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Boudicca Quella della regine Boudicca (nota anche come Boadicea) non è esattamente una fiaba, nè una leggenda. E' un dato storico, riportato da testimoni antichi, come ad esempio Tacito. Veramente, attorno al 60 a.C., c'è stata una rivolta da parte dei celti Iceni contro i Romani stanziati in Britannia, e veramente a capo di questa ribellione c'è stata una donna, la fiera regina Boudicca. Questi fatti, seppur tanto eroici e affascinanti da sembrare fiabeschi o leggendari, sono stati sul serio. Dobbiamo tenere conto, però, che su una personalità forte e distintiva come quella di Boudicca molto, molto si è ricamato. Questa regina è entrata prepotentemente nell'immaginario collettivo, come simbolo di eroica resistenza al potere straniero, della forza di un popolo. Per questo la sua figura ha finito con l'assumere dei caratteri leggendari e mitici, che non fanno stonare il racconto delle sue gesta in questa categoria. A mio parere, il raccontare eventi realmente accaduti aggiungendoci una punta di "fantastico" è sì storicamente sbagliato e poco attendibile, ma molto, molto più appagante. E, visto che infondo questo non è un blog incentrato sulla storia, ma proprio sulla fantasia, parliamo di Boudicca come di una regina del mito, e non solo della storia. Già sotto Cesare i Romani erano arrivati a toccare le coste della Britannia, anche se solo successivamente - con Claudio, per la precisione - ci fu una manovra "seria" di conquista. Vennero presi dei territori e fondate delle città. E così, mentre a Roma era diventato Cesare il crudele Nerone, i popoli celtici della Britannia cominciavano a sentire in modo sempre più soffocante la continua stretta che i Romani attuavano sui loro territori. Alcuni popoli erano stati sconfitti, e i loro territori erano diventati romani. Altri, più diplomaticamente, avevano accettato la condizione di "stato-cliente": mantenevano la loro sostanziale autonomia, ma in cambio dovevano sottostare a precisi accordi con Roma. Ma questa soluzione era, nella maggior parte dei casi, una semplice pro-forma, giacchè nella pratica questi Stati erano comunque subordinati al controllo e al volere dell'Urbe. Il re Prasutagus, che regnava sul popolo degli Iceni, aveva sottoscritto un simile accordo coi Romani. Non voleva imbarcarsi in una guerra che non lo avrebbe portato da nessuna parte, e non voleva che i suoi sudditi venissero schiavizzati o deportati o uccisi per niente. E per tutelare una volta ancora la sua terra e il suo popolo, alla sua morte divise il regno in due parti: una la lasciò in eredità alla moglie, Boudicca, e alle figlie. L'altra la consegnò direttamente a Roma, sperando così di accontentare - almeno per un po' - le brame e le mire dell'invasore. Ma per i Romani nemmeno questo era abbastanza. E così, macchiandosi di un atto illecito e prepotente, entrarono con le legioni nei territori che appartenevano a Boudicca, conquistandoli. Nessuna pietà o rispetto fu accordato agli assaliti, nonostante fossero nel giusto: Boudicca venne frustata, e le sue figlie violentate. L'offesa andava così a sommarsi all'ingiustizia. E fu a quel punto che Boudicca decise che, se Roma voleva la guerra, guerra avrebbe avuto. La regina dalla chioma fulva si mise alla testa di un esercito, riuscendo a riunire tutta la sua gente e guadagnandosi l'alleanza di una popolazione vicina, i Trinivantes, e con questo marciò furente verso le fondazioni - simbolo dell'occupazione romana. Battaglia dopo battaglia, l'esercito di Boudicca continuava ad avanzare, spietatamente, distruggendo a incendiando ogni avamposto da Colchester a Londinium (Londra). Nemmeno le ordinate e preparate legioni romane erano sufficienti a placare la furia della regina e del suo popolo. I Romani erano terrorizzati da lei: si racconta che alcune legioni erano così spaventate dall'idea di combatterla che si rifiutarono di farlo. Ma l'avanzata di Boudicca era destinata a fermarsi: nel 62 a.C. la Fortuna abbandonò lo schieramento dei Celti, e l'esito della guerra si rovesciò improvvisamente. L'esercito ribelle finì battuto e massacrato da quello romano. Con un ultimo gesto d'orgoglio, questa fiera regina si rifiutò di permettere ai Romani di usarla come motivo di vanto nelle celebrazioni dei propri trionfi. Così, piuttosto che finire nelle mani dei nemici e diventare simbolo della loro vittoria, preferì avvelenarsi, uccidendosi assieme alle figlie. Questa è la leggenda di Boudicca, che viene considerata da qualcuno come la prima eroina nazionale britannica. A voler essere obiettivi, questo è decisamente troppo: non dobbiamo dimenticare che la furia della donna non esitò a colpire la sua gente che viveva nelle città da lei distrutte. E questo non è esattamente ciò che ci si aspetterebbe da una paladina della "celticità"... Tuttavia è impossibile negare che la sua figura sia diventata il simbolo dell'identità del popolo britannico, che lotta contro l'invasore. Per cui diamole merito, così come hanno fatto gli inglesi, ereggendole una bella statua a Londra, e come ha fatto Enya, dedicandole una bella quanto cupa canzone. |
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