Un trickster d'eccezione

Un intervento di Murasaki

L'inganno a Zeus

Si tratta di un passo piuttosto noto dell'Iliade. Ci troviamo nel XIV libro e Zeus sta fermo giorno e notte sulla cima del monte Ida per controllare che nessuno degli dei scenda in campo per aiutare le due parti avverse.
C'è una divinità che però non intende arrendersi e pur di aiutare i Greci è disposta a tutto... anche ad ingannare il suo sposo e fratello Zeus!
Sto parlando di Era, ingannatrice d'eccezione, definita da Omero "dolofronéousa", che medita inganni.
Devo ammettere che il passo è piuttosto lungo, ma se pensiamo alla lunghezza dell'Iliade, non ci sembrerà un sacrificio enorme leggerlo tutto...


Ed ecco Era aureo trono guardò giù con gli occhi
dall'Olimpo, stando sopra una cima: e riconobbe subito
chi si muoveva tra la battaglia gloria dei forti,
il suo fratello e cognato, e gioì in cuore.
Ma Zeus sulla cima più alta dell'Ida ricca di vene
vide seduto, e fu terribile al cuore.
Allora Era divina grandi occhi esitò, cercando
come potesse ingannare la mente di Zeus egioco:
questo in fine le parve nell'animo il piano migliore
andare sull'Ida, dopo aver bene ornato se stessa,
se mai Zeus bramasse d'abbandonarsi in amore
contro il suo corpo, e sonno caldo e tranquillo
potesse versargli sopra le palpebre e nei pensieri prudenti.
E mosse per andare nel talamo che il figlio le fece,
Efesto, e solide porte ai pilastri adattò,
con chiave segreta; nessun altro dio le può aprire.
Ella, giuntavi, chiuse le porte splendenti.
E con ambrosia prima dal corpo desiderabile
tolse ogni sozzura, si unse poi d'olio grasso,
ambrosio, soave, che profumò lei stessa.
Ad agitarlo nella dimora soglia di bronzo di Zeus,
dovunque in terra e in cielo se ne spande il profumo.
Unto con quello il bel corpo e pettinate le chiome,
intrecciò di sua mano le trecce lucenti,
belle, ambrosie, che pendono giù dal capo immortale.
E indosso vestì veste ambrosia, che Atena
le lavorò e ripulì, vi mise molti ornamenti;
con fibbie d'oro se l'affibbiò sopra il petto.
Cinse poi la cintura, bella di cento frange,
nei lobi ben bucati infilò gli orecchini
a tre perle, grossi come una mora; molta grazia ne splende.
D'un velo coperse il capo la dea luminosa,
nuovo e bello; ed era candido come un sole.
Sotto i morbidi piedi legò i sandali belli



Piccola pausa. Mi piace particolarmente quest'ultimo passo in cui Era si profuma e si veste, Omero è stato prodigo di molti particolari... come vedete, la dea ha puntato sulla seduzione per ingannare Zeus. Era ha visto dalla vetta dell'Olimpo che Poseidone è intervenuto, travestito da vecchio guerriero, per esortare i greci a riprendere la lotta. Ingannare Zeus ora è necessario perché non si accorga della presenza del dio fra i mortali. Da brava ingannatrice, Era non intende lasciare nulla al caso, perciò si appresta ad ordire la sua tela. Leggete quanto segue...


Poi, dopo che tutti mise gli ornamenti sul corpo,
uscì dal talamo e chiamando Afrodite
in disparte dagli altri dei, le disse parola:
"Ora m'ascolterai, figlia cara, in quello ch'io dico,
o mi darai rifiuto, irata in cuore
perché io ai Danai, tu porgi aiuto ai Troiani?"
E le rispose la figlia di Zeus Afrodite:
"Era, dea veneranda, figlia del grande Crono,
di' pure quello che pensi, a farlo il cuore mi spinge,
se posso farlo o se, forse, è cosa già fatta".
E meditando inganni le disse Era divina:
"Dammi dunque l'amore, l'incanto, con cui tutti
vinci gli eterni e gli uomini mortali.
Vado a vedere i confini della terra feconda,
l'Oceano, principio dei numi, e la madre Teti,
che nelle case loro mi nutrirono e crebbero,
affidata da Rea, quando Zeus vasta voce
Crono cacciò sotto la terra e il mare inseminato.
Questi vado a vedere, scioglierò loro litigio infinito;
perché da molto tempo stanno lontani
dall'amore e dal letto, da quando cadde l'ira nell'animo.
Ma se, persuadendo il loro cuore con parole,
potrò fare che salgano al letto a unirsi d'amore,
cara io sarò detta per sempre e veneranda da loro".
Le disse di nuovo Afrodite che ama il sorriso:
"Non si può, non è degno opporre rifiuto al tuo verbo,
ché tra le braccia tu giaci dell'altissimo Zeus".
Disse, e sciolse dal petto la fascia ricamata,
a vivi colori, dove stan tutti gli incanti:
lì v'è l'amore e il desiderio e l'incontro,
la seduzione, che ruba il senno anche ai saggi.
Questa le pose in mano e disse parola, parlò così:
"Ecco! Mettiti in seno questa mia fascia
a vivi colori, in essa c'è tutto: e ti dico
non lascerai a mezzo ciò che brami nel cuore".
Disse: Era divina grandi occhi sorrise,
e sorridendo se la pose in seno.



E' stato abbastanza facile per Era ingannare Afrodite... da un lato la storiella di Oceano e Teti regge molto bene e dall'altro l'autorità della dea è indiscutibile ed Afrodite è costretta ad accettare.
Ma Era non si ferma qui... non vuole solo concupire il suo sposo ma anche addormentarlo per il tempo necessario a dare una svolta decisiva alla guerra. Per cui si reca nell'isola di Lemno dove incontra Ypnos, il Sonno. Come farà a convincerlo a darle il suo aiuto?


Qui al Sonno si fece incontro, fratello della Morte,
e lo prese per mano e disse parola, parlò così:
"Sonno, signore degli dei tutti, degli uomini tutti,
sempre la mia parola ascoltasti: ora di nuovo
obbediscimi, te ne avrò grazia per sempre.
Sotto le ciglia addormentami gli occhi lucenti di Zeus,
di colpo, appena con lui mi sarò stesa in amore:
ti darò in dono un bel seggio, indistruttibile sempre, te lo farà con premura, e sotto porrà uno sgabello pei piedi,
su cui banchettando potrai poggiare i morbidi piedi".
Ma rispondendole disse il Sonno soave:
"Era, dea veneranda, figlia del grande Crono,
un altro dei numi che vivono eterni io di certo
l'addormenterei senza pena, sia pur le correnti del fiume
Oceano, che a tutti i numi fu origine.
Ma non voglio appressarmi a Zeus figlio di Crono,
né addormentarlo, quando lui non me l'ordini.
Già un'altra volta il tuo comando mi punse,
il giorno in cui quel superbo figlio di Zeus
partì d'Ilio per mare, distrutta la rocca dei Teucri.
Io addormentai allora la mente di zeus egioco,
dolce spandendomi intorno: e tu meditasti mali in cuore,
soffi di venti tremendi facendo sorgere sul mare,
e a Cos lo trascinasti, la ben popolata,
lontano da tutti gli amici; ma Zeus si destò e montò in furia,
maltrattando gli dei nel palazzo, e me soprattutto
cercava; dall'etere certo m'avrebbe scagliato a sparire nel mare,
se non mi salvava la Notte, che doma uomini e dei:
in essa mi rifugiai fuggendo; e allora smise, per quanto adirato,
perché temeva di fare uno sgarbo alla rapida Notte.
Ora mi spingi di nuovo a far questa cosa terribile".
Riprese dunque a dirgli Era divina grandi occhi,
"Sonno, che cosa rimugini in cuore?
o dici che i Teucri vorrà aiutare Zeus vasta voce
come montò sulle furie per il figlio suo Eracle?
Ma via, una delle giovani Grazie
io ti darò in matrimonio, ché sia detta tua sposa,
Pasitea, sempre tu ne sei innamorato".
Parlò così: gioì il Sonno e rispondendo le disse:
"Giura dunque per l'inviolabile acqua di Stige,
e tocca con una mano la terra nutrice di molti
con l'altra il mare splendente, in modo che tutti
ci sian testimoni gli dei di sotto, che Crono circondano,
che tu mi darai una delle giovani Grazie,
Pasitea; io sempre ne sono innamorato".
Disse così, non rifiutò la dea Era braccio bianco,
giurò come volle, nominò tutti gli dei,
quelli di sotto il Tartaro, che si dicono Titani.
Ma quando ebbe giurato, perfetto il giuramento,
mossero, lasciando la città d'Imbro e di Lemno,
vestiti d'aria, compiendo in fretta il cammino.



E due. Il seggio d'oro non stuzzicava sufficientemente il Sonno ma Era sa molto bene come circuire un "maschietto" e la prospettiva di un buon matrimonio con una delle giovani Grazie fa cadere la sua seconda vittima. Ora non manca che Zeus. Il Sonno, con le sue parole, ci rivela come Era non sia nuova a questi intrighi. Già in passato aveva chiesto al Sonno di addormentare Zeus in modo da riuscire a liberarsi di Eracle, ma allora le cose non erano andate molto bene. Ora, le due divinità raggiungono in fretta il monte Ida. Il Sonno si apposta su un pino un po’ discosto per non rischiare che il Zeus lo scorga, mentre...


Era velocemente raggiunse la cima del Gargaro
nell'Ida eccelsa; e Zeus la vide, che le nubi raccoglie.
Come la vide, così la brama avvolse il suo cuore prudente,
come allora che d'amore la prima volta s'unirono
entrando nel letto, dei cari parenti all'oscuro.
E le fu accanto, le disse parola, parlò così:
"Era, che cosa vieni a cercare quaggiù dall'Olimpo?
Non hai qui carro o cavalli su cui tu possa montare".
E meditando inganni Era augusta rispose:
"Vado a vedere i confini della terra feconda,
l'Oceano, principio dei numi, e la madre Teti,
che nelle case loro mi nutrirono e crebbero;
questi vado a vedere; scioglierò loro litigio infinito,
perché da lungo tempo stanno lontani
dall'amore e dal letto, da quando cadde l'ira nell'animo.
I miei cavalli ai piedi dell'Ida ricca di vene
sono, mi porteranno sulla terra e sull'onda.
Ora qui vengo per te giù dall'Olimpo,
perché tu non t'adiri con me, dopo, se senza parlarne
vado alla casa d'Oceano profonda corrente".
Ma le rispose Zeus che le nubi raccoglie:
"Era, laggiù puoi ben andare più tardi:
vieni ora, stendiamoci e diamoci all'amore.
Mai così desiderio di dea o di donna mortale
mi vinse, spandendosi dappertutto nel petto,



(stendo un velo pietoso sulla "malagrazia" di Zeus che ora, vinto dai lacci d'amore, si da ad elencare tutte le sue precedenti avventure galanti... certamente il modo migliore per ben disporre una donna all'amore! Se Era non avesse un fine da raggiungere, l'avrebbe già piantato...
Dopo aver saltato con nonchalance una dozzina di versi...)


E meditando inganni gli rispose Era augusta:
"Terribile Cronide, che parola hai detto?
Se tu ora brami d'abbandonarti all'amore
sulle cime dell'Ida, e tutto è in piena luce,
che sarà se qualcuno dei numi che vivono eterni
ci vede dormire e andando in mezzo agli dei
lo dica a tutti? Io non tornerei più nella tua casa,
da questo letto levandomi: sarebbe odioso.
Ma se tu vuoi, e questo è caro al cuore,
hai il talamo, che il figlio tuo costruì,
Efesto, e solide porte ai pilastri adattò.
Andiamo a stenderci là, poi che il letto ti piace".
E disse rispondendole Zeus che raccoglie le nubi:
"Era, non temer che nessuno, né uomo né dio,
ci veda: tale nube io verserò tutt'intorno,
d'oro: non potrà penetrarla e vederci nemmeno il sole,
e il suo raggio è ben acuto a discernere".
Disse il figlio di Crono e afferrò tra le braccia la sposa:
e sotto di loro la terra divina produsse erba tenera,
e loto rugiadoso e croco e giacinto
morbido e folto, che della terra di sotto era schermo:
su questa si stesero, si coprirono di una nuvola
bella, d'oro: gocciava rugiada lucente.
Così tranquillo il padre dormì, sulla cima del Gargaro,
vinto dall'amore e dal sonno, e stringeva la sposa.



Era ha vinto! Zeus dorme come un bambino mentre il Sonno corre ad avvertire Poseidone che è giunto il momento di agire, di dare man forte ai Danai.
Gli ultimi versi da me riportati sono gli unici nell'Iliade a descrivere una scena d'amore. Questi versi nei secoli successivi hanno continuato ad ispirare poeti come Saffo, Archiloco e molti altri.
Spero di avervi intrattenuto piacevolmente...







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