Il Mago di Oz

In quest'analisi non racconterò la storia di Dorothy, ma quella che sta dietro alla creazione del racconto, diventato fin da subito una delle letture per bambini più classiche. È una cosa che ho scoperto da pochissimo e che mi ha colpito molto, visto che non avrei mai immaginato che dietro a una delle fiabe più famose ci fosse tutto questo ragionamento. Eh sì, perchè in realtà Il Mago di Oz altro non è che una allegoria economicamente legata al populismo. L.F. Baum fece uscire la sua storia nell'aprile del '900, ispirandosi alla realtà a lui contemporanea, quella degli Stati Uniti di fine secolo. In due parole, ecco quello che stava succedendo.
L'ultimo ventennio del XIX secolo era stato caratterizzato da una forte industrializzazione nel Nord-Est del paese, e si era posta per la prima volta negli USA la questione operaia. Ma l'America restava ancora perlopiù legata al mondo agricolo: siamo quindi nel momento di passaggio da un'economia agricola a un'economia industrializzata. Chiaramente questo periodo risulta piuttosto buio per i contadini americani, indeboliti sempre di più da politiche ferroviarie discriminatorie e politiche economiche restrittive. Uno degli stati più colpiti dalla crisi fu il Kansas, che dovette subire anche una siccità, e in cui molti contadini furono costretti a chiedere un'ipoteca sulla fattoria. Per risolvere il problema economico, quindi, molti di loro cominciarono a invocare il libero coniaggio dell'argento, sostituendolo con l'odiato sistema aureo (ossia un sistema di cambi fissi in cui si commutava in oro qualunque ammontare di valuta nazionale, in quanto ciascuna valuta aveva un valore espresso in oro). Col libero coniaggio ci sarebbe stata una maggiore circolazione di liquido, aumento dei prezzi di prodotti agricoli e nuova prosperità.
Tutto questo originò la costituzione del partito populista, che avrebbe dovuto sfidare il sistema bancario, il monopolio delle ferrovie e lo standard aureo. Quando il maggiore esponente del partito, William Jennings Bryan, fu candidato a tre consecutive elezioni presidenziali, i populisti sperarono nella vittoria. Ma Bryan non riuscì a prendersi i voti degli operai del Nord Est e quindi fu sempre sconfitto.
È in questo contesto che Baum sviluppa la storia del Mago di Oz. La natura allegorica della storia è visibile già dal nome, visto che Oz è l'abbreviazione di Once, la misura usata per il coniaggio dell'oro e dell'argento.
Dorothy (l'uomo comune, l'everyman) arriva nel mondo di Oz a causa di un tornado, che la fa atterrare proprio sopra la Strega cattiva dell'Est (le banche e capitali), uccidendola. Liberi dal dominio della strega, compaiono i Munchkins, la piccola gente, e la Strega buona del Nord (gli elettori del Nord) che danno a Dorothy le scarpette d'argento magiche (nella storia originale di Baum sono d'argento, non di rubino. Il colore rosso è stato scelto per la versione cinematografica per puri criteri estetici, per il fatto che il rosso risaltava di più... comunque, chiaramente, le scarpette rappresentano il libero coniaggio dell'argento), anche se nessuno di loro sa in che cosa consista il loro potere.
Solo il Mago di Oz (ossia il presidente degli Stati Uniti) sa come usarle. Allora Dorothy si incammina verso la città dello Smeraldo (verde come i dollari ed equivalente fantastico di Washington DC), passando attraverso il sentiero di mattoni gialli (ossia il sistema aureo). Nel viaggio incontrerà tre personaggi, lo Spaventapasseri, l'Omino di Latta e il Leone codardo. Il primo rappresenta gli agricoltori, il secondo gli operai e il terzo è nientemeno che Bryan.
Lo Spaventapasseri è senza cervello, e si unisce a Dorothy per chiedere al Mago di Oz di averne uno. Pochi anni prima della pubblicazione del racconto di Baum, W. A. White aveva scritto un articolo riguardante i problemi che aveva il Kansas del tempo, indicando tra quelli l'ignoranza e la tontaggine dei suoi agricoltori. Tuttavia, alla fine, sarà proprio lo Spaventapasseri a ereditare il trono di Oz, segno che Baum auspicava un ritorno del potere in mano all'uomo comune.
L'Omino di Latta, invece, è l'operaio industriale che la strega dell'Est (il capitalismo) ha ridotto a un essere senza cuore, e vuole chiedere al Mago di dargliene uno. Il Leone codardo invece, ossia il candidato populista Bryan, è un animale che sa farsi rispettare ruggendo forte, ma quando trova qualcuno che gli tiene testa ugualmente si rivela per quello che è, un vigliacco che ha paura di tutto. I rapporti tra Leone e Omino di Latta rispecchiano quelli tra Bryan e la popolazione operaia: quando il Leone incontra l'Omino, gli dà una zampata, ma chiaramente non gli fa nulla, perchè la latta non si rompe. Anzi, è lui a farsi il danno maggiore, perchè la latta gli spunta gli artigli. Questo ricorda come Bryan non sia riuscito a convincere gli operai a votare per lui, perdendo così la poltrona di presidente.
Il fatto che nella Città dello Smeraldo tutti siano obbligati a portare degli occhiali verdi sta a significare che a Washington il dollaro è la misura di tutto.
Magistrale è la realizzazione del temibile Mago, che poi si rivela un semplice ometto. Esso all'inizio si mostra ad ogni personaggio con fattezze diverse: allo Spaventapasseri come una bella donna (e c'è l'allusione al fatto che gli agricoltori subivano le lusinghiere promesse false dei politici), all'Omino di Latta come una bestia terribile (visto che il presidente si era schierato dalla parte degli industriali), al Leone come una grande palla di fuoco che lo obbliga a indietreggiare (simbolo delle minacce che i movimenti riformisti subivano al tempo) e a Dorothy come una grande testa.
Il Mago, prima di esaudire i loro desideri, li sfida a uccidere la perfida Strega dell'Ovest (simbolo del monopolio ferroviario, delle società ipotecarie e della natura avversa). La Strega conosce il potere delle scarpette di Dorothy e vorrebbe prendergliele, e per questo chiede aiuto ai suoi servi, prima i gialli Winkies (credo che in C'era una volta li chiamassero Fifotti... mi faceva morire dal ridere quel nome!) - che rappresentano i cinesi che lavoravano per la costruzione delle ferrovie e per le miniere dell'Ovest - e poi dalle Scimmie Alate (i Nativi Americani). Ma quando Dorothy riesce ad uccidere la Strega, tutti costoro vengono liberati. 
I nostri eroi tornano ad Oz, per chiedere la loro ricompensa, ma il Mago si rivela per quello che è, un ometto comune, e fa notare che Spaventapasseri, Omino di Latta e Leone hanno già quello che cercano, e l'hanno dimostrato nella spedizione contro la Strega. Solo Dorothy non riesce a realizzare il suo desiderio di tornare a casa, ma in suo aiuto arriva la Strega buona del Sud , che le rivela il potere delle sue scarpette. Grazie a quelle Dorothy riesce a tornare nel Kansas, ma nel viaggio di ritorno perde le scarpette d'argento, così come il movimento populista - con l'andare del tempo - aveva perso tutto le sue rivendicazioni. 
Tuttavia il lieto fine c'è: lo Spaventapasseri regna su Oz, l'Omino di Latta sulla gente dell'Ovest e il Leone codardo su una vecchia foresta abitata da animali più piccoli, ossia Baum sperava che gli agricoltori risucissero a riacquistare importanza a livello nazionale, e che l'industrializzazione si spostasse a Ovest, mentre Bryan effettivamente si ritrovò a comandare un gruppetto di politici di piccolo calibro.
Esistono numerosi saggi dedicati all'analisi di questo racconto, per chi volesse approfondire il discorso. Ecco alcuni titoli con i rispettivi autori:

H. M. LITTENFIELD, The Wizard of Oz: Parable on Populism
H. Rockoff, The ‘Wizard of Oz’ as a Monetary Allegory
G. Ritter, Silver Slippers and a Golden Cap: L. Frank Baum’s The Wizard of Oz and Historical Memory in American Politics.




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Bibliografia

A. AFANAS'EV, Fiabe popolari russe, Roma 1994.
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J. CHEVALIER, A. GHEERBRANDT, Dizionario dei simboli, Milano 1997.
T. DEKKER, J. VAN DER KOOI, T. MEDER, Dizionario delle fiabe e delle favole a cura di FERNANDO TEMPESTI, Milano 2001.
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C.G. JUNG, La psicologia dell'inconscio, Roma 1989.
T. OZAWA (a cura di), Storie e leggende del Giappone, Milano 1999.
V.J. PROPP, Morfologia della fiaba e , Roma 1976, 1977.
M. TATAR, The classical fairy tales, Norton 2002.
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Altre letture consigliate

H.C. ANDERSEN, Le fiabe, Torino 2005.
A. CARTER, La camera di sangue, Milano 1995.
N. GAIMAN, Smoke and Mirrors: short fictions and illusions, New York 1998.
J. e W. GRIMM, Leggende tedesche (disponibile in ebook in tedesco qui: Deutsche Sagen)
C. PERRAULT, I racconti di Mamma Oca, Milano 1993.
M. TATAR, The hard facts of the Grimm's Fairy Tales, Princeton 1987.
M. WARNER, From Beast to the Blonde: on Fairy Tales and their Tellers, London 1994.



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