Licurgo

Un intervento di Murasaki

Al pari di Odino e Orazio Coclite, già citati da Lan Awn Shee, Licurgo, leggendario fondatore della Costituzione spartana, si presenta monoftalmo, e come tale presenta capacità belliche superiori. Queste risultano evidenti persino nel testo della Vita di Licurgo, scritto da Plutarco che pure ha cercato di rappresentare il mitico legislatore come un uomo pacifico e poco incline allo scontro.


Plutarco scrive:
"Si dice che soprattutto dinanzi a questo provvedimento (l'istituzione dei pasti in comune) i ricchi divennero ostili a Licurgo, si riunirono contro di lui in massa, inveivano e manifestavano il loro sdegno: alla fine Licurgo, preso a sassate da molti, si precipitò di corsa fuori dell'agorà. Prima che gli altri lo raggiungessero, si rifugiò in un tempio: un giovanotto, per altro d'indole non malvagia, ma impulsivo e focoso, Alcandro, lo incalzò e lo inseguì, e quando Licurgo si girò, lo colpì con il bastone e gli cavò un occhio. Senza cedere per nulla al dolore, Licurgo si fermò di fronte agli inseguitori e mostrò ai concittadini il volto insanguinato e l'occhio sfigurato. A quella vista, essi provarono grande vergogna e umiliazione, tanto che gli consegnarono Alcandro e lo accompagnarono fino a casa, manifestandogli il loro rammarico e sdegno. [...] In ricordo dell'avvenimento Licurgo edificò un tempio di Atena, che chiamò 'Optilletide': i dori di questa regione chiamano infatti 'optilli' gli occhi."


Come potete osservare, l'aneddoto ricalca perfettamente le vicende già analizzate della divinità nordica e dell'eroe romano. Il primo diede in pegno uno dei suoi occhi al gigante Mimir, guadagnandone in intelligenza poiché aveva perso l'occhio che vede solo le apparenze; l'eroe romano invece avrebbe perduto l'occhio in battaglia, oppure il suo naso era così schiacciato da far apparire gli occhi estremamente ravvicinati e le sopracciglia congiunte.
Il risultato di questa menomazione fisica è la forza in battaglia e l'intelligenza delle cose, una sorta di veggenza.


La monoftalmia nella cultura greca era considerata attributo degli eroi, come risultava esserlo anche il loro legame con gli agoni (Aristotele gli attribuisce la riorganizzazione delle gare olimpiche). Licurgo possiede entrambe queste prerogative ma, allo stesso tempo Pausania e altri autori antichi ricordano l'esistenza a Sparta di un ieròna lui dedicato dove si praticavano sacrifici annuali. Sottolineo che si tratta di un ieròne non di un heroon. A conferma della natura divina di questo personaggio ci sarebbe anche la notizia della dispersione delle sue ceneri: come una divinità Licurgo non possiede una tomba. Bisogna però tener presente che questo particolare ricorre in quasi tutte le vite dei legislatori e può essere considerato in questo senso un topos. Tuttavia a Sparta nessun genos si vantava di discendere da Licurgo come invece avveniva ad Atene per Solone. Quanto al suo nome, si è ritenuto da alcuni che esso derivi da Lukoergos, un composto indicante il "facitore di luce", termine assai vicino agli epiteti cultuali di Apollo e di Zeus. Fondamentale è il suo legame, attestato peraltro anche nel passo di Plutarco, con la dea Atena. Ed è qui che entra in gioco il nesso tra monoftalmia, metallurgia e guerra.
Secondo la tradizione orfica furono i Ciclopi a donare ad Atena e ad Efesto il dominio su tutte le arti. Da questa tradizione derivarono in Sparta il culto di Atena Chalkioikos e le feste Calchee. Il legame tra Atena e Licurgo tende in sostanza ad evidenziarne la funzione guerriera.
Una delle epiclesi di Atena era Oxyderkes (dallo sguardo acuto), che ricorda l'occhio ciclopico ed è in relazione con la funzione guerriera della dea. Atena ha la meglio sui suoi nemici grazie all'"occhio" e alla "voce" delle armi bronzee. Questa forma di intelligenza e di attività pratica designata dai greci metis e dai romani sollertia, tipica di Atena, agisce da meccanismo ammaliatore contenente gli atteggiamenti magici del guerriero arcaico e insieme le proprietà religiose del metallo. Questa fascinazione del nemico appare chiara nell'episodio della Vita di Licurgo narrato da Plutarco.


Un'ultima curiosità su Orazio Coclite (e così chiudiamo il cerchio tracciato dal filo rosso): Si dice che Orazio Coclite fu premiato per la sua valorosa impresa con l'erezione di una statua di bronzo che lo rappresentava in armi; essa fu posta dapprima nel Comizio, ma, dopo essere stata colpita da un fulmine, venne trasferita nel santuario di Vulcano (Efesto per i greci, quindi ritorna anche qui il nesso monoftalmia-metallurgia-guerra). La statua chiarisce alcuni particolari della leggenda: Orazio che era cieco da un occhio, venne menomato a una gamba a causa delle ferite riportate, ma l'immagine attribuitagli era quella di un essere monocolo. Pare incerto se la statua raffigurasse un dio zoppo o se sembrasse zoppa per l'incapacità della scultura arcaica di dare l'impressione del moto delle gambe. Comunque sia, essa spiega l'eziologia di alcuni aspetti della vicenda. Quando venne dimenticato il significato dell'unico occhio e non si riconobbe più nella statua l'immagine della divinità, si originò la leggenda di Coclite che, per aver difeso da solo il ponte Sublicio, era stato ferito alle gambe e orbato di un occhio.


(informazioni ricavate da Plutarco, Le vite di Licurgo e di Numa, a cura di Mario Manfredini e Luigi Piccirilli, Fondazione Lorenzo Valla / Arnoldo Mondadori Editore, xx-xxi)






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