sposò. Dalla loro unione nacque Tritone.
Anfitrite era anche il nome di una Nereide, da cui nacquero le foche.

Antigone

Antigone faceva parte della "progenie maledetta" originata dall'unione tra Edipo e sua madre Giocasta, ed è diventata nel mito simbolo dell'amore filiale e del sacrificio. Fu lei ad accompagnare il padre cieco nell'esilio a Colono, ma la sua figura è legata all'episodio che si colloca durante la guerra contro Tebe.
Nonostante le fosse stato proibito dal nuovo re Creonte (suo zio), Antigone volle seppellire comunque il cadavere del fratello Polinice, colpevole di aver scatenato la guerra dei Sette contro Tebe, per dare anche alla sua anima la pace che - in quanto morto - gli spettava. Scoperta e condannata a morte, si uccise prima della sentenza. Emone, figlio del re e suo promesso sposo, la seguì volontariamente nella tomba.

Antinoo

Ci sono due personaggi mitici che hanno questo nome.
L'Antinoo di Omero era il capo dei Proci, che venne ucciso per primo da Ulisse al suo ritorno.
Ma Antinoo era anche un giovinetto greco che divenne il favorito dell'imperatore Adriano, e che era dotato di una bellezza leggendaria. Si suicidò volontariamente, gettandosi nel Nilo nel 130 d.C. Adriano, allora, lo deificò e gli eresse un tempio. Fu onorato in molte città con culti, feste e statue.

Apollo

Apollo, uno dei più rilevanti membri del pantheon greco, nacqua nell'isola di Delo assieme alla sorella gemella Artemide. Presenta una complessità notevole, sia per quanto riguarda le sue origini che per quanto riguarda i suoi attributi. Forse inizialmente nasce come divinità solare, ma la cosa non è assodata, anche se di certo lo diventa in un secondo tempo. E Apollo risulta allo stesso tempo essere dio della luce, della musica, delle arti, della medicina (non per niente è il padre di Asclepio) ma anche delle pestilenze, e della profezia. Si impossessò dell'oracolo di Delfi, uccidendo il serpente Pitone, figlio di Gea.
Apollo è famoso anche per gli amori che ebbe, per la maggior parte sfortunati: spesso sono legati a miti di metamorfosi, come nel caso di Dafne e Giacinto.
Apollo fu venerato anche dai Romani, ma come divinità risulta completamente importato dalla Grecia. La religione romana non sembra aver avuto una simile divinità nel suo pantheon, in precedenza.

Aracne

Aracne era figlia di Idmone, un tintore di Colofone. Era così abile nell'arte di tessere la tela che sfidò la dea Atena ad una gara di ricamo. Secondo alcune versioni, vinse Aracne, mentre per altre vinse la dea. Quello che è comune a tutte le storie, è che Atena non si risparmiò di vendicare la tracotanza di quella mortale che aveva osato sfidarla, e la trasformò in ragno, animale famoso proprio per la sua capacità di tessere tele.

Ares

Figlio di Zeus e di Era, era dio della guerra sanguinaria. Fu allevato da un altro dio della guerra, Enio, e divenne violento e sanguinario. Si raccontava che fosse sempre accompagnato da Phobos ("paura"), Deimos ("terrore") ed Eris ("discordia"). Nei miti si scontra spesso con un'altra divinità legata alla guerra, Atena, che incarna però l'aspetto stategico e razionale dello scontro, e che infatti finisce sempre per spuntarla sull'avversario.
Ares fu amante di Afrodite, e generò da lei Armonia, Eros e Anteros. Per alcune versioni, anche Phobos e Deimos sarebbero loro figli.
In Grecia Ares non godette del successo che ebbe invece a Roma, dove fu identificato con Marte.

Aretusa

Aretusa era una delle Nereidi, figlia di Nereo e di Doride. Era molto pudica, e apparteneva al seguito di Artemide. Ma quando il dio fluviale Alfeo la vide mentre si bagnava nelle sue acque, si innamorò di lei e tentò di rapirla. Aretusa, allora, invocò Artemide, e la dea corse in suo aiuto avvolgendola in una nube.
Alfeo le si avvicinò comunque, e, per la paura, la ninfa si ricoprì di un gelido sudore, che la sciolse, trasformandola in sorgente. Alfeo e Aretusa si unirono solo sotto forma di acqua: il fiume di Alfeo, infatti, si mescolò alla sorgente di Aretusa, raggiungendo in questo modo "puro" la ninfa che aveva tanto desiderato.

Argo

Così si chiamava la nave parlante che fu usata dagli Argonauti per arrivare ad Eea, e anche il fedele cane di Ulisse, il primo a riconoscere il suo padrone nonostante il travestimento da mendicante. Ma Argo era anche un gigante con cento occhi, che era stato incaricato da Era di custodire Io, la ninfa che Zeus aveva trasformato in mucca. Grazie ai suoi cento occhi, infatti, Argo aveva la possibilità di rimanere sempre sveglio, e sfuggire al suo controllo era impossibile.
Hermes, tuttavia, riuscì ad ucciderlo. Era, allora, che era sua protettrice, raccolse i suoi occhi e li mise sulla coda del pavone, animalo che era a lei sacro.

Argonauti

Gli Argonauti erano i cinquanta compagni che partirono assieme a Giasone alla conquista del Vello d'Oro, a bordo della nave Argo.
I loro nomi variano a seconda delle versioni. Per la tradizione più antica, avrebbero fatto parte della spedizione Giasone, Argo (il costruttore della nave omonima), Tifi (il pilota), Orfeo, Anfiarao e Idmone (due indovini), i Boreadi Calai e Zete, i Dioscuri, Augia, Eracle ed altri, tutti di origine divina.

Arianna

Principessa di Creta, era figlia di Minosse e di Pasifae. Essendosi innamorata di Teseo, lo aiutò a sopravvivere al labirinto del Minotauro, dandogli un gomitolo di filo per non perdersi. Dopo l'uccisione del mostro, partì assieme a lui, ma Teseo non era innamorato di lei, e quindi la abbondonò dormiente sull'isola di Nasso. Qui la trovò Dioniso, che si innamorò di lei e la fece sua sposa.
Secondo un'altra versione, fu uccisa da Artemide per aver seguito Teseo nonostante fosse promessa a Dioniso. Per Ovidio, ancora, Teseo non avrebbe abbandonato Arianna, ma l'avrebbe dovuta cedere al dio. E secondo un'ultima versione, la più tragica, si sarebbe suicidata impiccandosi per il dolore.

Aristeo

Era un pastore, figlio di Apollo e della ninfa Cirene. Benchè fosse promessa a Orfeo, si innamorò di Euridice e la inseguì fino a che la ragazza non fu morsa da una vipera, che la uccise. Sposò poi Autonoe, figlia di Cadmo. Da lei ebbe un figlio, Atteone, che divenne un famoso cacciatore. Quando morì fu trasformato nella costellazione dell'Acquario.

Arpie

Queste creature erano figlie di Taumante (divinità marina) e dell'oceanina Elettra, ed erano due o tre, a seconda del mito.
Erano sorelle di Iride, ma diversamente da lei avevano sembianze orrende, pur essendo anche loro velocissime. Sono quasi sempre rappresentate come esseri dotati del corpo di un rapace e della testa di donna, e in quanto rapaci erano anche predatrici, ed erano immaginate munite di artigli. Per Esiodo sono due, Aello e Ocipete. La terza sorella sarebbe Celeno.

Artemide

Artemide, sorella gemella di Apollo e nata come lui a Delo, era figlia di Leto (o Latona), e divenne dea della caccia, degli animali e della Luna. Si raccontava che percorresse i monti dell'Arcadia accompagnata dalle sue ninfe. Aveva gli stessi attributi del fratello, fra cui l'ira e la vendetta.
Era anche la dea della castità e della sterilità. Aveva come animali sacri il cinghiale, il cervo e il cane.
Nel mondo romano fu identificata con Diana, dea che aveva forti caratteristiche lunari.
Come divinità lunare fu spesso identificata con Selene.

Ascanio

Era il figlio di Enea e della sua prima moglie Creusa. Scappò da Troia assieme al padre e al nonno, e regnò sui Latini dopo la morte di Enea. Ascanio sconfisse gli Etruschi e fondò Albalonga, la città madre di Roma.
Per i Romani era Iulo, e da lui avrebbe avuto origine la nobile Gens Iulia, famiglia da cui discese Giulio Cesare.

Asclepio

Dio della medicina, figlio di Apollo e di Coronide, figlia di Flegias. Coronide, che era già incinta di Asclepio, tradì Apollo unendosi ad un altro uomo. La vendetta del dio non si fece attendere, ma il dio decise di salvare il figlio che la donna portava in grembo, salvandolo dal fuoco che divorava la madre. Lo affidò all'educazione del centauro Chirone, e imparò così bene come curare i malati che riuscì anche a resuscitare i morti. Infastidito dal suo comportamento, Ade istigò Zeus a eliminarlo.
Asclepio fu oggetto di culto divino, soprattutto nel suo santuario ad Epidauro, dove si diceva dasse indicazione ai pazienti attraverso i sogni.
Gli animali a lui sacri erano i serpenti, simbolo di forza vitale.

Atalanta

Ninfa figlia di Scheneo ("uomo dei giunchi"), re di Sciro. Era così abile nella corsa che promise di sposare l'uomo che sarebbe riuscita a batterla. Ma nel caso in cui il pretendente fallisse, Atalanta era autorizzata a ucciderlo.
Ippomene, innamorato di lei, chiese aiuto ad Afrodite, che gli consegnò tre mele d'oro, dicendogli di farle cadere sulla pista durante la corsa. Ippomene fece come gli aveva consigliato la dea. Atalanta, attratta da quegli oggetti, si fermò per raccoglierli, perdendo tempo e perdendo così la gara.
Ippomene e Atalanta, quindi, si sposarono. Si racconta che, in seguito, i due irritarono la dea Cibele, profanando una foresta a lei sacra, e furono per questo trasformati in una coppia di leoni.
Un'altra Atalanta fu la figlia di Iasio, re dell'Arcadia: abbandonata dal padre, che voleva un maschio, fu allevata da un'orsa, e crebbe rude e selvaggia assieme ai cacciatori. Partecipò alla caccia al Cinghiale Calidonio, che fu la prima a colpire. Si sposò con Meleagro ed ebbe da lui Partenopeo.

Atena

Figlia di Zeus e Metis, nacque sbucando fuori dalla testa del padre, aperta da Efesto per liberarlo dal dolore che l'aveva preso. Infatti Zeus aveva inghiottito la prima moglie, Metis ("saggezza"), temendo che generasse un figlio che fosse destinato a detronizzarlo, ma Metis era già incinta di Atena.
Atena divenne dea delle arti femminili e della giustizia, protettrice dello stato e delle opere pubbliche, ed era venerata in molti luoghi, soprattutto ad Atene, di cui era protettrice avendo "vinto l'appalto" contro Poseidone: si racconta che gli Ateniesi avessero deciso di essere protetti dalla divinità che avesse offerto loro il dono più utile. Poseidone offrì un cavallo bianco, Atena la pianta d'ulivo.
Era considerata anche dea della sapienza e della guerra, e come Artemide era una dea molto gelosa della sua castità. Non per niente ad Atene era custodita la monumentale statua di Atena Parthenos, cioè appunto "vergine". Tuttavia fu madre di Erittonio, anche se indirettamente: Efesto tentò di violentare la dea, che però riuscì a sfuggirgli, ma lo sperma del dio le sporcò la gamba. Atena si pulì e gettò la stoffa che aveva usato a terra. Il seme del dio generò comunque un bambino, Erittonio, che aveva due serpenti al posto delle gambe.
Gli animali sacri alla dea erano il gallo e la civetta. I Romani la identificarono con Minerva.

Atlante

Atlante era un gigante, figlio di Giapeto e Climene. Per aver aiutato i Titani nella lotta contro gli dei olimpici, Zeus lo condannò a reggere il mondo sulle spalle (secondo altre versioni, Atlante avrebbe dovuto reggere la volta celeste).
Fu l'inventore della sfera, e per una tradizione più tarda venne identificato con le catene montuose del Nord Africa, in cui fu trasformato per aver visto la testa di Medusa.

Atlantide

Isola mitica di cui parla Platone nel Timeo e nel Crizia. Sembra che l'isola sorgesse a ovest delle Colonne d'Ercole, e che fosse abitata dal popolo degli Atlanti, nato dall'amore di Poseidone per Clito. Atlantide avrebbe sostenuto una guerra contro Atene, ma l'isola venne inghiottita dal mare , per punire l'immoralità e la tracotanza dei suoi abitanti.
Atlantide ha senmpre affascinato gli archeologi, che hanno da sempre cercato di individuarla geograficamente: tra le tante ipotesi portate avanti, sembra che si possa identificare l'isola con Santorini, a nord di Creta, isola distrutta da un'esplosione vulcanica.

Atreo

Re di Micene, figlio di Peloep e Ippodamia e fratello di Tieste. I nomi dei due fratelli sono legati ad un orrendo delitto: per vendicarsi del tradimento del fratello, che aveva sedotto sua moglie, Atreo uccise i nipoti e li servì a pranzo ad un banchetto a cui partecipò anche Tieste.
Secondo alcune versioni, fu ucciso da Egisto, figlio nato dall'amore incestuoso tra Tieste e la propria figlia Pelopea.

Atropo

Vedi Moire

Atteone

Figlio di Aristeo e di Autonoe, fu allevato da Chirone, che gli insegnò a cacciare. Si macchiò di empietà spiando Artemide mentre si faceva il bagno, e fu trasformato da lei in cervo, e subito dilaniato dai suoi stessi cani.

Attis

Attis era un giovane pastore che era amato dalla dea Cibele. In suo onore, il ragazzo fece voto di castità, ma lo infranse per una ninfa (per altri fu per Sangaride, figlia del re di Pessinunte). Per vendicarsi, Cibele lo portò ad un accesso di follia, durante il quale Attis si evirò, morendo dissanguato. Impietosita, comunque, la dea lo trasformò in un pino, e le gocce del sangue versato divennero le violette.
Ci sono altre versioni riguardanti un giovane di nome Attis: per una di queste, esso sarebbe stato figlio di Creso, re di Lidia, e avrebbe fondato il culto di Cibele. Qusto offese Zeus, che lo fece uccidere da un cinghiale. Per un'altra ancora, Attis nacque da Nana, che fu ingravidata dal frutto di un melograno cresciuto dal sangue di Agdisti, un ermafrodito che Dioniso aveva evirato. Agdisti si innamorò di Attis e, quando seppe che il giovane si stava per sposare con una donna, lo fece diventare pazzo, spingendolo ad evirarsi e a morire dissanguato.

Averno

Letteralmente il nome significa "senza uccelli", ed era chiamato anche Inferi, Tartaro, Ade, Erebo. Si credeva che fosse la porta dell'inferno, e lo si immaginava vicino a Cuma, dalle parti dei Campi Flegrei, zona paludosa. Il nome deriverebbe dal fatto che le acqua stagnanti emanassero esalazioni talmente mefitiche che uccidevano tutti gli uccelli che vi volavano sopra.



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Timeless Myths
Women in Greek Mythology


Bibliografia

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W. BURKERT, La religione greca di epoca arcaica e classica, Milano 2002.
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Opere consigliate

Le edizioni di riferimento sono, ovviamente, puramente indicative.
(PS.) APOLLODORO, La biblioteca, Milano 1995.
APOLLONIO RODIO, Argonautiche, Milano 2007.
ARISTOFANE, Le Rane, Milano 1998.
ESCHILO, Tutte le tragedie, Roma 1991.
ESIODO, Le opere e i giorni, Milano 2006.
ESIODO, Teogonia, Milano 1984.
EURIPIDE, Tutte le tragedie, vol. I e II, Roma 1997, 1991.
NONNO DI PANOPOLI, Le Dionisiache, vol. 1-3, Milano 2003.
OMERO, Iliade, Torino 1950 e 1990.
(PS.) OMERO, Inni omerici, Milano 1996.
OMERO, Odissea, Milano 1991.
OVIDIO, Le Eroidi, Milano 2006.
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SOFOCLE, Tutte le tragedie, Roma 1971, 1991.
VIRGILIO, Eneide, Milano 2007.




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