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Il Gelo La figura del Gelo è presente in alcune leggende russe. La fiaba che parla più esplicitamente di lui è “Il gelo”, della quale sono riuscita a trovare addirittura due versioni. Una è quella riportata da Aleksander N. Afanasjev. L’altra (udite udite) mi è stata narrata da una mia amica. Questa meravigliosa ragazza è russa e mi ha raccontato un bel po’ di cose (tra cui una fiaba russa molto simile a “la bella e la bestia” in cui compaiono un paio di oggetti interessanti. la supplicherò di scrivermela) dandomi molti spunti interessanti… compresa una versione leggermente diversa della storia del Gelo, che le era stata raccontata da piccola. Curiosità: in Russia fanno i film delle fiabe e c’era anche il film di quella del Gelo, che lei ha visto. Riporto per intero la storia di Afanasjev, tratta dal libro Antiche fiabe russe, editrice Einaudi. “C’era una volta un vecchio e una vecchia, che avevano tre figlie. Alla più grande la vecchia non voleva bene (era una figliastra), e spesso la sgridava la svegliava al mattino presto e la caricava di tutto il lavoro. La bambina accudiva il bestiame, portava nell’isba l’acqua e la legna, accendeva la stufa, faceva i vestiti, scopava la casa e metteva tutto in ordine sin dall’alta; ma neanche così la vecchia era contenta, e gridava a Martina -Che pigrona, che disordinata! La scopa non l’hai neppur toccata, eppure non costa tanto guarda com’è sporca l’isba! La ragazza taceva e piangeva; ella si sforzava di accontentare la matrigna quanto meglio poteva, e di servire le sue figlie; ma le sorelle, vedendo come faceva la matrigna, l’offendevano in tutto, litigando con lei finché non si metteva a piangere: era proprio quello che loro volevano! Loro s’alzavano tardi, si lavavano con l’acqua già pronta, s’asciugavano con asciugamani candidi e si sedevano a lavorate dopo mangiato. Ecco che le nostre ragazzette cominciarono a crescere, si fecero e divennero ragazze da marito. Si fa presto a raccontarlo, cosI presto a farlo. Il padre aveva pietà della figlia pietà della figlia più grande: le voleva bene perché era ubbidiente, lavoratrice, non era testarda, faceva quel che c’era da fare e non contraddiceva neppure con una parola; ma il vecchio non sapeva come alleviare le pene della ragazza. Lui era debole, la moglie litigiosa, e le figlie di lei e caparbie. Ed ecco che i nostri vecchi cominciarono a ruminar pensieri: il vecchio pensava come accasare le figlie; mentre la vecchia pensava come liberarsi della più grande. E una volta la vecchia disse -Suvvia vecchio! bisogna maritate Martina. –Bene, dice il marito, e intanto s’arrampica pian piano sulla stufa; e la vecchia alle calcagna: -Senti vecchio, domani alzati più presto, lega alla cavalla al traino e parti con Martina; e tu Martina, raccogli la tua robetta in una scatola e mettiti una camicia pulita: domani devi andare a far visite! La buona Martina fu tutta contenta di quella fortuna che le capitava, d’esser portata a far visite l’indomani; tutta la notte dormi dolcemente; ai mattino presto s’alzò, si lavò, disse le preghiere raccolse tutta la sua roba, la ripose per benino, si vesti, ed era così bella... una vera fidanzata! Tutto questo accadeva d’inverno, e fuori c’era un gelo da spaccare le pietre. Al mattino, tra il lusco e il brusco, il vecchio legò la cavalla al traino e lo portò avanti alla porta; entrò nell’isba, sedette sulla cassapanca e disse: -Tutto è pronto. - Venite a tavola, e mettete qualcosa sotto i denti! disse la vecchia. Il vecchio sedé a tavola e si mise la figlia accanto. Il cesto del pane era sulla tavola, lui tirò fuori una pagnotta tonda tonda e ne tagliò per sé e per la figlia. Intanto la vecchia, scodellato un piatto di minestra di cavoli per il marito, disse: -Mio capo, mangia e vattene, ne ho abbastanza di starti a guardare! Vecchio, porterai Martina dallo sposo; bada vecchio barbone, va’ dritto per la strada, poi volta a destra verso il bosco, sai dove, Lì dove c’è quel vecchio pino che sta sul monticello, e li darai Mattina a Gelo . Il vecchio spalancò gli occhi, apri la bocca e smise di mangiare; la ragazza si mise a gemere. -Cosa stai a piagnucolare! Forse che lo sposo non è bello e ricco? Guarda quanti beni possiede: tutti gli abeti, i pini, e le betulle ben adorne; farai una vita invidiabile, e lo sposo è un eroe! Tacendo il vecchio mise su il bagaglio, ordinò alla figlia di indossare il pellicciotto, e si pose in cammino: camminò tanto, camminò poco? non so; si fa presto a raccontarlo, non cosi presto a farlo. Finalmente arrivò al bosco, lasciò la strada e si spinse dritto nella neve, sulla crosta indurita; arrivato nel folto si fermò, e ordinò alla figlia di scendere, mise lui stesso la scatola sotto un enorme abete e disse: -Siedi e aspetta il fidanzato; ma bada, sii garbata con lui. Poi voltò il cavallo e andò a casa. La ragazza siede tutta tremante, il freddo comincia a invaderla. Avrebbe voluto piangere, ma le mancava la forza: solo i denti battevano. All’improvvido sente non lontano da lei Gelo che scricchiola sugli abeti; saltava dall’uno all’altro, faceva certi schiocchi! Comparve anche sull’abete sotto cui sedeva la ragazza, e dall’alto le dice: -E’tiepido, ragazza? -Tiepido, tiepido, mio caro Gelo! Gelo cominciò a scendere lungo il tronco, scricchiolando e schioccando sempre più. E chiede alla ragazza: -E’caldo, ragazza mia? E’ caldo, bella? La ragazza può appena tirare il fiato, e dice; — E’caldo, Gelo! è caldo, caro! Gelo scricchiolò ancor peggio, schioccò più forte ancora, e disse: -Hai caldo, ragazza? hai caldo, bella? hai caldo, zampino mio? La ragazza si senti diventar di ghiaccio: la sua voce si udiva appena quando disse: — Oh com’è caldo, Gelo mio caro! A questo punto Gelo ebbe pietà di lei, l’avvolse fra pellicce, la riscaldò con coperte. Al mattino la vecchia dice al marito: -Va’ vecchia barba, e sii coraggioso! Il vecchio legò il cavallo e andò. Avvicinatosi alla figlia la trovò viva; aveva indosso una bella pelliccia e un prezioso velo da sposa, e inoltre una scatola di ricchi regali. Senza dire una parola il vecchio depose tutto sul traino, sedette con la figlia e andò a casa. Arrivarono e la ragazza si gettò ai piedi della matrigna. La vecchia rimase sbalordita al vedere la ragazza viva, la pelliccia nuova e la scatola di biancheria. –Eh, cagna, a me non m’inganni! Ed ecco, la vecchia lasciò passare un po’ di tempo e poi disse al vecchio: -Porta un po’ anche le mie figlie dallo sposo; egli non ha ancora presentato loro i regali! Ci vuoi del tempo a fare, si fa presto a raccontare Ecco che una mattina all’alba la vecchia diede da mangiare alle sue figliette, le adornò come si deve col velo e la corona, e le mise in viaggio, ti vecchio seguì la stessa strada e lasciò le ragazze sotto l’abete. Le nostre ragazzette si metton sedute e ridono: -Cosa è saltato in niente a nostra madre, di maritarci tutte due insieme? Come se ai nostro paese non ci fossero ragazzi! Chi sa chi diavolo verrà; non sappiamo neppure chi è! Sebbene fossero avvolte nei pelliccioni, le ragazze cominciavano ad aver freddo. - Paracha, mi sta entrando il gelo nelle ossa. Be’, se il nostro pretendente in maschera non arriva, ci congeleremo. — Basta dire sciocchezze Maska! Purché i fidanzati arrivino presto. Adesso a casa staranno pranzando. -O Paracha! se viene uno solo, chi sceglierà? -Non crederai che prenda te, stupidona. -O guarda! e allora te, forse? -Naturale che prenderà me. -Te? ma smettila di farmi ridere e di dire stupidaggini! Intanto Gelo aveva fatto diventar di ghiaccio 1e mani delle ragazze, Esse le infilarono sotto le ascelle e ricominciarono come prima. -Ehi tu, muso insonnolito! brutto ceffo, grugno immondo! tu non sai presentarti nè comportarti, e in generale ti manca il cervello. -Oh tu, fanfarona, cosa sai fare tu? Solo andare attorno a chiacchierare e lisciarti. Stiamo a vedere chi sceglierà per prima! -Così si bisticciavano le ragazze, ma intanto si congelavano sul serio; e d’improvviso esclamarono ad una voce: -Ma che fesso, perché non viene? Guarda, sei diventata blu! Ed ecco da lontano Gelo comincia a scricchiolare; salta schioccando da un abete all’altro. Le ragazze sentono che qualcuno s’avvicina. — Paracha, senti? sta arrivando con una campanella. Vattene, cagna, non sento, il freddo m’ha assordito, -E vuoi anche trovar marito! -Cominciarono a soffiarsi sulle dita. Gelo s’avvicina sempre più e più; infine comparve sull’abete, sopra le ragazze. E dice loro: -Siete al calduccio, ragazze? siete al calduccio, bellezze? siete al calduccio, colombelle mie? -Ohi Gelo, fa terribilmente freddo! ci siam congelate in attesa del promesso sposo, ma quel maledetto se l’è squagliata - Gelo cominciò a scendere da basso scricchiolando sempre più, schioccando ancor più forte. -Avete caldo, ragazze? avete caldo, belle? -Va’ ai diavolo! Sei cieco? vedi bene che abbiamo mani e piedi congelati. Gelo scese ancor più basso, picchiò forte e disse: -Avete caldo, ragazze? -Che tu possa sprofondare all’inferno tra i diavoli, sparisci, maledetto! e in così dire le ragazze divennero dure come ghiaccio. Al mattino la vecchia dice al marito: -Attacca un po’ il traino, vecchio; mettici una braciata di fieno, e porta una coperta di pelli. Quelle ragazze debbono esser gelate; fuori c’è un freddo terribile. Bada di andare svelto, vecchio barbone! Il vecchio aveva appena finito di mangiare un boccone, che già era fuori, in istrada. Arriva dalle figlie e le trova morte. Le gettò sul traino, le avvolse nella coperta e le ricoprì con una pezzuola. Vistolo da lontano la vecchia gli corse incontro, e così domanda: -E le ragazze? -Sono nel traino. La vecchia tirò via la pezzuola, tolse la coperta, e trovò le figlie morte. Qui la vecchia scoppiò come un uragano, e cominciò a maltrattare il vecchio: -Cosa hai fatto, vecchio cane? tu hai assassinato le mie figliette, il sangue del mio sangue, la mia semenza, i mieibei boccioli! Io ti acchiappo e t’ammazzo, con l’attizzatoio ti finirò! -Basta, vecchiaccia lo vedi, ci sei fatta sedurre dalla ricchezza, e anche quelle testarde delle tue figlie! È colpa mia forse? tu stessa l’hai voluto . La vecchia s’infuriò, gridò, ma infinne fece la pace con la figliastra, e da allora vissero felici e contenti, dimenticando i mali. La ragazza fu chiesta in moglie da un vicino, si celebrarono le nozze, e ora Martina vive felice. Quando i nipotini fanno i capricci, il vecchio li spaventa chiamando Gelo. Anch’io alle nozze, bevvi idromele e birra; sui baffi scivolò, in bocca niente andò.” Ecco invece la versione che conosceva la mia amica. Raccontata a voce era anche piuttosto divertente (costei ha una gran mimica!), purtroppo scritta così non rende. Una coppia aveva due figlie. Una era buona e brava, ed era la figlia della prima moglie. La seconda era rozza e maleducata ed era la figlia della seconda moglie, che sfruttava la prima come una serva. Un freddo giorno d’inverno la madre mandò la prima figlia a fare una commissione ed ella si perse nel bosco. Era così freddo che ella, disperata, si sdraiò sotto un albero ed aspettò la morte. Ed ecco sbucare dal bosco un vecchino tremebondo. La ragazza, impietosita, nonostante il freddo gli offrì il suo mantello. “Ma non hai freddo, ragazzina?” E lei, tremando: “no, no, papino, non ho freddo”. Ed il vecchino si trasformò in un anziano signore barbuto dall’aria possente, vestito riccamente con una bella pelliccia. Egli portò la fanciulla al suo palazzo di ghiaccio, la curò e la rimandò a casa con una slitta trainata da renne e un baule pieno di gemme preziose. La madre si fece raccontare come le avesse avute e, irritata, decise di mandare anche l’altra figlia nel bosco. Le diede una calda pelliccia e una borsa di provviste e la mandò sotto lo stesso albero. La ragazzina mangiò e mangiò ed alla fine giunse da lei un vecchietto tremebondo che le chiese se poteva aiutarlo. “Non vedi che ho freddo, brutto vecchiaccio?” domandò la ragazza, scortese. E il gelo per vendicarsi la mandò a casa con una slitta trainata da porci e un baule pieno di carbone. Inoltre nella fiaba “la storia del giovane coraggioso e dell’acqua della vita” compaiono addirittura insieme il vecchio Gelo e la Baba Yaga (per chi passa da qui solo ora: leggete il post su di lei!): “Il principe Dmitrij prese centomila guerrieri e si mise in viaggio; cammina un giorno, cammina una settimana, cammina un mese e due e tre, a chiunque chieda, nessuno sa della bella ragazza; e arrivò in luoghi così deserti che v’erano solo cielo e terra. Spinse più avanti il cavallo, ed ecco dinanzi a lui una montagna altissima! non riusciva a gettar gli occhi sulla cima! S’arrampicò a gran fatica su quella montagna e trovò lassù un vecchio antico, tutto bianco: -Salute, nonnino! -Salute, bravo giovine! stai cercando l’avventura, stai fuggendo la sventura? -Cerco avventura, -Cosa ti serve? -Ma sì, ho sentito che ai confini della terra, nell’ultimo dei reami, c’è una bella ragazza, dalle sue mani e dai piedi sgorga l’acqua risanatrice: chi trova quell’acqua e la beve diventa più giovane di trent’anni. Sì, fratello, ma tu non puoi arrivarci! -E perché mai? -Perché ci sono sulla strada tre vasti fiumi, su quei tre fiumi ci sono tre traghetti; sul primo ti taglieranno il braccio destro, sul secondo la gamba sinistra, e sul terzo ti faranno saltare la testa. Il principe Dmitrij divenne triste, chinò la testa impetuosa fra le possenti spalle, e pensa: Non so se aver più pietà di mio padre odi me! Me ne torno indietro. Scese dalla montagna, tornò dal padre, e dice: No, babbino, non son riuscito a trovarla; nessuno ha sentito parlare di quella ragazza! Il figlio mediano, il principe Vasilij, cominciò allora a chiedere: -Babbino! dammi la tua benedizione, chi sa ch’io non la trovi. -Va’ figliolo! -Il principe Vasilij prese con sé centomila guerrieri e si mise in viaggio; cammina un giorno, una settimana, un mese e due e tre, arriva in luoghi tanto deserti, che c’erano solo boschi e paludi. Trovò li la baba-jaga, gambe ossute, natiche nocchierute. -Salute, baba-jaga, gamba-d’osso! -Salute, baldo giovanotto! stai fuggendo la sventura, stai cercando l’avventura? -Cerco avventura! ho sentito dire che ai confini della terra, nell’ultimo dei reami, c’è una bella ragazza che trasuda dalle mani e dai piedi un’acqua che risana. — C’è, mio caro, c’è! solo che tu non puoi raggiungerla. -E perché? -Perché ci son sulla strada tre traghetti: sul primo ti taglieranno il braccio destro, sul secondo la gamba sinistra, e sul terzo ti faranno volar via la testa -. Il principe Vasilij si fece pensieroso: Ho pietà della testa di mio padre, ma voglio anche conservare la mia! Me ne tornerò a casa, per il bene e per la salute . Tornò e disse al padre: -No, babbino, non ho potuto trovarla; nessuno sa niente di quella ragazza!” Ovviamente il terzo fratello se ne frega e riesce a trovare l’acqua della vita. Un vecchino simile a Gelo compare anche in altre fiabe, al ciglio della strada come la Baba Yaga, e aiuta i viandanti in difficoltà. Non ho motivo di non credere che sia sempre lo stesso vecchino… Comunque sia, come vedete, anche nella figura di Gelo ricorre il tema della forza degli elementi, che possono essere benevoli o malevoli a seconda della situazione. Non ho motivo di non credere che se il principe non avesse cercato l’avventura Gelo non l’avrebbe buttato giù dal monte o qualcosa del genere. |
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