Chi sono le fate?

Fate... questo termine da dove ci è arrivato? Che cosa significa?
Ci sono più scuole di pensiero riguardo all'etimologia del termine. Per alcuni, l'origine della parola risiede nel latino fatum, cioè appunto fato, destino. Si ritiene, infatti, che esse presenziassero alla nascita degli uomini e che ne influenzassero positivamente o negativamente l'esistenza. Questo si può vedere in fiabe celeberrime, come quella della Bella Addormentata nel Bosco, ad esempio: le fate invitate alla festa per la nascita della principessa e quella irritata per il mancato invito finiranno per stabilire il destino della bambina, nel bene e nel male.
Ma questa non è l'unica etimologia proposta: per altri, la parola "fata" deriverebbe da faunoe o fatuoe. Dal termine stesso abbiamo informazioni sufficienti per identificare questi esseri: i pagani le credevano le compagne dei fauni, ossia creature legate indissolubilmente al mondo della natura e dei boschi (ma non solo) e capaci - ancora - di prevedere il futuro e di soprassedere agli eventi umani. Anche questa interpretazione, quindi, si sposa con la credenza che tra fate e destino ci fosse uno stretto legame.
Invece indirizza più l'attenzione sul legame con la natura l'ipotesi che il termine "fata" derivi da fatica, che nel medioevo significava "donna selvatica", abitante dei boschi, delle acque, del mondo naturale. Gli habitat che le erano propri erano i boschi, le colline, i prati, i fiumi, ma anche le grotte e le caverne. E, pur nascondendosi di norma all'occhio umano in quanto non appartenenti al suo mondo, la fata era considerata un essere sempre pronto a aiutare innocenti e perseguitati. Questo ha sicuramente alimentato la visione positiva delle fate, che nelle fiabe sono spesso e volentieri dipinte come esseri nobili e giusti, misericordiosi e caritatevoli. Che siano esseri giusti, non c'è dubbio: ma attenzione, il loro senso della giustizia è inflessibile. Riparano torti, sì, e aiutano chi è ingiustamente colpito... ma nel farlo, non esitano a diventare crudeli e vendicative, se la situazione lo richiede. Per cui non pensiamo alle fate come esseri angelici: anche loro possono diventare estremamente pericolose!

Ma perchè sappiamo così poco delle fate e del loro mondo?
Semplicemente perchè possiamo conoscere solo ciò che loro ci permettono di sapere di loro.
Ad avere parte attiva nel rapporto, infatti, sono le Fate, non noi: loro decidono di coinvolgerci oppure di escluderci, che noi lo vogliamo a no. Ed è questo il motivo per cui anche chi le cerca con tenacia spesso finisce per non cavare un ragno dal buco, mentre altri che non hanno nessuna intenzione di fare la loro conoscenza finiscono per penetrare nel loro mondo.
E che cosa ci hanno permesso di sapere di loro?
Poche cose, in realtà. L'unica cosa veramente chiara è che sono creature che non pensano secondo i nostri schemi mentali, nè provano sensazioni come le nostre. Sono, come dice Betty Ballantine, "...creature di rozza sostanza vitale, attratte incessantemente da ogni forma di creatività e soprattutto dagli istanti di grande commozione, ai quali cercano di partecipare. Gli amanti, i poeti, gli artisti, gli scrittori, gli scultori, i tessitori, i musicisti, tutte le arti invero riconoscono un debito nei confronti di una forza non identificabile, invisibile, capricciosa, sensibile, delicata, inafferrabile e potente, chiamata 'ispirazione' o 'Musa', che, quando è presente, è in genere irresistibile."
Le Fate sono creature che trascinano nel mondo del profondo sentire, fatto di stridenti contrasti al suo interno, di emozioni soffocanti, turbolente, stordenti perfino... è molto più complesso di quanto le favole e le fiabe ci lascino credere.

Esistono alcuni miti interessanti che spiegano l'origine delle fate.
Per la mitologia norvegese, dal cadavere del gigante Ymir ebbero origine delle larve, da cui poi si formarono Elfi della Luce ed Elfi delle Tenebre. I primi vivono nell'aria e sono sostanzialmente buoni. I secondi, invece, si rintanano nei loro domini sotterranei, e non solo sono malefici, ma riescono anche ad influenzare negativamente l'uomo.
In Islanda, invece, si crede che l'origine di uomini e creature fatate sia comune: tutti sarebbero figli di Adamo ed Eva, infatti. Un giorno, Eva stava lavando i suoi figli al fiume, e gliene mancavano ancora alcuni quando Dio la chiamò. Non volendo mostrare al Signore i suoi figli sporchi, Eva coprì quelli che ancora non aveva lavato. Dio le chiese se quelli che vedeva fossero tutti i suoi figli, ed Evamentì dicendo di sì. Da allora, i figli che erano stati mostrati a Dio divennero gli uomini. Gli altri, quelli nascosti, continuarono ad esserlo agli occhi umani, diventando elfi e fate, cioè il popolo di Huldre, come lo chiamano gli islandesi.
Sempre legate al cristianesimo sono le versioni per cui le Fate sono angeli caduti, o ancora morti pagani che non meritano nè l'inferno nè il paradiso. Ma probabilmente queste versioni sono state influenzate dall'ottica cristiana, mentre le fate esistevano molto, molto prima dell'arrivo del cristianesimo nelle nostre terre.

Dove vivono? E chi lo sa... probabilmente dappertutto. Nessun luogo è stato ancora identificato come esclusivamente appartenente alle fate, anche se si sono fatti molti nomi (Avalon, Hy Breasail, l'Isola di Man per dirne solo alcuni...). In realtà, il regno delle Fate può trovarsi potenzialmente in ogni luogo, e può rivelarsi a noi all'improvviso per poi sparire rapidamente quanto si è mostrato. Esistono tuttavia dei luoghi che le Fate abitano più volentieri di altri, le colline soprattutto (il termine gaelico che identifica le fate, Sidhe , pronuncia "Shee", significa proprio "popolo delle colline"), ma non solo: alberi particolari, ad esempio, ma anche i campi e caverne. Ma, come già nel mondo antico le ninfe, esistono fate che abitano nei mari, nei laghi, nei fiumi e addirittura, in certi casi, ci sono esseri fatati che vivono gomito a gomito con gli uomini, nelle loro stesse case.
Anche terrapieni, forti e colli antichi sono habitat apprezzati dalle Fate, ma le colline restano i loro ambienti favoriti. Ad ogni modo è seriamente sconsigliabile agli intrusi invadere i luoghi in cui vivono: viene di solito tollerata un'osservazione discreta, ma bisogna stare attenti a non attirarsi il risentimento del popolo fatato, pena guai non da poco. Anche perchè le Fate non esitano a intervenire, quando si tratta di difendere le loro dimore e i loro tesori: in cambio, a chi le minaccia, dispensano senza problemi sfortuna, disgrazie e morte. Per tutelarsi verso l'avidità umana, quindi, spesso tendono a mettere di guardia delle loro ricchezze esseri pericolosi, come serpenti e draghi.
Bisogna diffidare anche dei regali delle fate...mai accettare offerte di cibo e bevande, perchè potrebbero causare schiavitù perpetua. Spesso succede che i doni e le ricompense che elargiscono, inoltre, siano solo illusioni, e che ben presto riacquistino la forma originaria, per cui montagne d'oro possono rivelarsi semplici foglie, e brillanti gioielli opachi sassi comuni. Se mai vi capitasse di accettare in prestito oggetti dalle Fate, ricordatevi di limitarvi a restituire ciò che vi hanno prestato: mai aggiungere a questo cose in più, anche se per riconoscenza. Loro non gradirebbero. Aspettatevi, invece, che un vostro prestito venga ricompensato con interessi generosi.

Fate ed Elfi amano la musica, e sono molto abili a suonare e cantare: le loro melodie sono belle e tristi, ma anche selvagge e soprattutto terribilmente affascinanti per chi le ascolta, e possono diventare pericolose perchè potrebbero incantare gli umani. Ugualmente, gli esseri fatati amano la danza: il tipo più comune è un ballo circolare in cui si deve saltare e contorcersi in un turbinio selvaggio.

La Fate hanno anche dei brutti vizi, primo fra tutto quello di rubare: sono tristemente famose, infatti, per la loro tendenza a rubare i neonati agli uomini, sostituendoli coi loro figli deformi, per immettere sangue nuovo nella loro razza che sta lentamente declinando.

Proteggersi contro le Fate è possibile. Ecco alcuni sistemi elaborati dalla gente di campagna:
  • rivoltare i vestiti
  • suonare le campane o indossare campanellini
  • tenere con sè un ferro, o appenderlo nella porta di casa
  • portare con sè una Bibbia, un crocifisso o semplicemente una croce, del pane o del sale
  • recarsi vicino a dell'acqua corrente
  • recitare preghiere
  • tenere sorbo selvatico o filo rosso, o ancora terra di un vecchio cimitero o ghirlande di margherite
  • portarsi dietro pietre forate o un rametto di erica o di iperico
  • ricorrere a ferri di cavallo





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British Goblins: Welsh Folklore, Fairy Mithology, Legends and Traditions
Encyclopedia Mythica
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SurLaLune Fairy Tales
The Endicott Studio of Mythic Arts and Journal of Mythic Arts
The Beings of the Dark Woods of Sweden
Wikipedia (s.v. Fairy)
Wikipedia (s.v. Goblin


Bibliografia

J. CHEVALIER, A. GHEERBRANT, Dizionario dei simboli, Milano 1997.
P. DUBOIS, La grande enciclopedia dei folletti, Milano 1992.
A. LEE, B. FROUD Fate, Milano 1997.
G. PIELLI, Sbilfs e Fantacarnia, Casa Editrice Palantir, Società Tolkeniana Italiana.
W.B. YEATS, Fiabe irlandesi, Roma 1994 (soprattutto pp. 374-379).
Moltissime informazioni sono state tratte dalla rete, per le quali vedi i link qui sopra.


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Piotr Ilyitch Tchaikovsky, Danza della Fata Confetto



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