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La tripartizione funzionale La triade celtica composta da Esus, Teutates e Taranis e l'identificazione che Lucano ne fa con precise divinità romane consentono di aprire un discorso più ampio dal punto di vista dell'analisi religiosa. Un discorso che è iniziato negli anni '30 grazie all'apporto dello studioso Georges Dumézil e che si è rivelato molto interessante, proprio perchè - partendo dallo studio della religione romana - si è potuto estendere in un panorama indoeuropeo. Il punto d'inizio è la scarsa considerazione che negli anni '30 la cultura accademica aveva della romanità. I meriti effettivi dei Romani erano stemperati da una prospettiva esclusivamente evoluzionistica per cui la loro unica dote - culturalmente parlando - era stata quella di essere stati un'ottima spugna, capace di assorbire ciò che di meglio c'era (il pensiero filosofico greco prima, la religiosità cristiana poi) per dare vita a quello che sarebbe diventato il pensiero dell'Occidente moderno. Limitativo, vero? Perlomeno di questa opinione era Dumézil, che si adoperò per dimostrare che i Romani erano tutt'altro che semplici e rozzi contadinotti che, senza greci e cristiani, non sarebbero stati in grado di sviluppare una loro cultura significativa. E, visto che molto si giocava sul campo religioso, Dumézil accetta la sfida e indaga proprio in questo campo per sfatare il mito. Allora si pensava che la religiosità romana arcaica come un culto di spiriti erranti, di energie legate ad attività precise, che poi l'influenza greca ha nobilitato e approfondito rendendoli gli dei che conosciamo. Dumézil bolla queste concezioni come inadeguate e false, e lo dimostra con i suoi studi che mostrano un pantheon romano tutt'altro che vago e primitivo, bensì come un sistema composto da parti che si adeguano e sorreggono vicendevolmente. Qualcosa di estremamente complesso, quindi, in cui le divinità non si riescono a comprendere appieno se non in reciproca connessione. Per farlo, comincia a studiare la personalità principale del pantheon romano, Giove. E analizzando questa figura si accorge di come essa risulti essere particolarmente legata ad altre due divinità, che non sono quelle della cosiddetta triade capitolina (Giunone e Minerva), bensì quelle della triade precapitolina: Marte e Quirino. Il legame tra Giove, Marte e Quirino è gerarchico e complementare: tutte e tre le divinità si comprendono e interpretano a partire da quel rapporto. E, visto che la religione è un punto di vista attraverso cui si guarda al mondo, questa ideologia deve rispecchiare il mondo così come lo si vede. Ora, il mondo per il pensiero antico funzionava soltanto con l'armonia e la collaborazione di tre sfere, tre funzioni gerarchicamente strutturate e distinte tra loro: la sovranità nei suoi due aspetti (magico e giuridico), la forza guerriera e la feccondità, la prosperità intesa anche come produzione di cibo. Andando ad analizzare le divinità che compongono la triade precapitolina, troviamo appunto questo: Giove è il re degli dei; Marte incarna la guerra e Quirino rappresenta il popolo romano, e quindi è legato alla produzione (di figli e di cibo). La tripartizione, romanamente parlando, era così importante per l'ideologia arcaica che la si ritrova anche nella lista dei sette re di Roma: fermiamoci ai primi quattro. Romolo, colui che fonda la città e le dà un ordinamento per sussitere, rappresenta la sovranità giuridica. Numa Pompilio invece, famoso per i suoi rapporti misteriosi con divinità minori e ninfe e per -presupposti - poteri magici, incarna la sovranità nel suo aspetto magico. Tullio Ostilio, il più bellicoso tra i primi quattro, ben si adatta alla seconda funzione, quella guerriera. E infine il pacifico Anco Marzio, creatore di infrastrutture economiche, risponde alla terza funzione, quella della prosperità economica. Dumézil aveva fatto studi comparati in ambito indoeuropeo, per dimostrare la validità delle sue tesi. Probabilmente anche la triade celtica risponde allo stesso schema di questa tripartizione funzionale. Lucano, adattando il proprio schema di pensiero alla religione celtica, identifica le divinità straniere esattamente con quelle divinità romane che rispondevano meglio alle tre funzioni, per cui ci permette di leggere e interpretare con più facilità questa triade. Taranis viene identificato con Giove. Ora, come spesso succede, la mania dei romani di trovare identificazioni con le proprie divinità li spingeva a forzare un po' la mano. In effetti, Taranis non sembra avere nel pantheon celtico la stessa autorità che Giove aveva in quello romano. Tuttavia, se anche per i celti il dominio sulle forze naturali indica potere tra gli dei, il dio collegato al fulmine doveva averne a sufficienza per poter essere stato (almeno in un primo tempo) come dice Lucano "...massimo tra gli dei celesti". (Questa tuttavia è solo una mia teoria... non conosco così bene la mitologia celtica per poterlo dire con sicurezza). Più facile è l'identificazione tra Teutates e Marte: essendo dio della guerra, gli ambiti di competenza sono i medesimi, e rientrano perfettamente nella seconda funzione. E infine placida è anche la corrispondenza tra Esus e Mercurio: anche se - essendo diventata una divinità maggiore e avendo subito l'influsso di Hermes - i suoi ambiti di competenza si sono ampliati, Mercurio parte come divinità strettamente legata al commercio, e quindi all'economia. Non è un caso che il suo nome derivi da merx, mercis, cioè "mercanzia". Ed Esus è appunto il dio che incarna la terza funzione, quella della prosperità (pensiamo alla sua rappresentazione come taglialegna, cioè come lavoratore che col suo lavoro provvede ai fabbisogni della famiglia e più in generale della comunità). Questo è solo un piccolo accenno alla tripartizione. Sono sicura che, avendo conoscenze più ampie delle mitologie indoeuropee, riusciremmo a trovarne esempi a frotte. |
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